martedì , 18 dicembre 2018
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Juncker al PE: si va verso la grande coalizione

Entrano nel vivo le trattative per l’insediamento della nuova Commissione Europea. Dopo che il Consiglio Europeo ha nominato Jean-Claude Juncker Presidente designato del prossimo esecutivo, è toccato proprio all’ex premier lussemburghese presentarsi di fronte ai gruppi politici che siedono in Parlamento Europeo per presentare il proprio programma. Il PE infatti si esprimerà sulla candidatura di Juncker il prossimo 15 luglio.

Juncker ha dovuto modificare il suo messaggio a seconda dell’interlocutore, sottolineando di volta in volta quella parte di programma che maggiormente avrebbe potuto convincere a sostenerlo il gruppo che aveva di fronte. Scontato l’appoggio del gruppo del Partito Popolare Europeo, prima forza del PE con 221 parlamentari. A parlare di “pieno supporto” è stato Manfred Weber, responsabile affari costituzionali, che ha evidenziato la necessità di “forti riforme”. Il PPE chiede un’agenda programmatica chiara e esulta per la grande vittoria democratica costituita da un Presidente della Commissione espressione diretta del voto dei cittadini.

Per niente d’accordo i Conservatori e Riformisti Europei (ECR), guidati dai Tories britannici. Proprio il rifiuto della modalità di scelta di Juncker, che sposta eccessivamente il potere dalle mani dei governi a quelle del PE, è il principale motivo che spinge i Conservatori a non appoggiarlo. Dal punto di vista programmatico infatti, paiono poter emergere opportunità di convergenza su un mercato digitale europeo, liberalizzazione commerciale e sicurezza energetica. Tuttavia, il gruppo ECR ritiene che l’elezione di Juncker non sia affatto democratica: c’è un “falso legame” fra il voto per i partiti nazionali espresso dagli elettori e la sua figura.

Probabile invece l’appoggio di Socialisti e Democratici e ALDE. I liberali hanno accolto con favore l’allergia di Juncker per deficit e debito pubblico, così come la consapevolezza che i rischi per la stabilità finanziaria non sono finiti. Il loro voto non pare in discussione.

Evidentemente, la questione politicamente più significativa è l’accordo in fieri fra Juncker e il gruppo socialista. Questo è infatti il secondo gruppo al PE e si aspetta qualche concessione, dato che il suo appoggio è cruciale. Juncker è consapevole di questa realtà politica e ha declinato il suo messaggio in modo da renderlo appetibile. Il Presidente del gruppo S&D, Gianni Pittella, ha espresso moderata soddisfazione dopo l’incontro, evidenziando le aperture di Juncker sulla flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio, sfruttando i margini del Patto di Stabilità. Qualche rimostranza invece sulla vaghezza sulla gestione dei flussi migratori: per questo Pittella e Juncker si rivedranno oggi.

Si apre però la partita sul successore di Olli Rehn agli Affari Economici e Monetari. Mentre Pitella ha annunciato che Juncker avrebbe accettato un socialista per il ruolo, per garantire il rispetto degli impegni sulla flessibilità, il candidato Presidente ha smentito questa eventualità di fronte al gruppo ALDE. La sensazione è che dietro alla scelta del nome si celi il vero confronto politico sulla direzione economica dell’UE, da cui dipenderà l’appoggio del gruppo S&D.

Nessuna speranza, e nessuna intenzione d’altronde, di Juncker invece di convincere il Gruppo Europa delle Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD), in cui siedono UKIP e Movimento 5 Stelle. A parlare è stato Nigel Farage: la scelta di non porre il tema della libertà di circolazione all’interno dell’UE all’ordine del giorno (Juncker l’ha definito un argomento marginale) ha eliminato qualsiasi possibilità di negoziato e ha avvicinato Londra all’uscita dall’UE. Non particolare entusiasmo hanno anche suscitato le affermazioni su un popolo europeo (“non esiste”) e gli Stati Uniti d’Europa (“non ci credo”).

Juncker ha poi tentato di attirare Verdi e Sinistra Europea puntando forte sul ruolo delle donne nella futura Commissione: ha quindi promesso pressioni sui governi a questo proposito. Sul piano economico, Juncker ha definito “non sufficientemente democratica” la Troika e ha rigettato le accuse di neoliberismo lanciate al PPE: lui non avrebbe mai applicato riforme del lavoro come quelle lanciate dal socialista Gerhard Schroeder in Germania.

Alla fine, l’impressione è che i colloqui non abbiano cambiato di molto il quadro attuale: si va verso una grande coalizione fra PPE, S&D e ALDE, con qualche possibile convergenza con l’ECR e i Verdi. Saldamente all’opposizione EFDD e Sinistra Europea.

In foto Jean Claude Juncker partecipa all’incontro con il gruppo parlamentare dei Verdi (Foto: greensefa – www.flickr.com, 2014)

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L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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