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Kosovo

Kosovo, Ambasciatrice Lama: Ue e Italia partner insostituibili

Difficile distinguere la bandiera del Kosovo con quella europea, entrambe con sfondo blu, entrambe con stelle gialle. Quelle europee come ben sappiamo rappresentano gli Stati membri dell’Unione, mentre quelle della giovane Repubblica kosovara simboleggiano le sei comunità etniche presenti: albanesi, serbi, turchi, rom, bosniaci e gorani.

Ma una bandiera non fa uno Stato e lo sa l’Onu dove solo 113 membri su 193 hanno riconosciuto formalmente il paese di Rugova, mentre in Europa il riconoscimento si ferma a 23 su 28 e il tutto mentre quest’anno cade la ricorrenza dei 20 anni dai 78 giorni di bombardamento Nato.

Proprio in occasione di questo anniversario chi scrive ha ricevuto l’invito dall’Ambasciatrice del Kosovo in Italia, Alma Lama, ad una conferenza presso la sala Zuccari del Palazzo Giustiniani di Roma. Erano presenti i principali attori che vissero quei giorni difficili: l’ex Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, la Senatrice Emma Bonino, l’ex Ministro della Difesa Prof. Carlo Sconamiglio Pasini, l’ex Ministro degli Affari Esteri Ambasciatore Giulio Terzi e la giornalista Paola Severini.

Nel dibattito si è sottolineato come la diplomazia abbia lavorato fino all’ultimo istante per impedire la guerra ma che l’azione militare rappresentò l’unica strada possibile per contenere l’escalation di violenze. A conclusione del convegno, il giornalista Roberto Spagnoli (vice caporedattore di Radio Radicale, intervenuto come moderatore) sottolinea che più che parlare di memoria condivisa, si debba introdurre il concetto di memoria plurima. E proprio la memoria plurima è un’ottima base di partenza per costruire un futuro dei Balcani in Europa, senza muri né odi.

Nell’intervista che segue all’Ambasciatrice Lama il racconto di come il Kosovo sta percorrendo questa difficile strada.

Come stanno procedendo i negoziati tra Pristina e Belgrado?

I negoziati tra Pristina e Belgrado non sono attualmente in fase di sviluppo. Il motivo si riferisce al fatto che la Serbia non si è mostrata cooperativa durante questo processo ,durato 6 anni, e non è pronta a mostrarsi costruttiva. Al contrario, essa ha aumentato la sua aggressività in relazione al Kosovo e la sua intenzione di aderire alle organizzazioni internazionali. La Serbia finora non ha mostrato alcuna volontà di rispettare gli accordi raggiunti che sono stati in totale 33. Di quest’ultimi, 32 non li ha rispettati ma d’altra parte vede questo processo come un’opportunità per danneggiare il Kosovo nell’arena internazionale e di trarne vantaggio in relazione alla sua adesione all’Unione europea. Il suo comportamento nei confronti del Kosovo non è affatto nello spirito europeo del buon vicinato. Il Governo del Kosovo ha dichiarato che è aperto al dialogo, ma non a un dialogo che continua infinitamente e senza risultati. Al contrario, il dialogo dovrebbe essere finalizzato con un accordo che includerebbe il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia.

Un aggiornamento sulla situazione a Mitrovica e in generale nelle enclave a concentrazione serba

La situazione a Mitrovica continua a essere controllata dal Governo serbo, che ha investito sin dalla guerra per la creazione di un conflitto congelato. Come sapete, questo conflitto di tanto in tanto si è scongelato, e ci sono stati episodi di violenza da parte delle strutture illegali serbe che dopo l’indipendenza non hanno esitato a dare fuoco ai punti doganali nel nord del Kosovo, e a tenere bloccato il ponte principale che unisce la città di Mitrovica, con barricate fisse. In questo modo, con l’aiuto di Belgrado, l’estensione dello stato di diritto e del governo del Kosovo è stato impossibilitato, sebbene formalmente c’è una disgregazione delle strutture parallele nella polizia e nel sistema giudiziario. Semplici cittadini serbi che desiderano una vita migliore sono sotto la pressione di gruppi criminali, controllati unicamente da Belgrado. Quest’ultimo ha, inoltre, ordinato ai sindaci dei comuni di consegnare i loro mandati e altre elezioni locali sono previste a breve. I comuni serbi in generale godono di competenze più ampie rispetto ad altri comuni del Kosovo. Inoltre, non si può più parlare di enclave, poiché i cittadini serbi nella parte meridionale non hanno problemi di isolamento. Al contrario, possiamo dire che si sono integrati e partecipano alla vita istituzionale. La loro sfida maggiore è la costante pressione di Belgrado.

Quali sono i suoi principali successi nel ruolo di ambasciatrice.

Non è facile parlare di sé, ma credo che l’istituzione del Gruppo di amicizia Italia-Kosovo nel Parlamento italiano dello scorso mandato, l’istituzione della Camera di Commercio, le numerose attività che abbiamo compiuto in campo economico e diplomatico, l’estensione dei contatti con molti grandi personalità e istituzioni italiane, la realizzazione di visite di altissimo livello e soprattutto la coltivazione dei rapporti con lo Stato italiano, sono stati il mio lavoro quotidiano. Il mio mandato ha coinciso con l’anniversario di due eventi storici molto importanti per il Kosovo come il decimo anniversario dell’Indipendenza e quest’anno il ventesimo anniversario dell’intervento della NATO in Kosovo e la sua liberazione. Per questo motivo, abbiamo organizzato importanti attività per riportare alla mente questi eventi e indubbiamente per ringraziare lo Stato italiano come uno dei principali contribuenti alla libertà del Kosovo.

Quali sono le prospettive in Kosovo per le nuove generazioni?

Il Kosovo è un nuovo Stato, composto principalmente da giovani. L’età media in Kosovo è la più bassa rispetto a tutti i Paesi europei, di conseguenza le nuove generazioni avranno la possibilità di godere dell’adesione all’Unione europea. Almeno questa è la loro aspirazione. Il Kosovo è un Paese che ha grandi potenzialità per prosperare, sia in termini economici che tecnologici. È al centro della Regione e la posizione geografica lo rende un Paese di prospettiva. Vorrei chiedere a tutti quelli che leggono questa intervista di vedere il Kosovo come un Paese dove regna la pace da molti anni, come una democrazia verso il consolidamento e soprattutto come un Paese molto europeo.

E la situazione economica (in primis inflazione e disoccupazione)?

La situazione economica è una sfida in Kosovo perché dopo secoli di discriminazione e dopo una distruzione quasi completa della guerra, non è stato facile il passaggio in un’economia sviluppata. Sono necessari investimenti stranieri e gli investitori dovrebbero considerarlo nel loro stesso interesse, poiché il Kosovo è molto vicino, è un Paese molto più sicuro di altri Paesi in tutto il mondo e, soprattutto ha una gioventù disponibile ed emancipata.

Pensa che l’Europa stia facendo abbastanza per la causa del Kosovo? E l’Italia?

Se la domanda riguarda l’Unione europea, posso dire che in Kosovo la sua presenza è molto importante. Sostiene le istituzioni attraverso vari progetti, e spesso grazie alla sua esperienza, in passato ha finanziato molti progetti. L’Unione europea riguardo i rapporti con la Serbia, guida i negoziati per la normalizzazione delle relazioni da sei anni ed è inclusa in ogni accordo che è stato sottoscritto. Dal 2016, il Kosovo ha una relazione contrattuale con l’UE, che è l’accordo di Stabilizzazione e Associazione. Quest’ accordo è vantaggioso per il Kosovo perché l’UE apre il suo mercato più velocemente per i prodotti del Kosovo, mentre al Kosovo viene offerta l’opportunità di aprire il proprio mercato gradualmente. Inoltre, il Kosovo ha ormai il diritto di fare domanda per i programmi dell’UE.

La sottoscrizione dell’accordo di Stabilizzazione e Associazione segna il passo più importante finora nelle relazioni dell’UE con il Kosovo, sia sotto l’aspetto giuridico – sotto forma di relazioni contrattuali – sia in termini economici, commerciali, politici e più ampi. Indubbiamente, l’entrata in vigore di questo accordo è di importanza storica.

Per quanto riguarda l’Italia, il suo contributo è insostituibile. È presente con le truppe della NATO, fa parte del Quint (Stati Uniti, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna) che sostiene l’Indipendenza del Kosovo e le nostre istituzioni si consultano con loro per ogni decisione importante. L’Italia è inoltre presente nelle istituzioni nell’offrire servizi di consulenza nonché con progetti in vari campi come la cultura e la sanità.

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L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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