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Photo © Pietro Piupparco, 2017, www-flickr.com

Macron, una strategia per l’Europa

Se il Presidente francese Emmanuel Macron fosse già argomento per libri di storia, bisognerebbe studiare le sue azioni nel quadro della differenza tra tattica e strategia. La tattica solitamente si caratterizza per una visione di breve termine, al contrario della strategia, che è invece un piano d’azione che guarda lontano. 

Un’Europa impotente

Macron è un tattico quando guarda alla Francia e si sforza di mantenerla su un piedistallo rispetto ai partner europei. E infatti, nella partita delle nomine europee, ha conseguito una vittoria tattica. Al contrario, le sue azioni nei confronti della Russia di Putin puntano a una vittoria strategica; non ci sono obiettivi né vantaggi immediati. Per questo i partner europei osteggiano le sue aperture a Mosca. L’intervista concessa dall’inquilino dell’Eliseo a The Economist a inizio novembre è però un manuale di strategia. Dirompente. Macron ha messo nero su bianco le frustrazioni del “vorrei ma non posso”, di un’Europa impotente sul piano internazionale e i cui Stati sembrano ignorare la dimensione del loro continente come attore geopolitico. A Parigi, invece, sanno che ciò non è più possibile. 

In realtà è lampante come la Francia sia in gran parte il solo Stato europeo a condurre una politica estera. Dalla presenza nel Levante, con la risoluzione della crisi politica libanese nel 2017 e l’apertura del Louvre di Abu Dhabi nello stesso anno, al Sahel, dove la Francia conduce l’operazione antiterroristica Barkhane dal 2014. Oppure in Libia, dove la République lotta per i suoi interessi (e quelli di Total). E quindi? Che altro vuole Macron? Il Presidente francese sa di non poter andare oltre da solo, la Francia ha bisogno dell’Europa. Oppure, cambiando prospettiva, l’Europa ha bisogno di se stessa. La tragedia occorsa in Mali pochi giorni fa, dove hanno perso la vita 13 soldati francesi, ricorda ancora una volta a Parigi che è una media potenza, e non può condurre una politica globale da sola.  

Se non sono gli USA, che sia la Russia

Per questo Macron ha una strategia di lungo termine. Questa consta nell’ inglobare la Russia nel tessuto europeo, come Stato europeo, con interessi e obiettivi comuni. In pieno stile realpolitik, l’Europa ha bisogno di alleati e ora Mosca è il candidato ideale. Il Presidente francese è ben conscio del dramma in cui versa il suo continente. Le critiche alla NATO sono un lamento che nasconde malesseri più profondi. Si tratta di un sentimento di solitudine che l’inquilino dell’Eliseo interpreta e che viene da lontano, già dai primi attriti con l’amministrazione Bush jr. Gli Stati Uniti stanno voltando le spalle ai loro partner atlantici. L’aplomb di Obama ha fatto sì che questo “voltarsi” fosse dolce, ma tant’è. Donald Trump ce lo ricorda più bruscamente. E’ iniziato il pivot to Asia, Washington guarda lì, il suo avversario non parla più russo, ma cinese. Bruxelles, Parigi o Berlino non possono che adeguarsi al dato di fatto. Macron ha aperto alla Russia perché nel teatro europeo e Mediterraneo quest’ultima ha riacquistato un peso significativo, ed andare d’accordo coi vicini è la prima regola per una casa sicura. Storicamente la Russia appartiene all’Europa, si è da questa protetta, vi si è alleata, ne ha diffidato, ma le sue radici, politiche e religiose, sono legate all’Occidente. In quest’ottica, Parigi sta cercando di recuperare un terreno di dialogo con Mosca. Il corteggiamento francese al gigante russo è iniziato con l’arrivo di Macron all’Eliseo nel 2017, e continua tuttora. Da ultimo va registrato l’incontro bilaterale avuto con Putin alla vigilia del G7 di Biarritz.  

Ora, è chiaro che dal 2014, anno di annessione della Crimea da parte di Mosca, il fossato tra quest’ultima e l’Europa è divenuto profondo. Ma Parigi è decisa a colmarlo, conscia del fatto che la posta in gioco è troppo importante per farla sfumare in Crimea, in Siria, oppure nei Balcani. Gli Stati Uniti vanno per conto loro, e la Cina diviene soggetto sempre più insostituibile nel panorama internazionale, cresce ma è fragile internamente, e fragilità può significare ostilità. L’Europa deve avere un alleato, e quello non può che essere Mosca.  

Convincere Berlino

Parigi è abbastanza sola in questa partita. L’Italia è concentrata sulla questione migratoria e sui temi economici. Il Regno Unito non è attualmente in condizioni di condurre alcun tipo di politica estera di lungo respiro. Resterebbe il partner di sempre, la Germania. Ma Berlino è impegnata a guardarsi l’ombelico, ed è attiva solo sulle questioni energetiche (gasdotto North Stream II che la approvvigionerà di gas dalla Russia via Mare del Nord) ed economiche.  

Assistiamo quindi ad un’Europa smarrita, preda di una Francia irrequieta e di una Germania prudente. Macron vuole sganciarsi da questo schema, sa che la Russia si può ammansire, la Cina no, e indirizzerà ogni sua azione per convincere di questo l’unico partner che conta, Berlino.  

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L' Autore - Luca Orfanò

Laureato magistrale in Economics all’Università di Torino nel 2016 con una tesi sugli effetti economico-politici dei flussi migratori. Europeista convinto e appassionato di relazioni internazionali e di Medio Oriente. Ha conseguito il Master in Diplomacy in ISPI. Fondatore di un blog di economia internazionale nel 2012. Dopo un’esperienza lavorativa in ambito finanziario, torna a focalizzarsi sulla politica internazionale collaborando a Rivista Europae.

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