mercoledì , 12 dicembre 2018
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I nuovi volti della sinistra europea

Negli ultimi anni la sinistra europea si è rinnovata, complice una serie di fallimenti – elettorali e non – della vecchia classe dirigente. Così i nomi che si facevano a metà anni 2000, Zapatero, Tony Blair, Ségolène Royale, sembrano appartenere al passato, mentre i loro successori si affacciano sulla scena. Un cambiamento di facce, ma anche di linea politica, che sta creando qualche malcontento tra la base dei partiti socialisti europei. L’ultimo esempio sono le dimissioni del governo francese, in carica da soli 140 giorni, motivate dalla necessità per il Presidente della Repubblica François Hollande – e per il Primo Ministro Manuel Valls – di avere una squadra coesa e allineata alla politica economica dell’Eliseo.

Spagna, Pedro Sánchez, 42 anni: eletto nuovo segretario il 14 luglio scorso dagli iscritti del Partito Socialista Operaio spagnolo (PSOE), Pedro Sánchez è stato scelto ed è riuscito a imporsi sugli altri candidati grazie alla sua giovane età e alla relativa estraneità rispetto alla classe dirigente storica, oggetto di pesanti critiche. Ha annunciato di voler cambiare il partito prima e la Spagna poi (ricorderà qualcuno), dicendo che la sua sarà una sinistra “ganadora”, vincente. Il 7 settembre incontrerà Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Bologna. Quello con il premier italiano sarà il primo incontro di una serie con i leader della sinistra europea (Sánchez ha indicato Renzi come il suo riferimento in Europa).

Regno Unito, Ed Miliband, 44 anni: il leader del Labour Party inglese è stato nominato nel 2010, al termine delle elezioni primarie in cui Ed si è scontrato con il fratello David, dato per favorito e Segretario di Stato uscente (governo Brown). Ed incarna una visione meno liberal di suo fratello e più incentrata sul ruolo dello Stato per favorire crescita economica e occupazione: David invece si è formato con Tony Blair e il New Labour di Philip Gould. Anche per questa rinnovata attenzione verso l’eguaglianza sociale Ed Miliband è supportato in particolare dai sindacati. Il Labour Party è membro del PSE ma non ha sostenuto la candidatura di Schulz, anche se Miliband condivide, con il Presidente del Parlamento Europeo, la battaglia per tassare di più i guadagni di multinazionali come Google.

Francia, Manuel Valls, 52 anni: la svolta qui è di segno opposto a quella inglese. François Hollande è diventato Presidente promettendo una politica economica più social-democratica, il cui effetto più noto è stata la proposta di tassare al 75% i redditi più elevati. Costretto dai vincoli del Patto di Stabilità e dalla bassa crescita economica, Hollande si è però allineato alla posizione tedesca – prima degli investimenti, rigore – allontanandosi dall’ala più a sinistra del partito socialista. Si inserisce qui Manuel Valls, che appunto ha posizioni più centriste sulla linea economica. Il suo primo governo si è dimesso il 26 agosto proprio per il disaccordo tra il Primo Ministro e il Ministro dell’Economia Montebourg, vicino all’area socialista e critico delle scelte del suo stesso governo.

Germania, Sigmar Gabriel, 54 anni: tutti e tre i partiti citati sono stati sconfitti nelle ultime elezioni europee, arrivando secondi rispetto ai conservatori (PSOE e Labour) o addirittura terzi, come nel caso nel Partito Socialista francese. La SPD si trova ad affrontare un problema più grave: il distacco rispetto alla CDU dura ormai da anni ed è, secondo le rilevazioni di luglio [fonte: Spiegel], vicino ai 20 punti percentuali. Nella storia recente, l’unico momento in cui i due partiti sono stati vicini (31% CDU e 29% SDP) è stato l’autunno 2011. Da allora, da quando Angela Merkel ha garantito ai cittadini tedeschi la politica del rigore in Europa, i socialdemocratici sono stati impietosamente distaccati. Dopo le elezioni del 2013 si è così riformata una coalizione di governo, di cui Merkel mantiene stabilmente il controllo. Quando il Presidente SPD, nonché Vice Cancelliere e Ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel ha dichiarato che i Paesi in difficoltà dovrebbero avere più tempo per sistemare i loro bilanci, diversi leader cristiano democratici si sono rivoltati, sostenendo che “un ammorbidimento del Patto di Stabilità sarebbe l’inizio di una Unione del debito”. Tale è stata la reazione al timido suggerimento di Gabriel che Angela Merkel e Wolfgang Schäuble, Ministro delle Finanze, si sono affrettati a dichiarare che sul Patto di Stabilità la coalizione è unita nel ritenere che politiche finanziarie solide siano il requisito per la crescita economica.

In foto, uno dei nuovi volti della sinistra in Europa, il neo-segretario del PSOE Pedro Sánchez al Congresso che lo ha eletto a luglio (© PSPV – PSOE Flickr 2014)

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L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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