martedì , 20 novembre 2018
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Photo © US Army Europe, 2016, www.flickr.com

Romania: nuovo governo, vecchie polemiche

Il Parlamento romeno, qualche settimana fa, ha dato la fiducia ad un nuovo governo, ponendo in questo modo fine ad un periodo di incertezza politica che si era venuto a creare subito dopo le elezioni parlamentari dell’11 dicembre. Dopo il rifiuto annunciato dal Presidente della Romania Klaus Iohannis di accettare la nomina di Sevil Shhaideh, che sarebbe stata la prima donna musulmana alla guida del Paese, il Partito Social Democratico (PSD) ha ripiegato su Sorin Grindeanu, divenuto in tal modo il nuovo Primo Ministro.

I risultati delle elezioni

Le elezioni legislative dell’11 dicembre 2016 avevano visto affermarsi come principale partito del paese il PSD, che aveva raggiunto un numero di preferenze pari al 45,48% dei votanti. Erano state anche le prime elezioni svolte con il nuovo sistema elettorale adottato nel 2015, con un ritorno al sistema proporzionale già usato in passato. Un dato molto significativo era stato quello dell’affluenza alle urne, che si era attestato al 39%. Una percentuale relativamente bassa, sintomo probabilmente di una ancora non ritrovata fiducia nelle istituzioni politiche.

Il voto si è svolto infatti a poco più di un anno dalle proteste popolari che avevano portato alle dimissioni dell’ex Primo Ministro socialdemocatico Victor Ponta. Era il novembre 2015 quando migliaia di persone erano scese in piazza a seguito del rogo avvenuto in una discoteca di Bucarest e nel quale avevano perso la vita 64 persone. Oltre la denuncia per i mancati controlli di sicurezza, le proteste erano state dirette anche e soprattutto alla classe politica, giudicata largamente corrotta e inadatta a servire il Paese. Nell’ultima tornata elettorale il PSD, che era già partito di maggioranza, è riuscito nuovamente ad imporsi ed a formare insieme ad ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici) una nuova coalizione di governo.

Il nuovo governo

Il PSD ed ALDE hanno dunque avuto l’incarico da parte del Presidente Klaus Iohannis di nominare un nuovo Primo Ministro. La scelta sarebbe potuta cadere sull’attuale leader del PSD Liviu Dragnea, se non fosse che una legge del 2001 vieta ai condannati in via definitiva di far parte del governo. Nell’aprile 2016 Dragnea ha infatti ricevuto una condanna a due anni, con sospensione della pena, per frode elettorale, relativa ad irregolarità riscontrate durante il Referendum presidenziale del 2012.

Scartata questa ipotesi la scelta era ricaduta in un primo momento sulla figura di Sevil Shhaideh, esponente della minoranza tatara in Romania, che sarebbe diventata la prima premier donna, nonché la prima di fede musulmana nell’intera Unione Europea. Una scelta che non ha convinto del tutto il Presidente Iohannis, il quale il 27 dicembre scorso ha diramato un comunicato ufficiale con il quale ha rifiutato la proposta. Iohannis non ha specificato i motivi del rigetto della proposta, ma apparentemente, secondo i media romeni, i motivi sarebbero da ricercare nella posizione del marito della Shhaideh. Un uomo d’affari siriano che non ha mancato di esprimere in più occasioni il proprio sostegno politico verso il regime del Presidente Bashar Al-Assad di Siria.

La scelta

Caduta anche questa ipotesi, ad inizio gennaio è stata finalmente accettata la candidatura del socialdemocratico Sorin Grindeanu, già ministro delle comunicazioni nell’ultimo governo Ponta e persona ritenuta molto vicina a Dragnea. Il 4 gennaio 2017 il governo Grindeanu ha ricevuto la fiducia dal Parlamento, ed allo stesso tempo ha promesso di aumentare i salari minimi nonché di creare posti di lavoro meglio retribuiti al fine di limitare il fenomeno migratorio, che porta ancora tanti romeni a cercare lavoro all’estero.

La nomina del nuovo governo non è stata esente da critiche. Tanti sono stati i giudizi negativi circa l’inesperienza di alcuni ministri, che ha portato a far ritenere il nuovo esecutivo un governo di partito più che un governo politico. La critica maggiore rimane tuttavia quella secondo cui il vero Primo Ministro sarebbe Liviu Dragnea che, malgrado la condanna, continua ad avere una forte influenza politica. Positiva è stata invece giudicata la scelta del diplomatico Teodor Melescanu come Ministro degli Esteri, soprattutto in vista del semestre di Presidenza del Consiglio dell’UE che spetterà al governo romeno nel 2019.

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L' Autore - Nicandro Rosni

Laureato in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma discutendo una tesi in diritto comparato. Nel 2010/2011 ho partecipato al programma Erasmus. Da sempre appassionato di tematiche europee, negli ultimi anni ho collaborato con diverse organizzazioni non governative nell'ambito del programma erasmus+. Nel 2016 ho partecipato al Servizio Volontario Europeo lavorando per una Ong bulgara in materia di diritti umani. Attualmente vivo e studio in Svezia presso la Lund University.

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