domenica , 23 settembre 2018
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Photo © University of the Fraser Valley, 2014, www-flickr.com

Integrazione: il ruolo delle Università

Uno dei temi caldi dell’anno appena concluso è rappresentato dalla gestione dei flussi migratori. Si parla di un dato globale che coinvolge più di 65 milioni di persone, tra cui 23 milioni di rifugiati e circa 13 milioni di minori. In questo quadro, rilevante è stato anche il numero degli arrivi in Europa di rifugiati o richiedenti protezione sussidiaria. Un trend in calo nel 2017, anche a seguito dell’accordo tra Italia e Libia.

Le linee guida per l’integrazione

L’emergenza migranti ha stimolato interventi di diverso tenore, da più fronti. Il Parlamento UE, con la risoluzione del 5 aprile 2017 ha definito nuove linee guida per affrontare le sfide posta dai movimenti migratori. Il testo sottolinea l’importanza di una rapida integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro e nella società, nonché la necessità di un’azione esterna coordinata con i Paesi terzi. Richiamando il contenuto della precedente risoluzione del 5 luglio 2016 su inclusione sociale e lavorativa dei rifugiati, sono stati individuati due settori chiave per la concretizzazione di una reale integrazione: l’educazione e lo sport. Entrambi infatti possono essere luoghi ideali in cui far nascere sinergie tra popolazioni locali e migranti, oltre a diffondere la cultura del dialogo e dell’inclusione.

Gli interventi più recenti

Sulla medesima scia si è inserito un report della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE). Il testo propone una procedura semplificata per l’inserimento dei richiedenti asilo nel mercato del lavoro, che permetta loro di essere attivi già a due mesi dall’arrivo in Europa. L’inserimento nel mondo lavorativo dovrebbe essere favorito anche da corsi di lingua messi a disposizione gratuitamente dalle istituzioni d’istruzione superiore.

Lo scorso dicembre, la Commissione europea e le parti economiche e sociali dell’UE,  hanno inoltre firmato un partenariato volto a  rafforzare le opportunità di integrazione nel mercato del lavoro europeo per rifugiati e migranti. Inoltre, l’integrazione sarebbe funzionale a colmare le lacune in termini di competenze che lamenta il mercato del lavoro europeo.

Le parti sociali firmatarie del partenariato, che vanno dalla Confederazione sindacale europea ad Eurochambers, rappresentante di tutte le camere di commercio europee, mirano a realizzare una fattiva integrazione job-oriented. Ciò potrebbe avvenire analizzando e condividendo best practice in materia, con particolare riguardo all’organizzazione di programmi di tutoraggio, oltre che alla valutazione e l’identificazione delle competenze e delle qualifiche possedute.

Le Università in prima linea

Tutte le azioni che si intendono realizzare sul mercato del lavoro sono state già affrontate, con intenti chiaramente differenti, dal mondo dell’higher education. L’obiettivo di integrare e riconoscere le competenze accademiche dei rifugiati, infatti, è stato perseguito da numerose università europee ben prima che questo venisse inserito anche nella recente nuova Agenda europea per l’istruzione superiore.

Si contano infatti più di 250 iniziative. Tra i promotori non mancano le università italiane che hanno  attuato programmi per erogare borse di studio a rifugiati o richiedenti asilo interessati ad intraprendere un percorso accademico, oltre a percorsi di integrazione e interazione sociale.

Il progetto inHERE

Tra i diversi progetti che coinvolgono le università italiane, quello più ambizioso e di ampio respiro è inHERE, coordinato da UNIMED (Unione Università del Mediterraneo), con la partecipazione dell’Università La Sapienza e dell’Università di Barcellona, oltre che delle organizzazioni CampusFrance, EUA (European University Association) e UNHCR. Il progetto, finanziato da una delle azioni di Erasmus+, si pone come traguardo la semplificazione dell’accesso dei rifugiati all’istruzione universitaria tramite percorsi di condivisione delle buone pratiche e una formazione, grazie living lab del personale universitario.

Interessanti sono poi le ricadute positive che inHERE vuole stimolare: una maggior sensibilità verso forme di inclusione sociale da parte della governance accademica nazionale e l’avvio di una concreta dimensione sociale dell’intero Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore.

L' Autore - Gianluca Zucconelli

Laureato a pieni voti in Diritto dell'Economia (Università degli Studi di Padova) e in Giurisprudenza (Università degli Studi di Ferrara), sono dottore di ricerca in Diritto dell'Unione Europea (Università degli Studi di Ferrara, 2015). Dopo un semestre Erasmus all'Université Reims Champagne-Ardenne (Francia) e ad un'esperienza come intern presso la Commissione Giuridica del Parlamento Europeo, mi sono appassionato alle interazioni tra Europa e Stati membri in materia di istruzione, proprietà intellettuale e privacy.

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