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Europa divisa: diffidare da Putin

L’intervento russo in Ucraina nel 2014 ha avuto l’effetto inaspettato di far convergere le principali forze politiche europee su una risposta unanime, seppur del tutto insufficiente, all’aggressione russa. I principali alleati europei del Cremlino si sono rivelati i partiti di estrema destra ed estrema sinistra. Negli ultimi mesi c’è stata un’inversione di tendenza: diversi leader dei principali partiti europei cercano un appeasement con il Cremlino (e con Putin) e una parte considerevole dei media mainstream, soprattutto in Italia, dà un’immagine molto positiva del governo russo.

Revocare le sanzioni

Molti pensano che sia necessario revocare le sanzioni alla Russia e creare un’alleanza con Mosca per sconfiggere l’ISIS. Per valutare queste opzioni bisogna interrogarsi sull’utilità di un’alleanza con Mosca, vedere se anche la Russia è disposta a riconciliarsi con l’Europa e a quali condizioni.

Su quest’ultimo punto il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov è stato abbastanza chiaro nella sua recente conferenza stampa. Secondo le sue dichiarazioni la Russia è pronta a ristabilire il legame con l’Europa alle proprie condizioni e che la restituzione della Crimea è fuori dal tavolo delle trattative. Nella recente intervista con la Bild, Putin ha esplicitamente dichiarato che per lui i confini internazionali non contano, conta solo il volere popolare.

Riguardo la possibile alleanza anti-ISIS, è stato chiaro sin dai primi giorni dell’operazione militare russa in Siria che l’obiettivo non era il sedicente Stato Islamico, ma i suoi nemici. Circa l’80% dei bombardamenti russi infatti ha colpito i ribelli che combattono l’ISIS e Assad e ha causato molte vittime civili, intensificando il flusso di rifugiati verso l’Europa. Altri commentatori, meno superficiali, hanno pensato che la Russia avrebbe potuto svolgere un ruolo molto importante: convincere Assad a lasciare la poltrona e facilitare la transizione. Stando alla recente inchiesta del Financial Times, la diplomazia russa avrebbe cercato di fare proprio questo, ma senza alcun risultato.

Il “caso Lisa”

Occorre anche sottolineare che l’azione destabilizzante della Russia non è rivolta solo alla Siria e allo spazio post sovietico, ma anche alla vecchia Europa. Emblematico è il “caso Lisa” che ha recentemente colpito la Germania. Lo scorso 11 gennaio una tredicenne di origini russe del sobborgo berlinese di Marzhan è scomparsa per trenta ore. Inizialmente alcune pagine di stampo neonazista e i media filogovernativi russi hanno diffuso la notizia che la ragazza sarebbe stata rapita e violentata da alcune persone “dall’aspetto meridionale”. Ben presto la polizia berlinese ha smentito le ipotesi di stupro e rapimento, ma non ha rivelato altri dettagli per rispetto della privacy della minorenne.

Ciononostante, la campagna di diffamazione dell’estrema destra tedesca e dei media filogovernativi russi è proseguita e lo scorso weekend diverse centinaia di russi residenti in Germania e attivisti di PEGIDA e del partito neonazista NPD hanno manifestato davanti al Reichstag a Berlino e in altre città tedesche. Negli ultimi due anni vi sono stati innumerevoli episodi analoghi in Ucraina, usati come pretesto per le operazioni militari. Questa è la prima volta che una campagna simile viene messa in atto in Europa Occidentale.

La Russia di Putin e il diritto

Riassumendo, la Russia non ha alcuna intenzione di rispettare il diritto internazionale, in particolare la sovranità dei propri vicini. Il suo intervento in Siria è più dannoso che inutile e non si fa alcuno scrupolo a utilizzare una campagna di disinformazione per destabilizzare l’Europa e rafforzare l’estrema destra xenofoba. Revocare le sanzioni sarebbe solo un segno di debolezza. Un’alleanza con la Russia potrebbe far guadagnare molti consensi nel breve termine, visti i recenti umori dell’opinione pubblica, ma politicamente è priva di senso.

Infine, è importante riconoscere che le azioni criminali della Russia sono direttamente collegate alle debolezze dell’UE. Se Putin sta giocando il ruolo di protagonista in Siria pur non avendo alcuna strategia valida, è anche grazie al fatto che l’UE si è dimostrata del tutto incapace di gestire una crisi nel proprio vicinato. Se la propaganda russa è riuscita a far scendere in piazza centinaia di persone per protestare contro un fatto mai verificatosi è anche grazie alla cattiva gestione dell’emergenza rifugiati e in particolare ai fatti di Colonia.

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L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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