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Schulz, il vecchio Presidente di un nuovo PE

Niente è cambiato. Ora Martin Schulz potrà trasferire nuovamente i suoi follower su Twitter dall’account di candidato alla Presidenza della Commissione Europea a quello di Presidente del Parlamento Europeo e dire che tutto quello che è successo prima è stato un incidente di percorso. La prima Plenaria della nuova legislatura 2014-2019, infatti, ha eletto a suo Presidente Martin Schulz, il Presidente uscente, al primo scrutinio, con 409 voti su 612 validi.

Gli altri candidati alla Presidenza erano l’inglese Sajjad Karim per i conservatori (ECR), il quale ha ottenuto 101 voti, ed infine, aggiudicandosi il terzo e quarto posto a pari merito con 51 voti, lo spagnolo Pablo Iglesias per la sinistra radicale (GUE) e l’austriaca Ulrike Lunacek per i Verdi/ALE. Al contrario, PPE e ALDE hanno deciso di non presentare alcun candidato sostenendo di fatto Schulz.

Nel suo discorso di ringraziamento, il “nuovo” Presidente ha ribadito il suo impegno per tutelare la democrazia e l’interesse dei cittadini europei, il che passa ovviamente per la conferma di Jean Claude Junker a Presidente della Commissione Europea. Ma non solo. I cittadini europei potranno vivere in una vera democrazia solo se i drammatici tassi di disoccupazione si ridurranno, se l’uguaglianza tra Stati membri e sessi verrà garantita: “La disuguaglianza tra i Paesi, tra i gruppi nella società, le disparità ancora esistenti tra donne e uomini non deve farci riposare”. Altre sono le sfide che il Parlamento ha di fronte a sé nell’attuale legislatura che Schulz ha citato: unione bancaria, politica energetica, carta dei diritti nel digitale, politica migratoria e d’asilo. Un buon discorso, ma dopo aver visto i dibattiti elettorali non si potevano avere più dubbi sulle capacità oratorie di Schulz.

Non è stata solo la giornata per il Presidente del Parlamento Europeo. A Strasburgo sono stati eletti anche i quattordici Vice-Presidenti: a loro il compito di sostituire il Presidente del PE o di ricevere sempre per conto del Presidente alcune deleghe. Tra questi quattordici alcuni nomi interessanti. Innanzitutto due italiani: Antonio Tajani e David Sassoli. Il primo, ex Commissario all’industria e europarlamentare per Forza Italia e quindi per il PPE, è stato eletto già al primo turno con la maggioranza dei voti (452). Il secondo, invece, eurodeputato riconfermato, siede tra le file del Partito Democratico e quindi dei S&D ed è stato eletto al secondo turno di votazione (394 voti).

Tra gli altri volti degni di nota vi è il finlandese Olli Rehn, altro ex Commissario, seduto tra le file dell’ALDE, eletto al terzo scrutinio con 377 voti. Altri due ex Commissari, accanto a Rehn e Tajani, hanno rinunciato al loro scranno per sedersi al PE: si tratta di Viviane Reding (Commissaria alla giustizia) e Janusz Lewandowski (Commissario al budget). Altri tre Commissari, ovvero De Gucht, Mimica e Šefčovič, invece, sebbene eletti, hanno rinunciato al loro seggio. Per concludere la carrellata di nomine al PE, invece, è stato eletto Presidente del Gruppo dei Socialisti e Democratici l’italiano Gianni Pittella, ex Vice-Presidente, nonché Presidente ad interim del Parlamento Europeo.

È iniziata così la prima Plenaria del Parlamento Europeo per la legislatura 2014-2019, ma anche la prima Plenaria per molti eurodeputati: sono 396 infatti gli eletti che per la prima volta siedono nell’emiciclo di Strasburgo. Una Plenaria che non ha mai suscitato così tanto interesse e che ha accontentato il pubblico offrendo più o meno simpatiche e pertinenti note di colore. Ad esempio, durante l’esecuzione dell’Inno alla Gioia di Beethoven, alcuni deputati euroscettici dell’UKIP, facenti capo a Nigel Farage, hanno dato le spalle all’orchestra in segno di protesta. Rimasti invece seduti alcuni deputati del Front National, un gesto che per contrasto non fa poi così tanta notizia. O ancora l’eurodeputato Buonanno si è presentato indossando un velo, richiamando la decisione della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di considerare legale il divieto al burqa e per sottolineare quindi le radici cristiane dell’UE.

È la prima volta che un Presidente del Parlamento Europeo viene rieletto ed a caldo è difficile capire se questa continuità sia una conquista per gli euro-favorevoli o per gli euroscettici. In ogni caso, la conferma di Schulz è a misura di crisi: carta stampata e gadget potranno essere riutilizzati. Niente è cambiato. Tutto è cambiato.

In foto Martin Schulz di fronte all’assemblea del PE (Foto: European Parliament)

 

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L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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