lunedì , 24 settembre 2018
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Il giuramento della presidente Kolinda Grabar-Kitarovic © Senat RP 2015

Croazia: i veterani in rivolta

A ottobre dello scorso anno un gruppo di un centinaio di veterani di guerra della Croazia ha cominciato una protesta di fronte al Ministero dei Reduci a Zagabria, per ottenere un aumento dei sussidi e le dimissioni del Ministro Predrag Matic. Probabilmente nessuno di loro si sarebbe immaginato di fare ancora notizia più di sette mesi dopo: a fine maggio l’interruzione del sit-in da parte della polizia è culminata in uno scontro aperto in piazza, vicino alla sede del governo, e al precipitoso ripiego dei veterani coinvolti all’interno di una chiesa. Il Premier croato, Zoran Milanovic, ha accettato di incontrare i manifestanti per ben due volte, ma finora le trattative rimangono senza esito.

Le proteste dei veterani e le strumentalizzazioni politiche

Non è la prima volta che il Paese deve affrontare una protesta dei veterani: era già successo nel 2001, nel 2005 e nel 2011 (sempre in conseguenza di arresti di ex militari per crimini di guerra), e nel 2013, a Vukovar (contro le politiche per le minoranze linguistiche – nello specifico, il serbo cirillico). Oggi, come due anni fa i disordini sfociarono in profonde divisioni politiche.

Il governo social-democratico di Milanovic accusa il partito nazionalista e conservatore HDZ (Unione Democratica Croata) di avere architettato le proteste e manipolare i veterani. In tutta risposta, i rappresentanti dell’HDZ hanno boicottato le celebrazioni del 25esimo anniversario del Parlamento, il 30 maggio. La vista di un Parlamento semivuoto è stata definita dall’ex Presidente Stjepan Mesic “un segno visibile delle profonde divisioni nella società croata”.

Che l’HDZ abbia orchestrato le manifestazioni o meno, il messaggio del partito e quello dei veterani combaciano, e sono ben riassunti dalla scritta su una bandiera nazionalista che sventolava durante le proteste: “1991 contro la Jugoslavia – 2014 contro gli Jugoslavi”. Anche se i veterani accampati davanti al Parlamento rifiutano di identificarsi con una specifica parte politica, è innegabile che la loro organizzazione abbia un’agenda politica molto vicina a quella dell’HDZ, portando avanti una protesta sempre più antigovernativa.

Croazia: un Paese diviso

Gli oltre 500.000 veterani delle guerre degli anni ’90, venerati come difensori della patria, sono un gruppo molto eterogeneo: tra di essi vi sono centinaia di associazioni diverse. Le politiche governative nei loro confronti hanno creato le premesse per una scarsa integrazione dei reduci nella società: hanno riconosciuto loro diritti quasi senza paragoni nel mondo (tra cui pensioni doppie rispetto ai civili), ma basati su un sistema compensativo, passivo, rendendoli quasi una classe sociale separata dalle altre.

Non è una sorpresa che la protesta dei veterani stia perdendo sostegno popolare. I prossimi mesi saranno fondamentali nel segnalare come la Croazia stia affrontando le ricadute sociali dei suoi traumi di guerra, vent’anni dopo la fine delle ostilità. Il Paese infatti è diviso sia in Parlamento che fuori. “La società è ancora divisa in due tra coloro che sono visti come vittime o beneficiari del regime comunista”, spiega lo scienziato politico Zarko Puhovski. Lo storico Ivo Banac identifica nell’attuale conflitto sociale radici più profonde, che risalgono fino al XIX secolo e che riguardano questioni come l’identità nazionale croata e l’antifascismo.

Tradizionalmente, i partiti di destra rivendicano l’appartenenza della Croazia all’Occidente, mentre la sinistra ha spesso lavorato per unificare gli slavi del sud. Prima del 1990, la seconda interpretazione prevaleva all’interno della Jugoslavia, la prima tra la diaspora. Ma dall’indipendenza le due coabitano non senza difficoltà all’interno dei confini del Paese.

Un Presidente revisionista

Da quando l’attuale governo è salito al potere, nei primi mesi del 2012, le divisioni tra social-democratici e HDZ sono diventate sempre più forti. Le ostilità si sono acuite dopo la recente elezione della pasionaria HDZ Kolinda Grabar-Kitarovic alla carica di Presidente e in vista delle prossime elezioni parlamentari, che stanno aumentando la posta in gioco del dibattito storico.

La Grabar-Kitarovic ha fatto da subito parlare di sé con alcune importanti mosse divisive, prima rimuovendo un busto di Tito dall’ufficio del Presidente, e poi non partecipando alla cerimonia per il 70esimo anniversario degli ultimi giorni del campo di concentramento di Jasenovac e ripristinando il patrocinio alle commemorazioni della strage di collaborazionisti ustascia a Bleiburg, con un’audace mossa revisionista.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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