mercoledì , 20 giugno 2018
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Austria: il 2 ottobre si torna al voto

Venerdì 1 luglio, la Corte Costituzionale austriaca ha invalidato il risultato delle elezioni presidenziali tenutesi lo scorso 22 maggio, a seguito del ricorso presentato dal Partito della Libertà (FPÖ) del candidato sconfitto Norbert Hofer. La sentenza è stata motivata dalle irregolarità che ci sarebbero state nelle operazioni di spoglio di 94 distretti postali su 117, responsabili dello scrutinio di più di 75.000 schede (ben più delle 30.000 che hanno garantito il vantaggio del verde Van Der Bellen).

Le reazioni

L’indagine non ha riscontrato nessun broglio elettorale, tuttavia le violazioni sistematiche dei regolamenti (spoglio anticipato delle schede e soggetti non autorizzati presenti nelle aree di spoglio) non hanno dato altra scelta alla Corte che annullare il risultato delle elezioni. Le nuove elezioni, come annunciato dal governo austriaco, si svolgeranno il 2 ottobre.

Esulta il leader del FPÖ, Heinz-Christian Strache, secondo il quale i fatti accaduti sono “ben più che rilevanti e ben più che scioccanti”. Secondo il segretario del partito di estrema destra, ci sarebbero prove di come il risultato della consultazione sia stato alterato. Avrebbero partecipato alle votazioni anche sedicenni e stranieri. Anche il candidato alla Presidenza della Repubblica, Norbert Hofer, ha definito la precedente tornata elettorale “una truffa”, minacciando un referendum sulla permanenza dell’Austria nell’Unione Europea nel caso in cui venisse ammessa la Turchia nella UE o nel momento in cui nuovi Trattati dovessero accrescere le competenze della Commissione Europea. Il Partito delle Libertà baserà gran parte della propria campagna non solo sul referendum, ma anche sul tema dei migranti e sulla lotta contro il TTIP.

Van Der Bellen

Il verde Alexander Van Der Bellen non si è invece scomposto di fronte alla sentenza della Corte. Ha infatti dichiarato alla stampa che intende ri-vincere la nuova competizione elettorale, rimarcando di aver vinto anche nella precedente tornata. Van Der Bellen punta tutto sul prestigio internazionale che la sua figura potrà garantire all’Austria e sulla stabilità politica che ne deriverà.

La strategia sarà, in parte, quella di paragonare il voto di Hofer alla Brexit, delineando uno scenario foriero di incognite e di rischi. I verdi e i loro più calorosi alleati socialdemocratici sperano in pratica che l’instabilità britannica porti gli elettori (come in Spagna) a premiare i candidati che sono percepiti come filo-europei.

Unione Europea e sondaggi

Due recenti sondaggi commissionati dall’agenzia di stampa danese Ritzau hanno evidenziato che, in Danimarca, dopo il referendum inglese, più del 70% dei cittadini vuole rimanere nella UE (erano il 60% prima del voto) e solo il 32% vorrebbe un referendum analogo a quello britannico (era il 40%).

Non è chiaro se in Austria vi sarà una reazione analoga dell’elettorato, considerando che fra alcuni mesi i timori e le paure di una rivoluzione politica euroscettica potrebbero essere riassorbiti dai cittadini europei. Molto dipende da come verrà condotto il negoziato tra Londra e Bruxelles e da come si evolverà la situazione economica, politica e sociale del Regno Unito, che ha scelto di voltare le spalle all’Unione Europea.

In ogni caso, occorre ricordare che i poteri del Presidente della Repubblica austriaca sono molto limitati e il ruolo è quasi esclusivamente cerimoniale. Dalla restaurazione della Repubblica austriaca (alla fine della Seconda Guerra Mondiale) ad oggi, il Presidente della Repubblica non ha mai sciolto il Parlamento o “licenziato” un governo, dal momento che il Parlamento può negargli la fiducia e revocargli l’incarico in qualsiasi momento. Le elezioni presidenziali hanno però un fortissimo valore simbolico dal momento che il Partito delle Libertà, se saprà raccogliere ampi consensi con le sue proposte anti-sistema e anti-europee, potrebbe addirittura vincere le elezioni parlamentari del 2018.

Mancano circa 90 giorni al voto, e un nuovo sondaggio della società Gallup ha mostrato che se si svolgessero oggi nuove elezioni, Van Der Bellen vincerebbe con il 50,6% dei voti, uno scarto nuovamente minimo. Un margine talmente limitato da non concedere spazio per un passo falso o un minimo errore strategico che potrebbe spezzare fragili equilibri, ribaltare il risultato elettorale e forse cambiare per sempre la storia dell’Europa.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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