martedì , 18 dicembre 2018
18comix

Consiglio Europeo: Mogherini nuova lady PESC

Ad agosto, la politica va in vacanza. E con essa anche l’Europa, o almeno così doveva essere fino al Consiglio Europeo straordinario dello scorso 16 luglio. Il nulla di fatto sui top jobs ha però costretto politici, funzionari e giornalisti ad un summit straordinario sabato scorso, in agosto, violando ogni protocollo e consuetudine. Non solo: per tutto il mese incontri e telefonate bilaterali, e speculazioni sulle trattative, hanno impegnato gli osservatori di affari europei.

Nonostante i temi economici e di politica estera sul tavolo, gli occhi di tutti erano puntati su un singolo punto all’ordine del giorno: le nomine di Donald Tusk come Presidente del Consiglio Europeo e di Federica Mogherini come Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. In breve, Mr Europa e Lady PESC.

Tusk è polacco, classe 1957, sposato con due figli. Politico di lungo corso, ha cominciato la sua militanza politica in Solidarność ai tempi dell’università, fino a diventare leader di Piattaforma Civica (membro PPE) nel 2003 e Primo Ministro nel 2007. È il principale artefice del miracolo polacco durante la crisi economica, unico Stato membro immune da recessioni in ogni trimestre. Il Regno Unito lo considera un valido alleato nel suo progetto di riforma dell’Unione. Come il suo compatriota Radek Sikorski (Commissario designato della Polonia) e buona parte dell’Europa centrale e dell’Est, è un sostenitore della linea dura nei confronti della Russia sulla questione ucraina (e in questo senso compensa la «morbida» Mogherini). Parla correntemente tedesco, ma non parla francese e si vocifera che non se la cavi bene nemmeno in inglese. Il suo predecessore Herman Van Rompuy parlava invece fiammingo, francese e inglese correntemente, ed è questo – oltre alla sua abilità di mettere a punto difficili compromessi multilaterali – che ne ha decretato il successo come primo Presidente. Il polacco Tusk si trova quindi con un compito molto difficile di fronte a sé, e forse non basterà promettere ai giornalisti «I will polish my English» (risate in sala stampa).

Mogherini è romana, classe 1973, sposata con due figli. Ha cominciato l’attività politica ed europea nella FIGC, ha poi proseguito nei Democratici di Sinistra e quindi nel Partito Democratico. Parlamentare in due legislature, membro delle Commissioni Difesa e Esteri della Camera dei Deputati. Membro, inter alia, di organizzazioni internazionali per il disarmo nucleare. La principale critica che le è stata rivolta è di essere troppo giovane e inesperta, con solo sei mesi da Ministro degli Esteri. Critica simile era stata rivolta alla britannica Lady Ashton, alla quale succede. «L’invisibile» Ashton, si dimentica, è tuttavia riuscita nell’impresa di costituire una vera e propria diplomazia europea, il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS), inesistente prima del Trattato di Lisbona. Pur tra le perplessità degli addetti ai lavori, la sua capacità di costruire consenso lontano dalle luci della ribalta le ha permesso di portare a casa successi sul Kosovo e sul nucleare iraniano.

L’attitudine di Federica Mogherini, che parla francese e inglese correntemente e in aprile al Foglio dichiarava come per risolvere le crisi «sia necessario investire sull’interesse comune degli interlocutori coinvolti», sembra perciò in perfetta linea di continuità. Anche al Ministero degli Esteri, poi, ha avuto l’umiltà di ascoltare i pareri dei tecnici «esperti», studiare a fondo i dossier per comprendere la complessità dei conflitti in corso, rifiutando una logica da «buoni e cattivi», sfruttando appieno la potenzialità dell’apparato ministeriale. Come Ministro degli Esteri europeo (dicitura invisa al Consiglio Europeo, ma Mogherini è convinta federalista), avrà a disposizione una macchina diplomatica ancora più potente.

La sua reticenza a prendere posizioni radicali sulle questioni più scottanti (si pensi al conflitto tra Israele e Gaza), va anche intesa come preparazione a questo ruolo, per non rendersi invisa ad alcuno Stato membro e mantenere intatto il proprio capitale diplomatico. Renzi mette a segno una vittoria in sede europea, che non tarderà a spendere in patria per spingere la propria agenda di riforma. Federica Mogherini, tuttavia, ha le capacità per essere indipendente dal proprio governo e rappresentare veramente tutta l’Europa, facendo di un incarico di altissimo prestigio, anche un incarico di sostanza.

Che dire ancora? Buon lavoro, Mr Europa e Lady PESC!

In foto, Donald Tusk, Herman Van Rompuy e Federica Mogherini © European Union, 2014

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Sebastiano Putoto

Laureando magistrale tra Italia e Germania in International Business and Economics, con specializzazione in Macroeconomia. Nato e maturato a Bruxelles, emigrato presso le Università di Pavia, Tolosa e Tubinga, mantiene il suo campo base in territorio belga-fiammingo. E’ co-fondatore di TRAM:E (Teoria, Riflessione, Azione, Movimento: Europa). Poca dimestichezza con i confini, nazionali e individuali. Poliglotta.

Check Also

Aufstehen: Germania, lo strano caso della sinistra anti-migranti

Sahra Wagenknecht, leader della Linke, ha creato Aufstehen: un movimento che vuole riunire le idee …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *