mercoledì , 12 dicembre 2018
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Alexis Tsipras, di Syriza, è il nuovo primo ministro greco (Foto: WikiCommons)

Tsipras al governo, per Syriza adesso viene il difficile

Alexis Tsipras è stato il trionfatore indiscusso delle elezioni politiche greche. La sua Syriza ha raggiunto un risultato elettorale anche superiore alle attese degli analisti. Quanto accaduto dopo la chiusura delle urne, tuttavia, ha il sapore di una vera metamorfosi – per usare una parola greca. Molti commentatori si soffermano infatti sul notevole risultato di Syriza, ma forse la prospettiva più interessante per capire lo sconvolgimento in atto nel panorama politico greco è confrontare i risultati di domenica con i dati di solo un lustro fa.

Uno stravolgimento storico

Nel 2009 la somma dei partiti tradizionalmente al potere – Nea Dimokratia e Pasok – superava l’80%. Solo il partito comunista greco (KKE) superava il 5% e Syriza veleggiava attorno al 4,5%. Ieri, la somma dei partiti tradizionali – includendo anche il piccolo partito dell’ex premier socialista Papandreou, rimasto fuori dal parlamento – superava a stento il 35%. Chiunque sia stato al governo negli ultimi anni è stato fortemente penalizzato, segno di una frattura tra cittadinanza e politica all’apparenza insanabile.

Sulla scena politica vi è stata un’irruzione di soggetti nuovi e, agli occhi di un’opinione pubblica insoddisfatta, quasi immacolati: dal movimento ANEL (Greci indipendenti), al partito centrista To Potami, passando per Alba Dorata – ancora una volta sottostimata dai sondaggisti – e per il redivivo KKE. I socialisti del Pasok, pur avendo superato la soglia minima per eleggere parlamentari, hanno chiuso malinconicamente con il 5% dei suffragi.

La fortuna di Tsipras si decide in parlamento

La natura eterogenea e radicale del nuovo Parlamento greco permette al nuovo premier Tsipras di giocare da una posizione di forza: Syriza sarà il centro gravitazionale attorno al quale potranno ruotare i diversi soggetti politici (o anche solo frammenti di essi). Il primo banco di prova sarà l’elezione del nuovo Capo dello Stato: per racimolare i 180 voti necessari – impresa sulla quale è naufragato il predecessore Antonis Samaras – Tsipras potrà cercare la strada di un accordo con Potami e gli alleati di governo di ANEL, sperando anche nell’appoggio di singoli parlamentari del Pasok e del KKE o, perché no, anche di Nea Dimokratia e Alba Dorata.

Sussiste il rischio che Tsipras possa naufragare già sullo scoglio del Presidente della Repubblica? A giudicare dalla scelta del partner di governo, il partito di destra anti-euro ANEL, è molto probabile che dal KKE non arrivi nessun “aiutino”, cosa che invece potrebbe giungere in ogni caso da un Pasok alla ricerca di una nuova rilevanza politica.

La ragione suggerisce che, stante l’affermazione netta di Syriza, sia piuttosto improbabile un subitaneo scioglimento del parlamento. Riportare il Paese alle urne sarebbe forse un toccasana per Alba Dorata, ma in un Paese come la Grecia – dove ieri l’astensione ha superato il 40%, un dato senza dubbio allarmante – sarebbe un vero disastro politico.

Governo Tsipras, una strada stretta e in salita

Per l’ex ingegnere civile e nuovo premier Tsipras, ora divenuto un simbolo mondiale della lotta contro l’austerity, il difficile viene adesso. L’epopea di Syriza ha avuto oggettivamente un sapore epico: una piccola coalizione, marchiata fino a qualche anno fa come un manipolo di illusi statalisti, è ora al timone della nazione che è stata la culla della cultura europea. Molto ha fatto la presenza sul territorio dei militanti e il loro lavoro di assistenza sociale nei quartieri poveri più colpiti dalla crisi.

A una rapida ascesa può corrispondere però una altrettanto rapida e quanto mai dolorosa caduta: gli elettori di Syriza, ora adoranti, potrebbero spazientirsi al primo passaggio a vuoto dell’esecutivo. Realisticamente, il governo Tsipras dovrà concentrarsi da subito sulle sfide principali: trovare un accordo con i creditori internazionali (e, nel caso fosse impossibile, preparare un piano B comprendente l’ipotesi estrema e poco augurabile di abbandono dell’euro), così da rilanciare investimenti che favoriscano una riduzione significativa del tasso di disoccupazione al di sotto del 15% entro quattro anni – obiettivo più volte rivendicato dagli economisti di Syriza.

Troppe volte in questi anni si sono visti leader che hanno promesso di cambiare tutto salvo poi cambiare poco o nulla. Tsipras non avrà prove d’appello e, per il bene della Grecia, non potrà certo permettersi questo lusso.

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L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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