mercoledì , 19 dicembre 2018
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Renzi: ritrovare l’anima dell’Europa

Un discorso colmo di passione per il progetto europeo. Così, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha accolto il discorso che Matteo Renzi ha tenuto davanti al Parlamento Europeo, aprendo il semestre di Presidenza italiana. Renzi ha rinunciato a un discorso programmatico in cui elencare asetticamente le priorità del semestre italiano, a favore di un’appassionata rivendicazione dei valori europei.

Renzi ha infatti esordito richiamando i simboli delle bellezza e della ricchezza della storia che accomunano l’Italia e la Grecia, il cui semestre di Presidenza si è chiuso pochi giorni fa. A fronte di questi valori da non dimenticare, oggi l’UE mostra il volto della noia. Per questo motivo è necessario rilanciare il progetto di integrazione europea, senza però trascurare l’emergenza della crescita e della crisi finanziaria. “La sfida del semestre italiano è ritrovare l’anima dell’Europa, recuperare la nostra identità profonda”, così si è espresso il premier.

Renzi ha poi rivendicato il ruolo dell’Italia in Europa, ricordando che, nonostante tutto, Roma è ancora un contributore netto dell’UE, e quindi fornisce più risorse di quelle che riceve da Bruxelles. L’Italia però non si presenta in Europa per chiedere qualcosa in più, ma per dare il proprio contributo al rilancio del progetto comunitario, “con coraggio e orgoglio”, le parole d’ordine del discorso del Primo Ministro. E la vittoria elettorale grazie alla quale Renzi si è presentato trionfalmente in Europa è stata proprio il frutto dell’aver detto agli italiani che le riforme vanno fatte in primo luogo a casa, per poi essere credibili a Bruxelles.

L’Italia non chiede nulla all’Europa: come Renzi già aveva ricordato nelle settimane scorse, Roma ha tutte le intenzioni di rispettare le regole e non di cambiarle. Tuttavia, il Patto che regola i vincoli di bilancio dei Paesi europei richiama nel proprio nome non solo la Stabilità, ma anche la Crescita. E questo sarà il principale obiettivo della Presidenza italiana, ossia orientare la politica economica europea verso il tema della lotta alla disoccupazione e del rilancio economico. Quale ricetta per la crescita? Renzi non è entrato nei particolari, ma ha citato investimenti in nuove tecnologie e ICT, in innovazioni per il clima e nel capitale umano. Tutto questo perché la crescita serve anche all’Europa.

Renzi poi ha lanciato uno dei segnali politici più forti del proprio discorso, perorando esplicitamente la causa della permanenza del Regno Unito nell’UE, che così preserverebbe ricchezza e identità.

Il premier è passato quindi a una delle emergenze più pressanti, quella dell’immigrazione. Renzi ha ricordato che l’Europa, e l’Italia in particolare, sono terra di frontiera e come gli sconvolgimenti in un Paese come la Libia stiano generando conseguenze insostenibili dal punto di vista delle tragedie migratorie. Anche in questo caso, il Primo Ministro ha voluto ribadire quanto potrebbe essere più incisivo l’apporto di un’Europa coesa, non solo nella gestione dell’emergenza, citando l’iniziativa Frontex Plus, ma anche nel combatterne le causa profonde.

Ecco perché è necessario un nuovo protagonismo dell’UE in Africa: questo non significa solo maggiori investimenti delle multinazionali europee o la corsa alle risorse energetiche, ma anche una più accentuata attenzione alla dimensione umana. L’UE è in prima fila per giocare un ruolo di questo genere, grazie ai valori di civiltà che la contraddistinguono. Ma se gli europei si rifiutano di indignarsi di fronte a fatti come il rapimento delle studentesse in Nigeria ad opera di Boko Haram, allora è molto distante da questo obiettivo e si chiude senza speranza dentro le proprie frontiere.

Serve dunque una politica estera decisa, anche nei confronti dell’Ucraina: tuttavia, la politica europea non deve essere plasmata esclusivamente da scelte contro “il nostro vicino più grande”, la Russia (non citata direttamente dal premier).

Insomma, Renzi ha affrescato un quadro di rilancio dell’Unione che si appoggi sui valori democratici europei e sull’entusiasmo delle nuove generazioni (“la generazione Telemaco”), che hanno “il dovere di meritarsi l’eredità europea” per assicurarle un futuro: così che l’idea di Europa non si riduca solamente a quella della valuta comune.

In foto Matteo Renzi dopo il Consiglio Europeo di fine giugno (Foto: Palazzochigi – www.flickr.com)

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L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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