martedì , 20 novembre 2018
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Photo © OSCE Parliamentary Assembly, 2014, www.flickr.com

Portogallo: un voto che complica

Dopo le elezioni presidenziali del 24 gennaio scorso, il Portogallo è entrato in una fase tratta dalla saga di “Don Camillo e Peppone”. Il neo-presidente conservatore Rebelo de Sousa, eletto con il 52% dei suffragi e quindi senza necessità di un ballottaggio, nelle vesti di Don Camillo, dovrà infatti coabitare con l’esecutivo rosso di Antonio Costa, formatosi a seguito di un burrascoso tourbillon.

De Sousa

Il Portogallo è un Paese spaccato come poche volte nella storia moderna: un video elettorale registrato dall’ex ct del Chelsea, Josè Mourinho, in cui il celebre allenatore esortava a votare per de Sousa, ha scatenato grandi polemiche su social network e giornali. L’appoggio di Mourinho al candidato del centrodestra ha fatto gridare molti allo scandalo, per una politica che si affida alle facce dei famosi per accreditarsi come vincente.

De Sousa, in realtà, ha un pedigree politico che ben poco si presterebbe a scelte mediatiche: già leader del Partito Socialdemocratico (in Portogallo, lo ricordiamo, tale partito rappresenta i conservatori), notista politico affermato, è famoso per le sue comparsate nei talk show, durante le quali sfoggia un eloquio da intellettuale. Il presidente ha la fama di persona integerrima nei principi ma flessibile nella pratica politica. Teoricamente, proprio quello che ci vorrebbe in questo momento.

Il governo Costa

Il governo Costa, nato grazie a una maggioranza parlamentare risicata, non naviga in buone acque. Certo, gli ultimi eventi in Spagna – con la prospettiva di un esecutivo “Psoe-Podemos” che pare crescere di ora in ora – sembrano favorirlo. Già si immagina una ripetizione a Madrid di quanto accaduto a Lisbona: vale a dire, un Fronte Popolare che possa sbarrare la strada alle destre e rimettere in discussione l’austerità.

Tuttavia, il negoziato con le istituzioni europee è irto di spine: la Commissione non intende dare spazio di manovra sui conti pubblici, non vuol sentire parlare di riduzione dell’orario di lavoro, né di flessibilità in uscita per le pensioni. Sono tutti punti programmatici su cui la sinistra radicale – Bloco de Izquierda ed ecologisti – hanno puntato molto: una ritirata non potrebbe essere tollerata.

Crisi di governo?

Eppure, con un presidente neo-eletto moderato e allineato con le tesi della Commissione Europea, l’esecutivo del cambiamento rischia davvero di portare a casa poco o nulla. Antonio Costa, nel ruolo di pompiere, promette di rispettare gli impegni europei e nel contempo di poter dare avvio alle riforme sociali tanto attese, in un Paese dove la disoccupazione e l’emigrazione di massa sono ancora tragiche realtà.

Qual è, allora, lo scenario più probabile? È difficile pensare che l’eterogenea compagine comunista e trozkista possa avallare scelte dure e impopolari. Il paragone con la Grecia, quindi, appare fondato su basi solide. Il presidente De Sousa, in questo scenario, potrebbe avere un ruolo esiziale: nel caso si frapponesse brutalmente all’esecutivo in carica, la via verso le elezioni anticipate sarebbe tracciata. Il compito dei socialisti – conciliare le politiche europee di austerità con le istanze radicali del Blocco di Sinistra – appare quanto mai arduo.

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L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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