mercoledì , 20 giugno 2018
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Moldavia
Il Presidente moldavo Igor Dodon © OCSE Parliamentary Assembly - www.flickr.com, 2016

In Moldavia eletto un Presidente filorusso: è Igor Dodon

La Moldavia ha scelto il suo nuovo Presidente, il politico filorusso Igor Dodon, eletto al ballottaggio dello scorso 13 novembre con il 52,11% dei voti. Era dal 1996 che nel Paese non si tenevano elezioni dirette del Capo dello Stato, poiché nel 2000, a seguito di una riforma costituzionale, si era passati ad un sistema di elezione indiretta tramite il Parlamento. Tuttavia, il 4 marzo 2016 la Corte Costituzionale, senza non poche critiche, ha dichiarato illegittima la revisione, portando a nuove elezioni e alla conseguente vittoria del candidato del “Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia” (PSRM).

La vittoria di Dodon non è una sorpresa, se si considera l’attuale situazione politica moldava. Il PSRM, seppur all’opposizione, è difatti il primo partito, avendo conquistato nelle scorse elezioni generali tenute nel 2014 il 20,51% dei voti e ben 25 seggi su un totale di 101, che ne fanno il partito più forte all’interno del Parlamento. L’attuale coalizione di governo guidata dal primo Ministro Pavel Filip, denominata “Alleanza per l’Integrazione Europea III”, è rappresentata dall’unione di tre partiti vicini alla politica europea: il Partito Liberale Democratico, il Partito Democratico ed il Partito Liberale. Negli ultimi anni la coalizione ha attraversato diversi momenti di crisi: in un solo anno si sono succeduti ben tre diversi Primi Ministri, e non è escluso che, soprattutto dopo le ultime elezioni presidenziali, nuovi scenari politici possano presentarsi.

Igor Dodon, nuovo Presidente della Moldavia

Il nuovo Presidente eletto Igor Dodon non ha mai celato le sue simpatie per la politica russa, tanto da aver ricevuto l’endorsement politico direttamente da Mosca. Deputato nel parlamento moldavo, Dodon, nella sua carriera politica ha anche ricoperto, tra il 2006 ed il 2009, la carica di Ministro del Commercio e dell’Economia, quando faceva ancora parte del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia (PCRM). Nel dicembre 2011, dopo avere da poco lasciato il suo partito, decide di entrare a far parte del PSRM, divenendone subito segretario. Sotto la guida di Dodon il partito socialista è riuscito ad avere un enorme successo, divenendo una delle forze politiche più influenti nel Paese.

I motivi della vittoria di Dodon sono diversi: l’endorsement russo ha indubbiamente giocato un ruolo importante nel dare credito e autorevolezza ad una candidatura che era già di per se solida. Di particolare importanza è poi la figura del milionario moldavo Vladimir Plahotniuc, uomo d’affari che molti ritengono abbia una forte influenza sulle decisioni politiche del Paese, e che tra l’altro sembra avere buoni rapporti anche con il neo Presidente.

Plahotniuc controllerebbe una grande parte del mercato dei media, favorendo Dodon a scapito della sua rivale diretta, Maya Sandu, che screditare durante gran parte della campagna elettorale. La candidata, economista con un passato nella Banca Mondiale, è stata oggetto di numerosi attacchi da parte della stampa, dai presunti accordi con Angela Merkel al fine di ospitare migliaia di immigrati siriani sul territorio moldavo alle insinuazioni legate alla sua vita privata. Dodon, dal canto suo, è sempre stato dipinto come il candidato preferito del Cremlino.

Le simpatie per Mosca

L’ammirazione di Dodon per la Russia non è mai stata un mistero. Lo stesso neo Presidente ha più volte celebrato lo stile di Putin, dichiarando poco prima delle elezioni che “la sola differenza tra me e Putin in questo momento è che io non sono ancora Presidente, non appena lo diventerò fra pochi giorni, governerò la Moldavia allo stesso modo in cui Putin governa la Russia”. Il Presidente Putin si è a sua volta congratulato per la vittoria ottenuta, sottolineando come i risultati del voto mostrino il supporto dell’elettorato per le sue idee volte alla stabilità economica e sociale e alla costruzione di una politica estera equilibrata.

Lo scenario che si prefigura è a dir poco controverso: la coalizione di governo europeista deve ora fare i conti con un Capo dello Stato che ha una visione della Moldavia molto più vicina alla sfera di influenza russa che a quella europea. Sebbene la figura del Presidente sia considerata simbolica, le passate elezioni sono tuttavia indicative della forte attrazione che la Russia di Putin sta avendo sui Paesi del vecchio blocco orientale. Le incertezze della politica estera europea sommate a quelle di uno dei Paesi più poveri del Vecchio Continente potrebbero portare ad un ritorno di interesse verso un modello di governo autoritario, a scapito dei valori di democrazia e di uguaglianza su cui si fonda l’Unione Europa e che si presumeva potessero influenzare positivamente Paesi vicini come la Moldavia.

L' Autore - Nicandro Rosni

Laureato in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma discutendo una tesi in diritto comparato. Nel 2010/2011 ho partecipato al programma Erasmus. Da sempre appassionato di tematiche europee, negli ultimi anni ho collaborato con diverse organizzazioni non governative nell'ambito del programma erasmus+. Nel 2016 ho partecipato al Servizio Volontario Europeo lavorando per una Ong bulgara in materia di diritti umani. Attualmente vivo e studio in Svezia presso la Lund University.

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