mercoledì , 12 dicembre 2018
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L'incontro tra Angela Merkel e Alexis Tsipras nella sala del Consiglio Europeo (Foto: EU Council)

Consiglio Europeo: dialogo con la Grecia, cautela sull’Ucraina

Poteva essere il Consiglio Europeo dello scontro frontale tra Alexis Tsipras, all’esordio al tavolo dei leder dell’UE, e il resto d’Europa. Le ragioni di scontro certo non mancavano, vista la posizione del governo greco in merito agli impegni assunti da Atene e la politica estera filo-russa varata del leader di Syriza.

Le buone notizie portate da Angela Merkel e François Hollande di ritorno dal vertice di Minsk, così come l’accordo per l’avvio di negoziati tecnici sul debito greco deciso da Tsipras e Djisselbloem, hanno però trasformato il vertice straordinario di ieri a Bruxelles in una riunione relativamente breve e – a detta dei partecipanti – improntata alla collaborazione e al dialogo.

Sull’accordo di Minsk ancora molta cautela

Il Consiglio Europeo ha preso atto con grande cautela dei risultati dei lunghi negoziati di Minsk tra il Presidente russo Vladimir Putin, l’ucraino Petro Poroshenko, il francese Hollande e la Cancelliera tedesca Merkel. L’accordo sarà valutato nelle prossime ore sulla base delle azioni che Mosca deciderà concretamente di attuare. In Europa permane infatti un senso di diffusa e giustificata sfiducia nei confronti di Putin, che più volte in passato ha disatteso gli impegni assunti sulla crisi ucraina.

Il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, si è collocato apertamente nel campo dei più scettici. “Bisogna tradurre la carta in fatti concreti”, ha detto il polacco in conferenza stampa. “L’Europa resta unita nel sostegno a Kiev”, ha aggiunto, e anche a compiere “passi ulteriori” se questo secondo accordo di Minsk non sarà rispettato. Nel frattempo da Bruxelles si conferma che le nuove sanzioni, approvate la scorsa settimana dai Ministri degli Esteri e congelate fino a lunedì, non dovrebbero subire slittamenti o modifiche.

Prudenza e attesa sono stati i temi ricorrenti di tutte le dichiarazioni rilasciate prima e dopo la riunione. Hollande ha definito il negoziato di Minsk un successo, che conferma la “solidità dell’asse franco-tedesco” e la sua importanza per l’Europa. “L’accordo raggiunto è fragile”, ha comunque spiegato l’inquilino dell’Eliseo. Merkel, accolta con sorrisi e complimenti dai colleghi, non ha nemmeno voluto parlare di accordo ma di “insieme di misure”, con ancora “molti dettagli da definire”.

Grecia, inizia un dialogo in salita

Capitolo Grecia. Nel tardo pomeriggio di ieri è stata annunciata la decisione di Atene e Bruxelles di avviare negoziati tecnici in vista del decisivo Eurogruppo di lunedì tra rappresentanti del governo greco e di “tre istituzioni”. La troika torna in campo sotto mentite spoglie. Tsipras, che fino a ieri rifiutava di trattare con i suoi rappresentanti, ha ottenuto per ora solo un cosmetico cambio semantico.

Le dure dichiarazioni post-vertice di Tsipras sembrano confermare tuttavia un percorso in salita. “La troika è finita”, ha detto Tsipras alla stampa, “e con lei il memorandum del programma per la Grecia”. “La medicina del consolidamento fiscale ha devastato il Paese e portato a una crisi umanitaria”, ha denunciato il premier greco. “Parlare di bancarotta in caso di mancata estensione del programma di aiuti è una campagna contro la democrazia”.

A dimostrazione di come al di là della retorica sembrerebbe delinearsi la strada del compromesso, Tsipras si è dimostrato assai più dialogante rispetto alle prime settimane in carica. “L’UE non sia luogo di scontri e ricatti, ma di compromessi”, ha detto ai giornalisti. “La Grecia non è isolata, non ricatta e non viene ricattata.” “Nei prossimi giorni”, ha spiegato, “si discuterà di come effettuare la transizione dal vecchio al nuovo programma”.

Secondo Merkel, però, la Grecia ha davanti a sé solo due opzioni: “chiedere un’estensione dell’attuale programma” o “completarlo ordinatamente”. Nessun nuovo programma nei radar di Berlino, dunque. Lo spagnolo Rajoy, il portoghese Coelho e i governi più tradizionalmente rigoristi non sono disposti a fare sconti ad Atene. L’Italia e la Francia, invece, sono in prima fila per cercare una soluzione di compromesso che concili le richieste di cambiamento provenienti dalla Grecia e confermi in Europa il principio del rispetto degli accordi e delle regole comuni.

Sul tavolo del Consiglio Europeo hanno trovato spazio anche le misure di contrasto al terrorismo. La dichiarazione approvata dai capi di Stato e di governo dell’UE  chiede ai legislatori europei – in particolar modo al Parlamento Europeo – di approvare in tempi brevi una direttiva “efficace” sui Passenger Name Records (PNR), e di operare per la rimozione da internet dei contenuti della propaganda terrorista.

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L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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