giovedì , 13 dicembre 2018
18comix
Lo scambio della cravatta tra Renzi e Tsipras © Palazzo Chigi - Flickr

Tsipras – Renzi, l’asse anti-austerity che non c’è

Tsipras è atterrato a Roma Ciampino, direttamente da Cipro e pronto a iniziare il suo tour europeo. Roma è dunque stata la seconda capitale visitata dal nuovo Primo Ministro greco, uscito vincitore dalle elezioni del 25 gennaio con il suo partito, Syriza, al 36%. L’incontro con Renzi si è svolto a Palazzo Chigi ed è stato seguito da una conferenza stampa dei due premier. Un messaggio di speranza: così Matteo Renzi ha descritto il risultato delle recenti elezioni in Grecia, rivolto ai giovani che faticano a trovare un lavoro e che sono ancora duramente colpiti dalla crisi. Aggiungendo però che lui e Tsipras provengono da storie diverse e da famiglie politiche diverse, anche se accomunate dall’intenzione di riavvicinare i cittadini alla politica “restituendole la possibilità di cambiare le cose”.

Nella conferenza stampa Renzi ha però ribadito l’importanza per la Grecia di rimanere legata alle istituzioni europee e di continuare nel processo di riforme, soprattutto contro la corruzione – tema a cui Tsipras tiene molto, perché dalla lotta agli sprechi sostiene di poter recuperare parte delle risorse necessarie a migliorare le condizioni di vita dei greci. Se Tsipras insomma cercava una sponda nel governo italiano, potrebbe essere rimasto un po’ deluso.

Battaglie diverse

L’asse che Renzi vuole costruire, a giudicare dal recente vertice a Firenze, è piuttosto con Angela Merkel, nel tentativo di dimostrare ai partner tedeschi la serietà con cui l’Italia sta riformando la propria economia. In questo Renzi si è mantenuto coerente con la linea del Partito Socialista Europeo, che, pur criticando duramente gli effetti delle politiche di austerità decise negli scorsi anni, non ha mai sostenuto ipotesi drastiche di rifiuto degli accordi sottoscritti, ma ha anzi fatto una lunga battaglia per aggiungere, alla rigida disciplina di bilancio, un elemento di crescita economica declinato nella forma di maggiore flessibilità per l’applicazione del Patto di stabilità e crescita (ottenuta con le nuove linee guida della Commissione), di un piano di investimenti europeo (ottenuto attraverso il piano Juncker da 300 miliardi, che pure deve ancora essere lanciato) e di una politica monetaria espansiva o quantomeno di contrasto rispetto alla deflazione, ottenuta con il lancio dell’operazione di quantitative easing della BCE.

Renzi, Tsipras e lo sparring partner

Non c’è quindi spazio politico per le richieste greche più drastiche: se non sono riuscite a coordinarsi Francia e Italia, con Hollande che ha deciso uno sforamento del deficit, mentre Renzi è rimasto entro i limiti previsti, difficilmente potrà funzionare l’asse con la Grecia, che si trova su posizioni più estreme e in condizioni peggiori. Con un risultato bizzarro: gli Stati più in difficoltà non sembrano interessati a costruire realmente un fronte comune con cui contrastare le politiche della Cancelliera, quanto piuttosto a rinsaldare il loro rapporto proprio con la Germania. Così è stato per Hollande, così per Renzi, come appunto dimostrato dal vertice di due settimane fa. Nella convinzione che ci sia sempre qualcuno di peggiore che sta fallendo nel riformare il proprio Paese – per la Francia è ovviamente l’Italia, per l’Italia la Spagna e la Grecia, con cui Roma non ama essere paragonata, per ragioni di grandezza economica, ma anche per amor proprio.

Quanto costa a Berlino ?

In queste condizioni le vere aperture a una politica economica diversa sono arrivate proprio dalle istituzioni europee: dalla Commissione a guida Juncker e dalla Banca Centrale di Draghi. E infatti Tsipras, dopo l’Italia e la Francia è andato proprio a trovare i due leader europei, per presentare il proprio programma di riforme e per negoziare termini più vantaggiosi per il debito greco, come quelli che il neo Ministro delle Finanze greco Yanos Varoufakis ha proposto in Francia e in Italia nel suo viaggio parallelo. La sensazione è che la Grecia, dopo aver inizialmente puntato in alto, finirà per trovare un compromesso, proprio come gli altri Paesi europei. Quello che non è chiaro è se la posizione di Angela Merkel si sia effettivamente ammorbidita – dopotutto persino Obama da Washington ha detto che l’austerity è stata una politica fallimentare e che non si può strozzare uno Stato in quel modo – oppure se le concessioni fatte e i nuovi margini di spesa ottenuti non siano del tutto coerenti con la sua idea di fondo: che cioè, non importa cosa si faccia, né chi lo faccia. Importa solo che ai cittadini tedeschi non costi un euro.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

Check Also

Aufstehen: Germania, lo strano caso della sinistra anti-migranti

Sahra Wagenknecht, leader della Linke, ha creato Aufstehen: un movimento che vuole riunire le idee …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *