martedì , 18 dicembre 2018
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Lettonia nell’Eurozona: simboli lettoni, simboli d’Europa

Libertà, attaccamento alla propria terra e orgoglio per la propria storia. Son questi i messaggi che il popolo lettone vorrebbe trasmettere ai cittadini degli altri 17 Paesi dell’Eurozona in cui, a partire dal 1° gennaio, anche gli euro lettoni possono circolare liberamente. Messaggi racchiusi nell’immagine dello stemma lettone, che sarà impresso sulle monete da 50, 20 e 10 cents, ed in versione ridotta in quelle da 5, 2 e 1 cent, ed in quella della “fanciulla lettone”, simbolo dell’indipendenza, ripresa dalle monete da 5 lati circolanti prima dell’occupazione sovietica, nel periodo tra le due guerre mondiali, che viaggerà invece su un lato delle monete da 1 e 2 Euro.

Son stati i cittadini lettoni a scegliere questi simboli, derivanti da un “concorso di idee” indetto dalle istituzioni e messo poi in atto, però, soltanto in parte. Inizialmente infatti sulla moneta da 2 Euro doveva comparire il monumento alla libertà dedicato a Lāčplēsis, “il cacciatore d’orsi” ed alla guerra di indipendenza lettone, che però non poteva essere rimpicciolito senza comprometterne la riconoscibilità. L’aver scelto il volto degli Euro lettoni non è bastato però ai cittadini del Paese baltico per affezionarsi alla moneta unica.

In nessuno dei sondaggi d’opinione svolti da giugno ad oggi, il numero dei cittadini lettoni favorevoli all’abbandono del lat a beneficio dell’Euro ha mai superato il 50%. Complice la convinzione, e la paura, che i commercianti sfrutteranno il cambio e gli arrotondamenti (1 € = 0,702804 lati) per aumentare i prezzi, ma un ruolo ce l’ha anche il timore, assimilabile a quello diffuso in molte parti d’Europa, del cambiamento e la convinzione che l’abbandono del lat costituisca una parziale rinuncia a quell’indipendenza, a quell’identità nazionale, così faticosamente conquistata.

Il lat infatti, insieme alla bandiera ed al già citato poema epico Lāčplēsis, negli anni ’90 era diventato uno dei simboli dell’indipendenza lettone dall’URSSUna moneta che aveva accompagnato i lettoni sia nel periodo di indipendenza tra le 2 guerre mondiali che, più di recente, durante il turbolento passaggio dall’economia pianificata di stampo sovietico all’economia di mercato. Un ventennio abbondante, caratterizzato da profonde depressioni (nei primi anni ’90 e poi nel 2008-10, dove il PIL lettone è sceso del 23,4%) e da periodi di boom, prima del 2008 e attualmente (nel 2013 il PIL è cresciuto del 4,5%).

Il lat, poi, aveva accompagnato i lettoni durante l’emancipazione da Mosca e l’avvicinamento all’Unione Europea, allora sì, per i cittadini, sinonimo di libertà. Un percorso iniziato nel ’95, con la firma dell’Accordo di Associazione (entrato poi in vigore nel ’98) e proseguito nel ’99 con l’inizio dei negoziati per l’adesione. L’adesione è stata completata il 1° gennaio 2004 (firma dei Trattati nel ’03) dopo il referendum del 20 settembre 2003, in cui il 66,9% dei lettoni si era espresso per l’adesione all’Unione. Un’altra data significativa è stata il 1° gennaio 2007, con l’ingresso della Lettonia nell’area Schengen. E l’appuntamento successivo non poteva non essere l’ingresso nell’Eurozona.

Un ingresso che qualcuno ha provato ad ostacolare. Ad esempio l’alleanza tra il partito rurale ed agrario ZZS (Zaļo un Zemnieku savienība) e la destra nazionalista di NA (a sua volta alleanza tra “All for Latvia e LNNK, “For fatherland and freedom”), che chiedevano che la decisione sull’ingresso nell’Eurozona fosse sottoposta ad ulteriore referendum. Un’opzione negata dal premier Dombrovskis e dal Presidente della Repubblica Andris Bērziņš, che hanno ribadito come nel 2003 il popolo lettone si fosse espresso per una completa integrazione nell’UE e di conseguenza anche nell’Eurozona. Le opzioni per arrivare al referendum potevano essere una mozione approvata da 1/3 dei 100 componenti della Saiema, il Parlamento lettone, o una petizione firmata da 30 mila cittadini: entrambe non ottennero il successo sperato dagli oppositori.

Così, malgrado lo scetticismo dei sondaggi e malgrado gli oppositori, dal 1° gennaio la Lettonia è il 18° Paese dell’Eurozona e dal 15 gennaio, finito il periodo di transizione, i lati cesseranno di circolare. Certo, uno dei simboli dell’identità nazionale lettone diverrà soltanto un ricordo, cimelio per collezionisti e numismatici. Ma i messaggi che racchiudeva, quell’orgoglio e quel senso di libertà lettone continueranno a vivere ed anzi, circoleranno e si faranno conoscere da tutti i cittadini dell’Eurozona. In nome di un’idea di Europa che non costringe, né punta a sostituirsi qualcosa, semmai accompagna. E, almeno nelle intenzioni, unisce. 

Nell’immagine, Riga, la “Casa dei Testanera”, mercanti attivi nel periodo della Lega Anseatica, scapoli e devoti a San Maurizio (un santo moro, da cui l’appellativo “Testanera”). Le date incise nel palazzo, 1334 e 1999 sono quelle della prima e dell’ultima costruzione del palazzo, demolito più volte, da tedeschi e russi (photo: Wikipedia Commons).

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L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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