mercoledì , 12 dicembre 2018
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Cresce la tensione fra Londra e Madrid su Gibilterra

Dopo più di trecento anni, la questione di Gibilterra rimane il principale motivo di frizione tra Regno Unito e Spagna, che continuano a sfiorare la crisi diplomatica.  La disputa territoriale per il piccolo territorio situato all’estremità meridionale della penisola iberica si concluse con il Trattato di Utrecht del 1713, che pose fine alla guerra di secessione spagnola e vide Gibilterra ceduta alla Gran Bretagna “per sempre e senza eccezioni”.

Attualmente, Gibilterra è un Territorio Britannico d’Oltremare dipendente dallo stesso capo di Stato, ma con una legislazione indipendente, ad eccezione del diritto internazionale. Pur essendo entrata a far parte della Comunità Economica Europea nel 1973, Gibilterra, in virtù dell’articolo 277 del Trattato di Roma, gode di alcuni benefici, come la mancanza dell’imposta del valore aggiunto, della politica agricola comune e della tariffa esterna comune. Tali benefici hanno permesso negl’ultimi anni la trasformazione della penisola in un paradiso fiscale.

Nell’ultimo anno, a partire dall’ agosto del 2013,  il Foreign Office di Londra ha convocato l’ambasciatore spagnolo Federico Trillo per ben 5 volte, al fine di chiarire alcune situazioni riguardanti il transito di navi di ricerca ed esplorazioni spagnole nel mare territoriale di Gibilterra. L’ultima convocazione  per l’ambasciatore spagnolo  risale al luglio scorso, quando si è verificato un ulteriore passaggio di una nave battente bandiera spagnola nelle acque territoriali di Gibilterra. Nel novembre 2013, a seguito dell’ennesimo sconfinamento da parte di navi spagnole, il Sottosegretario  agli Esteri  britannico David Lidington, responsabile per i territori d’oltre mare, ha definito la sosta della nave di ricerca  per studi oceanografici Ramon Margalef come una “incursione provocatoria”, in considerazione della sua sosta prolungata (più di 18 ore) e del rifiuto di indietreggiare nelle acque internazionali.

Sempre secondo il parere del Sottosegretario, la sosta prolungata violerebbe i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Come stabilito dall’articolo 18,  comma 2, della Convenzione di Montego Bay del 1982, il passaggio  delle navi  deve essere continuo e rapido e la fermata o l’ancoraggio può essere consentito solo per motivi di forza maggiore o condizioni di difficoltà. D’altro canto anche la Spagna non ha ben gradito la costruzione del cantiere Sandy Bay vicino all’aeroporto di Gibilterra: una barriera di cemento di oltre 70 metri necessaria per le infrastrutture, ma che per gli spagnoli può arrecare danno alla pesca, oltre a violare le norme del diritto internazionale.

Per questo il governo di Madrid ha intensificato i controlli alla dogana e ha proposto un pedaggio di uscita di 50 euro, in possibile violazione delle norme di Schengen. I massicci controlli di frontiera hanno portato Londra a chiedere un parere alla Commissione Europea, che ha inviato i propri ispettori per far luce sul problema. Bruxelles  ha dato parere negativo,  non vedendo alcuna violazione delle norme comunitarie e definendo i controlli “fastidiosi”, ma regolari (nonostante questi abbiano congestionato il traffico, arrecando non pochi problemi a chi ogni giorno attraversa la frontiera).

Ma anche la Spagna si è rivolta alla Commissione per denunciare Gibilterra per evasione fiscale, a causa del suo particolare ordinamento giuridico. Infatti, nella piccola dipendenza britannica si registra la presenza di molte banche offshore e di aziende spagnole (più di 21.000) che hanno scelto come sede legale Gibilterra per sfuggire al sistema tributario di Madrid. Anche in questo caso l’UE ha dato parere negativo, sottolineando il fatto che Gibilterra non è più un paradiso fiscale, ma un territorio conforme alle norme comunitarie.

Nonostante le continue accuse reciproche tra Spagna e Regno Unito e il ruolo da mediatore dell’ UE, non si è ancora arrivati a una soluzione che possa ridefinire i rapporti tra i due Stati. A Downing Street c’è molta agitazione e per questo si sta tentando in tutti i modi di risolvere la questione per  via diplomatica. L’UE ammette che una soluzione possibile sarebbe quella di superare le vecchie rivendicazioni e inaugurare nuove forme di collaborazione per ripristinare una situazione di pacifica convivenza. Si auspica,pertanto, un abbassamento della tensione fra i due i Paesi, anche attraverso il superamento di convinzioni che sono contrarie allo spirito europeo e ormai obsolete.

Photo: lo stretto di Gibilterra © Mau69 – www.flickr.com, 2002

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L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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