martedì , 19 giugno 2018
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© UN Women

Hollande: «cambiare Costituzione per battere il nemico»

Dopo i raid aerei su Raqqa della giornata di domenica, il Presidente francese Hollande è intervenuto davanti alle Camere riunite eccezionalmente in Congresso a Versailles definendo il proprio Paese “in guerra”. L’esigenza conseguente appare per il Presidente quella di “un regime costituzionale in grado di gestire la lotta a questo nemico” e, nello specifico, inteso come “evolversi” della Carta stessa “senza compromettere l’esercizio delle libertà pubbliche”. Il dibattito così svoltosi costituisce il concretizzarsi di una possibilità introdotta nel 2008 con una riforma costituzionale che temperò parzialmente la rigida separazione dei poteri pubblici francesi. Da quel momento, infatti, il ruolo del capo dello Stato è stato moderatamente “parlamentarizzato”, pur non giungendo a consentirgli la partecipazione alla sedute di discussione e voto. A utilizzare questa chance per la prima (e unica, fino al 16 novembre 2015) volta fu Sarkozy nel 2009, quando intervenne per esporre il programma della seconda parte del proprio mandato.

La proposta di revisione avanzata da Hollande

La proposta di revisione annunciata da Hollande include due articoli: il 16, che appartiene al Titolo II e riguarda i poteri straordinari del Presidente in caso di minaccia allo Stato, e il 36, incluso nel Titolo V e riguardante i rapporti tra governo e parlamento nei contesti di guerra e di interventi armati all’estero. Il testo della riforma verrà presentato in Consiglio dei Ministri mercoledì 18, al fine di estendere i poteri d’indagine e di repressione in capo alla forze armate, nonché le competenze del governo in vigenza dello stato d’emergenza. Relativamente a quest’ultimo, il Presidente ha anche palesato l’intenzione di intervenire sulla Loi n° 55-385 del 3 aprile 1955 al fine di ammodernarla. Il testo normativo introdotto ai tempi della guerra d’Algeria, infatti, appare evidentemente datato e, secondo Hollande, inadeguata allo stadio d’avanzamento “delle tecnologie e delle minacce da fronteggiare” ai giorni nostri. Tuttavia, a detta del capo di Stato le due misure di sicurezza ivi contenuti, ossia l’imposizione della residenza obbligatoria e le ricerche dei sospettati, meritano un’applicazione massiccia e capillare.

I risvolti politici e simbolici

Dal punto di vista del contenuto, la proposta di riforma costituzionale mirerà a includere lo stato d’emergenza a fianco allo stato d’assedio in Costituzione, dovendo la Francia riconoscere la propria necessità di fronteggiare “questa guerra non tradizionale che richiede un regime costituzionale ad hoc per gestire la crisi”. Tale inclusione deriverebbe dal recupero delle proposte di riforma della commissione Balladur, del 2007: in tal modo lo status emergenziale diverrebbe presidiato da nuove garanzie costituzionali, divenendo per altro necessaria una legge organica per estenderlo oltre i 12 giorni. Il Presidente Hollande non ha però specificato quali cambiamenti intenda proporre di apportare all’art. 16, temendo forse un inasprimento ulteriore dell’agone politico, all’interno del quale le opposizioni hanno già dichiarato che daranno battaglia al fine di evitare eccessive limitazioni alle libertà civili. Tuttavia, a dover essere preso in considerazione non dev’essere esclusivamente il valore sostanziale della riforma, ma soprattutto quello simbolico: esigendo 3/5 dei voti parlamentari, una revisione verrebbe a costituire una sorta di unione trasversale contro il terrorismo, dando conto della strenua resilienza francese di fronte agli attacchi del 13 novembre. Per altro, questa unione pone in seria difficoltà il centro-destra francese, costretto ad affrontare un problema di coerenza, dato il recupero delle proposte del proprio ex Primo Ministro Balladur.

Spinta sulla sicurezza

A coronare la strategia esposta dal Presidente Hollande, vi è poi l’intenzione di non pianificare alcuna riduzione della spesa di difesa almeno fino al 2019, anzi, di andare a costituire 5.000 nuovi posizioni lavorative per militari e poliziotti entro la fine del 2017. Obiettivo ultimo: 10.000 nuovi posti entro il 2020 nel settore sicurezza. Nondimeno, il Presidente ha aggiunto che un’opzione seriamente valutabile sarebbe quella di privare della cittadinanza francese gli individui che, avendone due, vengano condannati per atti di terrorismo. Per gli stessi soggetti sarebbe inoltre prevista l’applicazione di un braccialetto elettronico di sorveglianza, eventualmente imponibile anche ai meri sospettati di tali crimini.

Nessun segnale di distensione può essere dunque ravvisato nelle parole pronunciate a Versailles, il peso delle quali potrà venire efficacemente stimato solo a partire da mercoledì, quando la riforma verrà effettivamente presentata.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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