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Macron e l’europeismo militante: alla scoperta di En Marche

L’era dell’europeismo di maniera e dei convegni sul metodo funzionalista e sulla tranquilla inevitabilità dell’integrazione europea è finita con il referendum sulla Brexit e l’elezione di Trump. Se l’Europa unita avrà un futuro dipenderà dalla forza dell’europeismo politico nell’affrontare i nazionalismi anche mettendo in discussione l’Europa che abbiamo e chiedendo l’Europa più semplice e democratica di cui abbiamo bisogno.

In questo contesto, Emmanuel Macron è diventato rapidamente un punto di riferimento per il fronte europeista continentale. Partito come indipendente con scarse possibilità di successo, Macron è oggi il favorito delle elezioni presidenziali francesi, il candidato capace di fermare l’avanzata di Marine Le Pen con un programma fortemente europeista.

Per iniziare ad approfondire il fenomeno del “macronismo”, Europae ha incontrato Alexandre Pieri, referente del comitato En Marche di Torino. En Marche!, il movimento liberale fondato da Macron, conta in Italia 18 comitati elettorali, 250 militanti e ha raccolto le simpatie di molti cittadini italiani. “Il futuro della Francia passa attraverso quello dell’UE”, ci spiega Alexandre. “E’ chiaro che potremo contare di più nel mondo insieme ai 500 milioni di cittadini europei. L’ipocrisia dei populisti è far credere che la Francia possa essere più libera fuori dall’UE, che possa dire la propria di fronte a giganti come Russia, Cina e Stati Uniti. Non è vero”.

“Europeisti esigenti e riformisti”

Alexandre ha 30 anni, vive a Torino da 4 e lavora in una multinazionale del settore automotive. Laureato all’Ecole Centrale di Lione, si è avvicinato alla militanza politica nel 2002, quando Le Pen padre riuscì ad arrivare al ballottaggio. Oggi la figlia Marine rischia di andare oltre. Alexandre ha deciso di contribuire a scongiurare l’eventualità. “A inizio 2016 si parlava di un ballottaggio Sarkozy-Le Pen. Sarebbe stato inaccettabile per la Francia.”

Ai comizi di Macron sventolano tante bandiere europee quanti tricolori francesi. Un caso singolare nella storia politica francese. “Non abbiamo mai visto qualcosa di simile in precedenza”, racconta con orgoglio. “Dobbiamo fare della democrazia a scala europea una realtà concreta. Riusciremo a ricostruire l’Europa soltanto associando tutti popoli ad un progetto che avranno costruito e desiderato”.

Alexandre non appartiene alla schiera degli europeisti cattedratici per i quali ‘più Europa’ è lo slogan buono per ogni stagione. “Noi ci definiamo europeisti esigenti. In questo senso il progetto di En Marche è europeista, ma riformista”. Ammette che la Francia, a causa della crescita dei populismi, “sembra allergica a qualsiasi trasferimento di sovranità”. Macron propone di attivare “convenzioni democratiche” in tutti gli Stati membri, che per un periodo di 6-10 mesi darebbero vita a “un dibattito europeo sulle politiche condotte dall’UE e sulle priorità da fissare”.

Europe First?

D’altro canto, aggiunge,”la Germania rifiuta il principio di solidarietà per paura di mettere in pericolo il suo equilibrio economico, dimenticando che un’Europa senza solidarietà tra Stati membri è un’Europa debole”. Il programma di Macron sostiene invece la necessità di un bilancio dell’Eurozona, gestito da un Ministro delle finanze responsabile di fronte all’europarlamento.

Non solo. Macron parla di convergenza fiscale nell’UE e di una politica commerciale più attenta agli interessi europei. “Macron propone un Buy European Act, che consenta di accedere agli appalti pubblici europei solo alle aziende che localizzano più del 50% della loro produzione nell’UE”. Parliamo di Europe First? “Per funzionare l’Europa deve integrarsi nella mondializzazione. Questo obiettivo passa dalla costruzione di protezioni al livello europeo e richiede più Europa, non meno Europa. Sì, se vogliamo questo va nella direzione di un protezionismo europeo”.

Renzi & Macron

Allo spirito macronista si ispira la corsa congressuale di Matteo Renzi, che ha intitolato “In cammino” la sua nuova piattaforma. Macron è il Renzi francese? “Renzi e Macron hanno in comune la giovane età, la voglia di uscire dagli schemi politici tradizionali, l’entusiasmo per il futuro dei propri paesi e, soprattutto, sono entrambi europeisti”. Condividono anche i sostenitori, racconta Alexandre. Almeno a Torino. “Al Lingotto ho ritrovato la gioventù che trovo ai comizi di Macron”.

Le differenze riguardano l’approccio alla politica. Macron impersona una spinta civica che vede la politica come una missione, non come una professione. “Il successo di En Marche sta nella capacità di riunire i riformisti di destra e di sinistra”, aggiunge Alexandre. “Come farà Renzi a riunire le forze riformiste restando all’interno del PD?”. Bonne chance.

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L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Dal 2015 lavoro a Torino come Project Manager. Scrivo di istituzioni e politica europea, Mediterraneo e storia antica, moderna e contemporanea.

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