mercoledì , 21 novembre 2018
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Portogallo
Photo © Simon Blackley,, 2007, www.flickr.com

Portogallo a sinistra: nasce il Fronte Popolare

Venerdì 6 novembre potrebbe essere stata una data esiziale per la politica portoghese: quasi una rivoluzione di velluto simile a quella che scacciò il dittatore Salazar all’inizio degli anni Settanta. Il segretario del Partito Comunista, Jeronimo De Sousa, ha annunciato davanti alle telecamere la nascita di un inedito “Fronte Popolare” in cui convergeranno il suo partito, i trozkisti del Blocco di Sinistra e il Partito Socialista guidato da Antonio Costa.

Il no delle sinistre

Ben pochi avrebbero scommesso su un esito del genere dopo la recente chiamata alle urne: il Presidente della Repubblica, Anibal Silva, poche ore dopo la chiusura dei seggi aveva praticamente escluso la possibilità che un governo di sinistra-sinistra potesse formarsi e aveva a tal scopo affidato l’incarico al premier conservatore Passos Coelho, confidando sul sostegno di una parte dei socialisti al nascente esecutivo.

Dalle parti di Lisbona, tuttavia, il formato Grande Coalizione, di moda in Germania e in Italia, non ha funzionato: i socialisti hanno detto di no. Il perché lo ha spiegato Antonio Costa in un’intervista ad Euronews. “Non vogliamo fare un governo che faccia cose di destra con i voti di sinistra, vogliamo un’alternativa vera”, ha detto.

Dai margini al governo

Negli ultimi decenni la politica portoghese aveva mantenuto in vita il bipolarismo grazie ad una conventio ad excludendum: vale a dire, i comunisti e le forze della Izquierda – composte da trozkisti, verdi, ecologisti – avevano mantenuto un ruolo marginale. Le elezioni del 4 ottobre sono state però uno spartiacque: i socialisti non sono riusciti a raggranellare i consensi sufficienti per superare i conservatori, mentre il vero boom lo hanno ottenuto le sinistre, che complessivamente hanno superato il 10% dei voti.

Il problema successivo alla formazione del Fronte Popolare sarà ora trovare un programma in grado di conciliare le vedute dei 122 deputati che, teoricamente, dovrebbero costituire la maggioranza. Un problema che presuppone il fatto che il presidente Silva dia, come di regola in una democrazia, l’incarico di governo ai socialisti, una volta appurata l’impossibilità di un governo Coelho. Sono evidenti le grandi differenze programmatiche tra i contraenti del venturo Fronte popolare. Le divergenze riguardano l’Euro, l’adesione alla Nato e la politica economica in generale. I comunisti e il Blocco di Sinistra ad esempio, vorrebbero bloccare da subito i tagli alla spesa pubblica e riportare l’orario settimanale di lavoro a 35 ore per tutti.

Non solo in Portogallo

Una situazione che ha delle similitudini non solo con il caso Grecia ma anche, cambiando epoca, con l’elezione di Jeremy Corbyn come leader Labour in Inghilterra. I trionfi elettorali di Tsipras in Grecia (accompagnati peraltro da una buona affermazione dei comunisti) e la stessa ascesa – almeno stando ai sondaggi – del Movimento 5 Stelle in Italia sono dei segnali palesi di uno scollamento forse irreparabile tra la tradizione incarnata dai socialisti e il “popolo” della sinistra.

L’adesione dei partiti di centrosinistra alle tesi dell’austerità ha scavato un fossato profondo che difficilmente potrà richiudersi e che lascia aperte le porte ad esiti imprevedibili, anche perché la crisi economica – che molti frettolosamente danno per terminata – morde ancora e i numeri sulla povertà e sulla disoccupazione non lasciano spazio a dubbi.

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L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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