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elezioni regionali in Francia
Marine Le Pen © Global Panorama - www.flickr.com, 2012

Elezioni regionali in Francia, sale il Front National

“La legge del mercato”, ultimo bellissimo film di produzione francese sulle difficoltà lavorative degli over 45 che perdono la propria occupazione, rappresenta al meglio lo stato d’animo del Paese, ancor prima degli attacchi terroristici di venerdì 13 novembre: una Francia dèsabusè, colta da una nausea – che rimanda al filosofo-simbolo Jean Paul Sartre – verso un presente cupo, precario e senza possibilità di riscatto.

Nel viso del protagonista (Vincent Lindon), segnato dalle rughe e dalla difficoltà di tirare avanti, umiliato dalla disoccupazione o da lavori mal-pagati, si possono rintracciare il francese medio, quello che un tempo sarebbe stato definito “buon cittadino”, che ora teme di essere inghiottito nelle secche della povertà e dell’abbandono, deluso dalla politica e dai sindacati.

Le elezioni regionali in Francia

Le urne per le elezioni regionali in Francia si apriranno il 13 dicembre, ma Oltralpe è già scattata una corsa ai sondaggi: la curiosità è quella di capire se il Front National potrà davvero sfondare il muro del 30% e diventare stabilmente il primo partito della Rèpublique. La prospettiva atterrisce molti e vivifica tanti altri: c’è chi tira in ballo la resistenza al fascismo e chi innalza il vessillo del FN contro la follia del mundialismo capitalista.

In verità, la discussione appare sproporzionata: il FN non è più il partito del vecchio Jean-Marie, ma una formazione più similare – ad esempio – alla Fidesz di Orban o ai nazional-conservatori polacchi. Un trionfo lepenista, insomma, non sarebbe un improvviso rigurgito fascista, ma la prevedibile e prestigiosa tappa del “Tour” che il nazionalismo si appresta a vincere sui circuiti di un’Europa squassata dalla propria insipienza. E non sarebbe nemmeno, probabilmente, quella dichiarazione di guerra ai poteri forti che gran parte dei suoi sostenitori auspica. Forse sarebbe solo un grido di rabbia dei tanti esclusi, dei tanti ex-borghesi abbruttiti dalla paura.

Il significato di una vittoria del Front National

Questo non toglie, ovviamente, che una vittoria del Front Nationsl in più di una regione costituirebbe una rivoluzione nella storia politica francese post-1945. Perciò, sia i socialisti sia i conservatori dell’Ump – coadiuvati dalla formazione centrista Modem – stanno architettando delle formule per cercare di sbarrare la strada alla bionda Marine. In particolare, sono due le regioni a destare preoccupazione: il Nord-Pas de Calais, dove il Fn sarebbe addirittura vicino al 40%, guidato proprio dalla capolista Marine; e poi la Provenza, dove capolista è l’altra bionda 26enne Marion Marechal-Le Pen, nipote di Jean Marie, bella e determinata, sempre a fianco di Marine per apprendere al più presto le doti della leadership.

Come fermare quest’avanzata a base di chiome bionde, tirate contro l’immigrazione e critiche al liberismo globale? Si sussurra che il Presidente Hollande stia pensando addirittura a liste comuni con la destra, in caso di ballottaggio con Fn. Un’eventualità indigesta all’ala sinistra del suo partito, che preferirebbe piuttosto la costruzione di un Fronte popolare con i verdi e la Liga comunista di Melenchon. Insomma, la vecchia questione della sinistra: per far fronte alla destra radicale, bisogna andare verso il centro o a sinistra? Un quesito che, a parti rovesciate, attanaglia anche Sarkozy e i suoi: come reagire al vento frontista? Cavalcarlo o mettersi contro? Attualmente, l’ex Presidente pare non aver ancora deciso e nessuno sa cosa farebbe in caso di ballottaggi tra le sinistre e il Front National.

La Francia

Nel frattempo, in verità non molto interessati al dramma politico sotto i loro occhi, i francesi navigavano nelle solite acque, anche prima che i noti fatti dei giorni scorsi gettassero il Paese nella paura: c’è un segno più davanti al Pil dopo tanto tempo, ma l’economia rimane sempre in condizioni stagnanti e la disoccupazione nelle periferie è ormai un triste sottofondo. La situazione dei migranti, inoltre, getta benzina sul fuoco: gran parte dei francesi (anche tra i migranti di seconda generazione), inutile negarlo, ritiene ormai si sia raggiunto il limite e che “importare” altre persone sia una follia. Peraltro, è arrivata la notizia che un partito musulmano potrebbe presentarsi nella regione dell’Ile-de-France (quella di Parigi, per intenderci). Miele per le orecchie dei frontisti, che non attendono altro per denunciare la conclamata “islamizzazione” del suolo francese. Suona una musica malinconica – ma anche rabbiosa –  lungo la Senna, un’inquietudine sotterranea che potrebbe esplodere tra un mese alle urne.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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