mercoledì , 20 giugno 2018
18comix
Erdogan
Photo © Michael Fleshman - www.flickr.com, 2013

La Turchia di Erdogan verso la deriva autoritaria?

Negli ultimi decenni, poche volte la Turchia è stata al centro dell’attenzione mondiale come oggi: crisi dei migranti, guerra in Siria, timori di un autoritarismo strisciante. Tutto si tiene nel quadro di una destabilizzazione geopolitica di largo raggio, che si estende dall’Europa al Medio-Oriente e in cui Ankara gioca un ruolo di primo spessore.

I parlamentari curdi

L’ultimo focolare di tensione, scoppiato poco più di una settimana fa, riguarda ancora una volta la “guerra fredda” scoppiata tra il Presidente-sultano Erdogan e i suoi sempre più numerosi avversari o presunti tali. Non si era ancora affievolito lo sconcerto internazionale attorno alla defenestrazione di Ahmet Davutoglu (il primo Ministro “cacciato” a causa delle divergenze con Erdogan circa la riforma presidenziale), che subito la Turchia è precipitata in un altro gorgo istituzionale: il Parlamento, infatti, ha approvato una riforma costituzionale che abolisce l’immunità per i parlamentari. Nulla di scandaloso, si direbbe, se tale mossa non apparisse come l’ennesima sfida del sultano Erdogan per silenziare i propri avversari interni e, in particolare, l’odiata minoranza curda rappresentata dal Partito Democratico del Popolo (Hdp).

Il conto è presto fatto: dei 59 deputati filo-curdi seduti al Parlamento di Ankara, ben 50 sono sotto procedimento penale (perlopiù per reati d’opinione). Togliere loro l’immunità significa lasciare mano libera alla magistratura: teoricamente, questo potrebbe significare la sparizione quasi totale di un gruppo parlamentare che alle ultime elezioni – tenutesi il 7 giugno scorso – ha ottenuto più del 10% dei voti. Inutile dire che tale prospettiva abbia subito allarmato il leader dell’Hdp, il carismatico Selahattin Demirtas, che ha parlato apertamente di tentativo di “instaurare un sultanato personale basato sulla figura di Erdogan”.

Erdogan e le tensioni internazionali

I timori, in effetti, non sembrerebbero infondati: da quando il suo partito (Akp, Partito Giustizia e Sviluppo) ha rivinto ampiamente le elezioni, il potere di Erdogan ha assunto una postura autoritaria, che lo ha posto in rotta di collisione alternativamente con la Russia, l’UE e gli Stati Uniti. Con Mosca i rapporti si sono deteriorati a causa della nota vicenda del Mig russo abbattuto nel novembre scorso dalla contraerea turca in territorio siriano. Con gli Stati Uniti di Obama i rapporti sono tesi da quando gli USA appoggiano apertamente le milizie curdo-siriane che combattono l’ISIS, che Erdogan ritiene un pericoloso assimilabile (se non peggiore) dei tagliagole del Califfo.

Con l’Unione Europea, infine, nonostante la recente firma del celeberrimo accordo sui migranti firmato con Angela Merkel (che di fatto ha sigillato la rotta balcanica dei migranti), il clima non è di certo dei migliori: il “repulisti” invocato da Erdogan contro tutti i potenziali oppositori – giornalisti, scrittori, accademici, militanti filo-curdi – ha fatto alzare il sopracciglio a molte cancellerie europee. La domanda di sottofondo è “Possiamo noi, europei democratici, appoggiare politicamente e finanziariamente un potenziale dittatore? Gli si può affidare il controllo delle frontiere esterne?”

Quesiti che forse rimarranno senza risposta ancora a lungo, mentre la morsa di Erdogan non lascia sosta. La possibile “persecuzione” dei deputati Hdp, votata con la complicità nemmeno molto mascherata dei Lupi grigi e dei kemalisti del Chp, rischia di essere l’ultimo passo prima dell’instaurazione di quella riforma ultra-presidenzialista che il sultano cerca da anni e che gli permetterebbe di costruire un potere granitico e inflessibile. Se questo accadrà, l’Unione Europea dovrà essere consapevole dei rischi potenziali.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

Check Also

Korwin-Mikke

Il caso dell’europarlamentare Korwin-Mikke: il Tribunale dell’UE lo assolve

Il 1° marzo 2017, durante la plenaria del Parlamento Europeo sulle differenze di salario tra …

2 comments

  1. Sfugge francamente quel punto interrogativo in coda al titolo…

    • Aahah… Vero Jackhope, in effetti… non c’era bisogno del punto interrogativo, è una tendenza che prosegue da anni, e che ha subito dal 15 luglio, una accellerazione e una intensificazione drammatica.
      Ma questo però non deve comunque farci dimenticare che una metà dei turchi non sono fanatici islamisti, ma gente che non ha nessuna intenzione di sprofondare in un vortice di odio, violenza e settarismo per colpa di Erdoğan e della propaganda islamista dei fratelli musulmani che in Turchia viene da anni insegnata nelle scuole fin da piccoli, e di cui Erdoğan ne segue l’agenda. Attenzione ai cosidetti “fratelli musulmani” (che gli Stati Uniti supportano; Stati Uniti che insieme agli oscurantisti sauditi, sono i maggiori creatori e sponsor di tutto il terrorismo islamista, e ne sono di fatto i maggiori responsabili diretti, fin dall’Afghanistan negli anni 80 con al-Qaeda), perchè loro vogliono arrivare anche qua, in occidente, in Europa. L’Arabia saudita, il peggior regime sulla faccia della terra, un regime orribile, continua a finanziare la costruzione di moschee, così come fà da decenni, in cui viene insegnato “l’Islam” ultra-radicale di stampo wahabita, che è una cosa vomitevole!. Ma l’Italia fà affari vendendo le bombe prodotte in Sardegna ai beduini sauditi, che poi regolarmente vengono sganciate sulla popolazione civile e sulle infrastrutture pubbliche in Yemen, o girate direttamente in parte ai gruppi di “ribelli moderati” (come quello che ha decapitato un bambino di circa 10-12 anni, e diffondendo pure il video su internet, una cosa raccapricciante, visto che “moderazione”???)… alla faccia della legge italiana che vieterebbe di vendere armi a paesi del genere, ma che de facto è come se non esistesse, anche perchè vale sempre la massima pecunia not olet…

      Eppure, come mai allora, gli Stati Uniti e la Commissione Europa che si riempiono la bocca di diritti umani, democrazia, libertà, non aprono MAI bocca sulle vaste e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del regime oscurantista saudita. Dcapitazioni, crocefissioni pubbliche, ecc, pari pari all’Isis. Andatevi un pò a vedere le condizioni in Arabia saudita… poi ne riparliamo.

      Arabia saudita, fratelli musulmani, Isis e tutta la galassia di organizzazioni e sotto-organizzazioni di stampo wahabita/salafita ad esso affini, sono LA STESSA COSA! Sono una cosa solo, si riflettono l’uno nell’altro!. L’ideologia alla base è LA STESSA.

      Noi, gli vendiamo armi! Facciamo affari in armi, con il principale sponsor del terrorismo islamico su scala mondiale!.

      Ovviamente la struttura dell’unione Europea, è destinata al collasso checchè ne possano dire i sostenitori di questo progetto, un progetto nato fin dall’inizio come palesemente anti-democratico, élitista, neo-mercantile e neo-aristocratico, leggetevi un pò cosa scrivevano i veri pardri del “progetto Europa” come Jean Monnet, François Perroux, Robert Schuman. Perroux… precursore ideologico dell’euro, uno che letteralmente scrisse: “Si toglie la sovranità economica e monetaria agli Stati, li si priva di una loro propria moneta, li si distrugge”. Se poi ne avete lo stomaco leggetevi gli scritti Frederich Von Hayek, un economista padrino della nascita e diffusione del dogma neo-liberista.

      Ma ovviamente non sperate in Bruxelles, si stratta di organizzazioni e individui non eletti da nessuno, senza uno straccio di effettiva legittimità, che ahimè, NON fà gli interessi dei popoli dei paesi dell’Unione Europea, ma si muove primariamente in queste direzioni principali:

      Mantenere l’attuale architettura economico/finanziaria, basata sul debito e sulla tecnofinanza, che arricchisce una piccola élite di tecnocrati, banchieri, industriali e multinazionali, sottranedo progressivamente ricchezza ai cittadini.

      Noi combatteremo questo progetto, intrinsecamente negativo, ma non con la cieca violenza e l’odio fine a se stesso nelle strade e nelle piazze, ma lavoreremo nella direzione di favorire la consapevolezza nelle persone comuni di chi, cosa, come e quali fini si prefigge il sistema dove vivono, in modo che al di là della propaganda possano vedere con i loro occhi e capire con il loro cervello.

      Ad ogni modo, per ciò che concerne l’immigrazione selvaggia volevo solo aggiungere che è ora di finirla con questo cieco e ottuso buonismo politically correct, e usare la logica e il buon senso, purificati dalle menzogne e distrosioni della propaganda ufficiale del mainstream, guardando dritto negli occhi la realtà concreta intorno a noi e ciò che succede intorno a noi. Conculdo, scusandomi se vi ho tediato, con una dichiarazione rilasciata da una ex politica italiana originaria del Marocco, che è stata profetica quanto sintetica, dicendo a chiare lettere e senza giri di parole, che se la classe politica ma sopratutto la popolazione (….) non avesse cominciato molto presto ad organizzarsi collettivamente e ad opporsi in modo ATTIVO, per porre un argine a tutto questo, le donne e le figlie degli italiani tra pochi anni dovranno uscire con il burqa.

      Uomo avvisato…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *