mercoledì , 12 dicembre 2018
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Serbia e Macedonia: presto sedi diplomatiche comuni

Entro breve la Serbia e l’ex Repubblica di Macedonia apriranno missioni diplomatiche e consolari comuni. Qualcuno prevede con un misto di timore e speranza la rinascita della Jugoslavia. Spesso si è parlato del sentimento che, soprattutto con la crisi economica, si diffonde nei Balcani: una forte nostalgia dei tempi di Tito, prima che una sanguinosa guerra civile cambiasse la geografia in quella che conosciamo oggi.

Il fatto che i due Paesi aprano consolati comuni non è la prova di un ritorno al passato, piuttosto di un rimedio per diminuire la spesa pubblica. La prima ragione di questo cambiamento citata da entrambi i Ministri degli Esteri è stata proprio quella economica. Ivica Dačić ha affermato che a convincerlo della bontà dell’idea sia stato un convegno a Berlino: “ho notato cinque o sei bandiere allineate su un solo edificio e allora ho pensato che se Paesi ricchi come quelli scandinavi hanno fatto questa scelta, allora la possiamo fare anche noi che siamo più poveri”. Inoltre i due Stati condividono un importante obiettivo comune: diventare membri dell’Unione Europea, obiettivo che fa sì che abbiano anche molti interessi e problematiche da risolvere simili.

Eppure Serbia e Macedonia non hanno sempre avuto ottimi rapporti, anzi, hanno ancora tutt’oggi almeno due motivi di attrito: uno religioso, l’altro politico. Il primo è piuttosto complesso ed ha il suo inizio prima della nascita del Regno di Jugoslavia, per poi protrarsi fino a oggi. Sul finire degli anni ’60 la Chiesa Ortodossa macedone si dichiara unilateralmente autonoma dalla Chiesa madre serba. Né quest’ultima, né le altre Chiese riconoscono la divisione, portando quindi ad un vero e proprio scisma. Nei primi anni del nuovo millennio si tenta una riconciliazione fra la Chiesa macedone e quella serba, ma invece di migliorare i rapporti, si rischia uno scisma nello scisma: il Patriarcato serbo crea l’Arcidiocesi di Ocrida, nominando Jovan Arcivescovo. Nel frattempo intervengono anche interessi politici e nel 2004 Jovan viene tenuto in arresto per più di 200 giorni in Macedonia. Ancora oggi i rapporti sono molto tesi, a tal punto che spesso ai sacerdoti della Chiesa serba è vietato entrare in Macedonia con i propri vestiti tradizionali, di contro, ai “colleghi” macedoni sembra sia spesso impedito il pellegrinaggio in alcuni luoghi in territorio serbo.

Il secondo motivo di attrito, invece, è la questione kosovara. La Macedonia è uno dei Paesi che riconosce il Kosovo quale Stato autonomo e indipendente dalla Serbia. Mentre la questione religiosa appare oggi ancora insoluta, quella politica sta lentamente perdendo di importanza, soprattutto da quando Kosovo e Serbia hanno trovato un primo accordo generale con l’intento di normalizzare l’attuale situazione.

Durante la conferenza stampa i due Ministri degli Esteri Nikola Poposki e Ivica Dačić hanno preferito minimizzare le due questioni, preferendo concentrarsi invece sul potenziamento delle linee di comunicazione, nuove infrastrutture, la possibilità di eliminare i dazi doganali intensificando quindi gli scambi fra i due Paesi. Nonostante la perplessità destata dai problemi ancora esistenti fra Serbia e Macedonia, l’accordo di aprire sedi diplomatiche comuni non può che essere positivo. Sia esso dettato dalle difficoltà economiche o dall’obiettivo “Europa” comune rimane una scelta che, se ben gestita, si rivelerà vincente.

Photo © Juanlu y Jessica engerundio, 2007, www.flickr.com

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L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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One comment

  1. Ma chi glie lo fa’ alla Serbia, incollarsri di nuovo le ex Repubbliche jugoslave?! Ancora, ancora se non ci fossero gli schipetari (albanesi ora).

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