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Polonia: il governo spaventa l’Europa

Lo scorso 25 ottobre il partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) dell’ex premier Kaczynski ha vinto le elezioni in Polonia. Avendo ottenuto la maggioranza dei seggi in aula, la neo-premier Beata Szydlo ha potuto creare un governo senza alleati. Questa vittoria ha fin da subito preoccupato Bruxelles, sia per i toni spiccatamente euroscettici del partito che per il pericolo di una svolta antidemocratica.

La riforma della Corte Costituzionale

Uno dei primi interventi del nuovo esecutivo ha riguardato il riassetto della Corte Costituzionale. Innanzitutto, l’emissione di sentenze diviene più difficoltosa, in quanto dovranno essere approvate dalla maggioranza dei due terzi invece che da una maggioranza semplice. In secondo luogo, il provvedimento prevede l’annullamento della nomina di cinque giudici e accorcia la durata degli incarichi del Presidente e del Vice Presidente da nove a tre anni, con efficacia retroattiva.

La stessa Corte Costituzionale polacca il 9 marzo ha dichiarato l’incostituzionalità della legge poiché “limita sensibilmente la capacità della Corte di agire in modo indipendente e sovverte gli equilibri del sistema polacco”. Il governo ha però dichiarato che non riconoscerà questa sentenza. A tal proposito anche la Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, ha affermato che la legge di riforma della Corte Costituzionale “indebolisce la democrazia, i diritti dell’uomo e lo stato di diritto”.

L’intervento della Commissione Europea

Un’altra manovra messa in atto dal nuovo governo riguarda la nuova legge sui mezzi d’informazione. La norma prevede che i vertici dei mezzi d’informazione pubblici siano nominati direttamente dal Ministero del Tesoro. In seguito a questi episodi, il 13 gennaio la Commissione Europea ha deciso di istituire un’inchiesta, per verificare il rispetto dei principi democratici comunitari. Per la prima volta, la Commissione fa ricorso al meccanismo della tutela dello Stato di diritto nei Paesi membri.

La prima fase dell’inchiesta prevede un dialogo tra la Polonia e la Commissione. Il 6 aprile, il vicepresidente Frans Timmermans, che si sta occupando del dialogo, ha affermato che il “punto di partenza deve essere il rispetto dell’ordine costituzionale esistente”, quindi le sentenze della Corte Costituzionale, che “devono essere pubblicate e messe in atto”. Assicura che la Commissione farà di tutto per portare avanti il dialogo senza ricorrere ai passi successivi. Questo strumento potrebbe, infatti, portare fino alla sospensione del diritto di voto del Paese in Consiglio.

Iniziativa contro l’aborto

Intanto, diverse organizzazioni cattoliche conservatrici stanno cercando di raccogliere centomila firme per proporre una legge attraverso l’iniziativa popolare. La proposta è orientata a limitare il ricorso all’aborto solo quando necessario per salvare la vita della madre e ad aumentare la pena (da due a cinque anni di carcere) per chi procura aborti illegalmente. La premier Beata Szydlo si è dichiarata favorevole all’iniziativa. Sarebbe un ulteriore passo indietro rispetto all’attuale legge, una tra le più restrittive d’Europa, che consente l’aborto fino alla venticinquesima settimana solo nei casi di pericolo di vita per la madre, gravissima malformazione del feto o stupro.

In risposta a tali avvenimenti, parte del popolo polacco ha cercato di far sentire la propria voce tramite manifestazioni e campagne. Questo ha permesso una marcia indietro rispetto all’appoggio incondizionato espresso dal Pis alla proposta di legge sull’aborto. Non è ancora chiaro se si tratti di una manovra politica per placare le manifestazioni o per dimostrare all’Unione Europea di essere uno Stato democratico e di diritto. È chiaro, invece, come sia l’Unione Europea che i cittadini saranno chiamati a giocare un ruolo fondamentale per assicurare il rispetto dei principi costituzionali.

L' Autore - Maria Nicola Stragapede

Studentessa di sociologia presso l’Università di Trento e allieva del Collegio di Merito Bernardo Clesio. Ho partecipato al progetto europeo Comenius Urbanscape che mi ha permesso di svolgere un periodo di studi in Turchia e Germania. Ho precedentemente collaborato con due testate locali e vorrei costruire un'informazione che sia il più possibile prossima al cittadino europeo e transnazionale. Questa è la mia speranza, o sogno, di vita. E vorrei iniziare da qui per realizzarlo.

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