lunedì , 17 dicembre 2018
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Avramopoulos al Dipartimento della Giustizia USA, in una delle prime uscite da Commissario @ European Commission - 2014

Avramopoulos, un uomo del Mediterraneo per l’immigrazione

Dimitri Avramopolous è il nuovo Commissario europeo per l’Immigrazione e gli Affari Interni. L’immigrazione viene per la prima volta inclusa nella dicitura dell’incarico, a sottolineare l’importanza conferita dal Presidente Jean Claude Juncker alla politica comunitaria in tale ambito, argomento centrale dell’audizione di Avramopoulos al Parlamento Europeo: “l’UE si fonda sul valore universale ed indivisibile del rispetto della dignità umana – ha ricordato Avramopoulos –  e non mancherà di ribadire che le politiche di migrazione, controllo delle frontiere e antiterrorismo dovranno rigorosamente rispettare i diritti umani fondamentali”. Nonostante la possibile influenza dei movimenti nazionalisti, alcuni con poco velate tendenze xenofobe, il Commissario ha sottolineato come la costruzione di una ‘fortezza Europa’ non sia risposta adeguata ad un contesto geopolitico “esplosivo”.

L’enfasi sulla tutela dei diritti umani e il rifiuto dell’innalzamento di barriere contrastano tuttavia con alcune posizioni assunte in passato. Si ricorda, ad esempio, il sostegno alla costruzione del muro di Evros, volto a bloccare il flusso di migranti turchi, mediorientali e centro asiatici. Considerare una distesa di filo spinato come elemento indispensabile per la conservazione dell’identità greca ed europea è in aperto contrasto con quanto dichiarato di fronte agli eurodeputati e solleva alcuni dubbi sulla natura del personaggio, che pare oscillare tra un sincero impegno per la causa umanitaria e una spiccata abilità comunicativa.

Il neo Commissario, a differenza della Malmstrom, che l’ha preceduto, è un uomo del Mediterraneo, l’area più sensibile alle politiche migratorie, e figura particolarmente presente nella politica greca: diplomatico di carriera, poi membro del partito greco conservatore Nuova Democrazia, sindaco di Atene, promotore della candidatura della capitale alle Olimpiadi, successivamente designato Ministro degli Esteri e infine Ministro della Difesa. La scelta di un ex Ministro della Difesa come responsabile della politica migratoria è sintomatico della volontà di conferirle una determinata impostazione, che presuppone non solo uno stretto collegamento, ma quasi una sovrapposizione tra il problema della sicurezza e il movimento delle persone.

Come egli stesso afferma “apertura e sicurezza” sono i pilastri della gestione dello spazio interno dell’UE. La permeabilità delle frontiere inevitabilmente implica delle minacce connesse alla diffusione della criminalità, ma un approccio eccessivamente securitario altera la percezione del fenomeno migratorio, portando ad elaborare soluzioni di tipo emergenziale e a sottovalutare il contributo essenziale fornito dalla forza lavoro extraeuropea ad un continente che invecchia progressivamente. Il movimento di persone attraverso i confini non è esclusivamente frutto di una crisi umanitaria, ma un fenomeno che presenta caratteri strutturali legati anche alla crescente interdipendenza economica a livello globale. Mutamenti a lungo termine che esigono risposte di lungo termine, che favoriscano l’integrazione dei migranti. A tal proposito, pochi i riferimenti alle modalità con cui si intende facilitare il processo di integrazione e alle possibili novità riguardanti i diritti connessi alla cittadinanza europea.

Il Commissario, nel definire gli obiettivi principali del proprio mandato, ha riconosciuto l’importanza della mobilità dei lavoratori, evidenziando la necessità di facilitare i canali di immigrazione legale e di rivedere il dispositivo della Carte Bleue, volto ad attirare manodopera altamente qualificata sul continente. Si rafforzerà quindi il contrasto all’immigrazione irregolare collaborando specialmente con i Paesi terzi e con quelli di transito, per i quali si è ipotizzato un sistema di rilascio di visti e di analisi delle procedure di asilo direttamente presso i consolati e le rappresentanze dell’UE. Verranno, inoltre, incrementati il mandato e le risorse di Frontex, inducendo gli Stati membri a fornire un contributo maggiore. Solo un vago accenno, invece, alla possibilità di rivedere alcuni elementi del sistema comune di attribuzione del diritto di asilo, Dublino III. Pare comunque ci sia una maggior volontà di aumentare la “comunitarizzazione” nella definizione delle politiche migratorie, anche se essa avviene principalmente sotto il profilo del controllo e della gestione operativa delle frontiere piuttosto che sotto quello della regolamentazione e dell’integrazione.

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L' Autore - Giulia Riedo

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID) a Gorizia. Profondamente affezionata al progetto dell'Unione Europea ed al continente africano, ove ha passato parte della sua infanzia. Da ottobre 2013 a marzo 2014 stagista presso il SEAE, si è occupata del progetto di accorpamento delle sedi diplomatiche e di Africa dell’Ovest. In precedenza ha svolto diversi periodi di stage: a New York presso la Missione Permanente dell’Italia all’ONU, assegnata alla sezione crisi politiche di Africa ed Europa, presso l’ambasciata di Francia a Roma e presso lo United Nations Staff College di Torino.

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