domenica , 23 settembre 2018
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elezioni in Grecia
Alexis Tsipras © Wikimedia Commons, 2012

Elezioni in Grecia: l’azzardo di Tsipras

Il 2015 è stato davvero un anno singolare per la Grecia: le elezioni di gennaio, la vittoria di Tsipras, l’esplosione della stella di Yanis Varoufakis. E poi, a stretto giro, lo stallo della trattativa con i creditori, i piani di ritorno alla dracma e – infine – la “resa” del 13 luglio, notte in cui Alexis Tsipras ha posto la propria firma sotto l’ennesimo memorandum che impone sacrifici al proprio popolo, nonostante una settimana prima avesse esortato i propri concittadini a votare “No” al referendum, in effetti stra-vinto, contro l’austerity.

Appunto, queste elezioni nascono dal compromesso-tradimento del 13 luglio: le urne sono state fortemente volute da Tsipras, seppur una parte del suo partito fosse molto più portata a siglare un nuovo patto di coalizione con i socialisti del Pasok e i centristi di Potami. Il capo di Syriza vuole dimostrare alla comunità internazionale di avere un consenso così forte da poter tornare sul tavolo negoziale con un mandato ancora più chiaro e senza l’imbarazzo di doversi alleare con il centrodestra.

Tsipras e la Grecia nel pieno del ciclone

Per i cittadini greci l’estate è stata un vero incubo e potrebbe aver tracciato solchi nelle spossate menti di un popolo reduce da 6 anni di crisi. Prima la chiusura delle banche, successivamente il controllo dei capitali e il panico sulle Borse: tutta questa instabilità è parsa davvero inutile, considerato che il governo Tsipras ha poi dovuto accettare delle condizioni finanziarie perfino più dure di quelle che avrebbe accettato l’esecutivo Samaras.

Nei prossimi tre anni i greci saranno chiamati a sopportare nuovi tagli alle pensioni, nuovi tagli di spesa e un round pesante di privatizzazioni. Esattamente il contrario di quanto promesso nel programma elettorale con cui Syriza vinse le elezioni del gennaio scorso: un disastro su tutta la linea che non sta tardando ad avere effetti nelle intenzioni di voto. La parabola discendente di Syriza ha inferto un danno permanente alle utopie di cambiamento che alimentavano il sogno di un “riscatto greco”.

Ma il senso di sconfitta non coinvolge solo il fronte economico: l’altra “grande crisi”, quella dei migranti, investe pienamente l’Ellade, dato che sono migliaia e migliaia i siriani che ogni settimana s’imbarcano dalla vicina Turchia per raggiungere le isole greche più prossime alle note località marine turche di Bodrum o Kusadasi. I greci mostrano una generosità inaudita verso i migranti, specie considerando la situazione generale dell’economia greca. Tuttavia, la crisi dei migranti è un altro tassello che s’inserisce nel più generale clima di insicurezza e di perdita della sovranità che attanaglia molti ellenici.

Atene è al centro delle due emergenze più gravi del continente: stritolata dalla recessione economica e sballottata dal caos globale scatenatosi a seguito del sostanziale fallimento delle politiche occidentali in Medio Oriente.

I sondaggi: tanta incertezza e un’Alba inquietante sulle elezioni in Grecia

Sino a qualche mese fa il primato elettorale di Syriza era dato per scontato, ma, come prevedibile, il caos post-referendum ha modificato le carte in tavola. I sondaggi fotografano una situazione di disordine: Syriza e Nea Demokratia – il partito di centrodestra – ora sono invischiate in una lotta centimetro per centimetro che le vede più o meno appaiate attorno al 30% dei suffragi.

La vera star di questa campagna elettorale è stata, infatti, il neo-leader di centrodestra Vangelis Meimarakis, un 61enne che ha sfidato Tsipras con toni molto concilianti e accenni di pacificazione nazionale. I greci, rassegnati a tutto, sembrano quasi sedotti dalla tranquillità di questo anziano notabile di partito, disposto anche ad un governo di unità nazionale con gli ex- “estremisti” di Syriza. Tsipras però vede con il fumo negli occhi qualsiasi prospettiva di Grosse-Koalition, che significherebbe una sconfitta politica forse definitiva agli occhi di un elettorato già molto irritato con lui.

Insomma, ancora una volta il rischio di “tanto rumore per nulla” aleggia sulle tristi elezioni del 20 settembre. Ma ci sono due dati da considerare con attenzione: da un lato occorrerà osservare con attenzione il dato degli astenuti, che parrebbero in gran rimonta; dall’altro bisognerà considerare la performance di Alba Dorata. Il partito nazionalista pare in lenta, ma costante ascesa: quasi sicuramente sarà il terzo partito di Grecia, con una percentuale che varia dal 6 al 9%, nonostante buona parte dei suoi capi si trovi agli arresti domiciliari per reati politici.

Stavolta l’azzardo di Tsipras pare francamente troppo rischioso.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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