martedì , 18 dicembre 2018
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Nelli Feroci alla Commissione, Tajani vicepresidente del PE

D’Alema, Letta, Mogherini: impazza ormai da mesi il toto nomine sull’identità del commissario italiano all’interno del collegio che s’insedierà ad ottobre, sorpassato per l’evolversi dagli eventi solo da quello che riguarda il prossimo allenatore della nazionale italiana di calcio. In attesa di scoprire quale portafoglio verrà riservato al Bel Paese, con l’attuale titolare della Farnesina in pole position per succedere alla baronessa Ashton come titolare della politica estera (e primo vice presidente del Berlaymont), l’inizio della nuova legislatura coinciso con lavvio del semestre di presidenza italiana  ha riempito le prime caselle del quadro istituzionale europeo, riservando all’Italia spazi per volti vecchi e nuovi della politica a dodici stelle.

Il Consiglio dei Ministri di martedì ha infatti individuato nell’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci l’erede di Antonio Tajani alla DG Industria: un incarico ad interim di quattro mesi quello riservato al predecessore di Stefano Sonnino come Rappresentante Permanente dell’Italia presso l’UE, attuale presidente dell’Istituto Affari Internazionali e dell’istituto Simest di promozione dell’internazionalizzazione. Membro del Coreper II, il comitato dei Rappresentanti Permanenti dedito alla preparazione delle sessioni del Consiglio Europeo sotto il profilo economico e politico, Nelli Feroci ha difeso con forza la posizione italiana negli anni di crisi e di rivisitazione della governance economica europea: Six Pack, Two Pack e soprattutto Fiscal Compact. “Provvedimenti radicali nel disciplinare la gestione dei conti pubblici, decisivi nel ricreare fiducia nei mercati insieme alle mosse della BCE”, dichiarava l’ambasciatore in novembre ai microfoni di Europae. Provvedimenti che, come sostiene lo stesso Nelli in una recente intervista a Il Foglio, ora forniscono a Matteo Renzi una base solida per negoziare con Angela Merkel e proporre un credibile programma di crescita compatibile con la flessibilità offerta dai Trattati.

Lo stesso Antonio Tajani, che proprio su Europae proponeva un’interpretazione più elastica del Patto di Stabilità, trova ancora spazio nelle istituzioni europee venendo eletto dall’aula appena insediata come vice-presidente del Parlamento Europeo, il più votato al primo turno con ben 452 preferenze. La sua fuoriuscita dalla Commissione Europea non è passata certo in silenzio, con l’ex governatore della Regione Lazio, tra i fondatori di Forza Italia, entrato in rotta di collisione con il governo Renzi per via della messa in mora dell’Italia riguardo i ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, bollata dall’esecutivo come strumentalizzazione politica di un incarico prettamente tecnico e super partes. 

Come già nella scorsa legislatura, all’Italia toccano due delle quattordici vice-presidenze: oltre a Tajani infatti anche David Sassoli del Partito Democratico, già candidato alle primarie per la candidatura a sindaco di Roma: eurodeputato dal 2009 e rieletto quest’anno con oltre 206 mila preferenze, l’ex giornalista Rai entra nell’ufficio di presidenza del Parlamento Europeo al secondo turno di votazioni con 392 preferenze. Immediatamente sul suo sito personale compare lo slogan, molto rendiamo, #europacambiaverso, accanto ad un impegno per un “Parlamento efficiente e trasparente” ed alle congratulazioni per il compagno d’armi Gianni Pittella, passato proprio da una vice-presidenza (facente funzioni di Martin Schulz all’ultimo Consiglio Europeo) alla presidenza del gruppo dei Socialisti e DemocraticiSecondo solo a Raffaele Fitto in termini di preferenze riscosse alle ultime elezioni europee (oltre 234 mila), Pittella prende così il posto di Hannes Swoboda e supporta immediatamente il premier Matteo Renzi al termine del suo discorso programmatico nell’emiciclo di Strasburgo, definendolo “autorevole, ambizioso, appassionato e concreto”. E dire che solo a dicembre i due erano opposti nella tenzone per le primarie del PD.

In foto, da sinistra Antonio Tajani, David Sassoli, Ferdinando Nelli Feroci e Gianni Pittella 

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L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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