martedì , 18 dicembre 2018
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Photo © Anti.USL, 2009, www.flickr.com

Romania: Iohannis, presidente per la svolta

Ribaltando le previsioni della vigilia, dal ballottaggio di domenica scorsa è uscito vincitore Klaus Iohannis: il candidato conservatore, partito come outsider, è il nuovo Presidente della Romania (54,8% delle preferenze contro il 45,2% di Ponta). Il premier socialdemocratico Victor Ponta, favorito della vigilia, ha ammesso la sconfitta mentre lo scrutinio era ancora in corso. Ha anche chiamato Iohannis per congratularsi per la vittoria: “il popolo ha sempre ragione”, ha dichiarato, aggiungendo che non intende dimettersi e che la coalizione di cui è a capo resterà al governo fino al 2016, data delle prossime elezioni legislative. Proseguirà così la scomoda coabitazione che ha caratterizzato gli ultimi anni tra il premier e l’ex Presidente Traian Basescu.

Klaus Iohannis, professore di fisica, 55 anni, di fede protestante (in un Paese a larga maggioranza ortodosso) appartiene alla minoranza tedesca della Transilvania ed ha incassato l’esplicito appoggio della Cancelliera tedesca Angela Merkel e degli altri esponenti del PPE. È dal 2000 sindaco di Sibiu (Capitale Europea della Cultura nel 2007): i buoni risultati come amministratore locale hanno spianato la strada alla sua carriera politica, che lo ha portato quest’anno alla guida del PNL. Molti intellettuali romeni sono dalla sua parte, anche in seguito ai numerosi scandali in cui è stato coinvolto il Partito Socialdemocratico. Le sue prime dichiarazioni, rilasciate nella serata di domenica in mezzo a 20 mila suoi sostenitori sono state: “sarò il Presidente di tutti, un Presidente libero. Grazie a tutti quelli che hanno votato, oltre il 64%, un’affluenza enorme, la sorpresa più bella di queste elezioni”.

Vedendo i numeri, Ponta ha ottenuto al ballottaggio lo stesso risultato del primo turno, mentre i consensi per Iohannis sono cresciuti del 20% nel giro di pochi giorni. Merito soprattutto dell’alta percentuale di votanti al secondo turno, non trascurabile in un Paese dell’Est Europa abituato a bassi tassi di affluenza. Chi ha votato Iohannis, molti tra i romeni della diaspora, lo ha fatto per diversi motivi. Il primo è il timore che tra le fila del PSD tornassero alla ribalta i vecchi politici corrotti e compromessi con i servizi segreti. In secondo luogo, tanti romeni vedono in Iohannis l’uomo serio ed incorruttibile, in grado di far compiere alla Romania il salto di qualità necessario per creare nuova occupazione e lottare contro la corruzione dilagante, uno dei più grandi problemi del Paese. A suo favore si è espressa poi, quasi all’unanimità, la Transilvania. Da considerare anche il terrore per le politiche espansionistiche del Presidente russo Vladimir Putin, che ha avvantaggiato il centro-destra liberale.

In conclusione, il successo di Iohannis è legato alla promessa di garantire normalità. Nonostante i suoi poteri siano limitati, il primo compito di Iohannis sarà quello di dare un segnale sul fronte della legalità e del contrasto all’evasione fiscale ed alla corruzione. Ha promesso inoltre di impegnarsi per una magistratura indipendente, per l’istruzione come risorsa primaria, e per dare una svolta liberale all’economia. Ha inoltre confermato il suo sostegno all’adesione della Moldova all’UE. Il problema che dovrà affrontare è legato al non godere della maggioranza parlamentare ed al doversi quindi confrontare quotidianamente con il premier. Il rischio di instabilità politica è di nuovo alto. Per questo Iohannis ha già dichiarato di pensare a sciogliere anticipatamente il Parlamento e indire nuove elezioni. Il neo-eletto, che si è sempre presentato come uomo del fare, ha detto: “la campagna elettorale è finita, ora dobbiamo metterci a lavoro. I romeni hanno detto di volere un cambiamento profondo, un segnale importante per me e tutta la classe politica”.

Anche in occasione del ballottaggio si sono rinnovate le proteste e le polemiche riguardanti il voto all’estero che hanno contraddistinto le precedenti tornate elettorali: in molte città d’Europa infatti i disguidi e la cattiva organizzazione hanno funestato il voto nelle ambasciate per i romeni della diaspora. Situazioni particolarmente critiche si sono verificate a Torino, a Parigi ed a Vienna. Nelle grandi città romene, prima dei festeggiamenti per la vittoria, gli elettori del centro-destra erano scesi in piazza per protestare e accusare il centro-sinistra di cattiva gestione del voto all’estero, tradizionale serbatoio di voti favorevoli al fronte moderato. Stessa cosa avvenuta cinque anni fa, quando il voto della diaspora garantì il secondo mandato a Traian Basescu.

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L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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