venerdì , 14 dicembre 2018
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Lobby: il Mediatore Europeo indaga sulla trasparenza

L’influenza delle lobby nel processo decisionale dell’UE è stato un tema rilevante nella campagna elettorale per le europee. Più di 1330 candidati al PE, di cui 165 eletti, hanno accolto l’invito di Politics for People, l’iniziativa promossa da Alter-EU (The Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation, che raggruppa più di 200 organizzazioni della società civile e dei sindacati) contro l’eccessiva influenza di banche e grandi imprese nell’attività legislativa. I neo-eletti saranno chiamati, già dal prossimo autunno, ad impegnarsi in difesa di regole forti per la trasparenza e l’etica nell’attività lobbistica.

Le grandi lobby d’affari esercitano un ruolo rilevante nella formulazione delle proposte, cioè all’inizio del processo legislativo. Ciò avviene principalmente mediante i gruppi di esperti istituiti dalla Commissione, nei settori più disparati quindi, dalla riforma del settore bancario alla legislazione relativa al cambiamento climatico, passando per le norme di sicurezza alimentare e il settore farmaceutico.

La lotta per la trasparenza dell’attività lobbistica in seno all’UE riprende vigore anche grazie alla recente decisione del Mediatore Europeo Emily O’Really di aprire un’indagine “sulla composizione e la trasparenza” dei gruppi di esperti. La prima di queste verifiche sarà compiuta, in tempo reale, sui 14 gruppi di dialogo civile della PAC, il cui processo di formazione è in atto. Solo l’ultimo capitolo di una battaglia che si consuma da anni, di cui Parlamento e società civile sono i principali fautori.

Il Registro Europeo delle lobby esiste solo dal 2011 e non è obbligatorio. Si stima che nella capitale europea siano attivi più di 15.000 lobbisti, con una capacità finanziaria di almeno 120 milioni di euro annui. Insomma, un vero e proprio esercito in giacca e cravatta. Il Corporate Europe Observatory stima in 30 volte inferiori (4 milioni) i fondi a disposizione di associazioni dei consumatori e sindacati, che dovrebbero tutelare la collettività in procedimenti relativi a un’infinità di settori, dalla sanità al welfare, le politiche occupazionali, i trasporti, l’ambiente, l’istruzione. Peraltro, i controlli sulle informazioni relative all’attività lobbistica registrata sono sporadici e superficiali, a partire da quelli sui costi dichiarati per tale attività, molto contenuti rispetto a quelli effettivi.

Nel corso dell’ultima legislatura, il Parlamento ha incalzato più volte la Commissione chiedendo un veloce rafforzamento dei controlli. Dopo varie richieste cadute nel vuoto, nel novembre 2011 il PE ha deciso di congelare il bilancio dei gruppi di esperti, ponendo 4 condizioni per lo sblocco: che i gruppi non fossero dominati dai rappresentanti industriali; che nessun lobbista sedesse nei gruppi a “titolo personale” (vale a dire, in qualità di “indipendente”); che gli inviti a presentare candidature fossero resi pubblici per tutti i gruppi; che ci fosse piena trasparenza nelle decisioni. 

A settembre 2012, la revoca del blocco. Il compromesso inter-istituzionale poneva tali condizioni come regole de facto sino alla revisione ufficiale delle norme orizzontali (che si applicano a tutti i gruppi in tutte le DG), prevista per il 2015. Cosa è cambiato nel frattempo? Una relazione prodotta da Alter-EU, “One year of broken promises”, mostra chiaramente che i gruppi di esperti continuano ad essere dominati da lobbisti, molti dei quali vi siedono come indipendenti.

I disequilibri nella composizione dei gruppi sono molto alti. Un esempio su tutti: dei 30 gruppi di esperti a disposizione della DG AGRI, l’80% dei membri proviene dall’industria alimentare e da organizzazioni agricole di grandi dimensioni. Su 943 posti, 29 sono occupati da rappresentanti dell’agricoltura biologica e di filiera corta, 38 dai gruppi di consumatori e 36 dai gruppi ambientalisti. Il COPA-COGECA, che rappresenta gli interessi dell’agro-business europeo, ha 442 posti a sedere.

L’indagine del Mediatore si concentrerà proprio su quanto è stato fatto a partire dallo scongelamento dei fondi. Entro fine agosto le organizzazioni della società civile potranno partecipare alla consultazione pubblica, fornendo elementi probatori sulle modalità di applicazione delle condizioni, insieme a proposte di riforma dei gruppi. L’indagine e i risultati della consultazione saranno sicuramente utili ai nuovi eurodeputati, che dovranno prendere una decisione sui bilanci dei gruppi già in autunno. Intanto O’Really ha fatto già sapere che, a seconda dei risultati dell’indagine, rivedrà le nomine dei membri dei gruppi.

Nell’immagine, il Mediatore Europeo, Emily O’Really (© European Parliament, 2013, www.flickr.com)

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L' Autore - Redazione Europae

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