mercoledì , 12 dicembre 2018
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Viktor Orban © Europe People's Party - www.flickr.com, 2012

Ungheria: marcia indietro per ora sulla tassa su internet

Lo scorso ottobre il premier ungherese Viktor Orban si è fatto promotore di un’iniziativa molto discussa: il Parlamento si è infatti dichiarato favorevole ad imporre nella Finanziaria 2015 una norma ormai nota in Europa come “tassa su Internet”. La tassa si calcolerebbe in 49 centesimi di euro per ogni gigabyte di traffico, con un tetto massimo mensile (emendamento introdotto dopo le prime proteste) di 2,30 euro per i privati e di 16 euro per le imprese, promettendo in cambio deduzioni e sgravi fiscali. La misura fiscale è stata presentata come funzionale a colmare il buco di bilancio per il prossimo anno.

Questa decisione ha scatenato un putiferio sia in Ungheria che nel resto d’Europa, attirando sul governo critiche internazionali. Per giorni, sfidando il freddo invernale, decine di migliaia di persone (soprattutto giovani, e dall’appartenenza politica trasversale) hanno sfilato per le strade del centro di Budapest tenendo alzati i propri cellulari accesi. I manifestanti sostenevano che si trattasse di una misura che non trovava riscontri in nessun altro Paese democratico, tantomeno in Europa, e di un potenziale danno sia ai consumatori, sia alla democrazia. I media occidentali hanno dato voce alle proteste ungheresi schierandosi in blocco dalla loro parte, mentre la Commissione Europea ha definito la misura “inaccettabile e incompatibile con valori, norme e Trattati dell’UE”, oltre che “l’ultima misura di una serie prese a livello nazionale che limitano la libertà”.

Il fatto che le cifre in questione fossero piuttosto basse, anche per gli stipendi dei lavoratori est-europei, non ha convinto i manifestanti, né l’Unione: molti ne hanno fatto una questione di principio, spiegando che una tassa sulle comunicazioni online sarebbe stata l’ennesima offensiva del governo per restringere gli spazi di critica contro l’esecutivo e controllare la società civile, dopo i licenziamenti nei media pubblici, le limitazioni alla libertà di informazione (tramite pressioni sui media cartacei con tagli di concessioni pubblicitarie, ritiro di frequenze alle emittenti libere e altri provvedimenti simili) e quelle ai poteri di istituzioni come la Banca Centrale e la Corte Costituzionale. In Ungheria, Internet è ormai l’ultimo spazio dove si possa esprimere libera informazione. Le manifestazioni contro la web tax si sono così trasformate in un catalizzatore di proteste anti-governative.

Il Primo Ministro ha deciso di fare un passo indietro e ritirare il progetto di legge il 31 ottobre scorso. Orban ha dato l’annuncio durante la sua intervista settimanale alla radio nazionale: ha dichiarato che considera ancora giusto il progetto, ma che “non siamo comunisti, non governiamo contro il popolo, ma per il popolo”. Nella sua forma attuale la tassa non può essere introdotta, dato che i cittadini la contestano. Se ne riparlerà comunque a gennaio, ha aggiunto, “in una grande consultazione nazionale sulle telecomunicazioni”, senza aggiungere ulteriori dettagli, per decidere come “regolamentare Internet” e come fare arrivare allo Stato una parte “degli enormi profitti che si creano con Internet”. È probabile quindi che nei prossimi mesi il governo riprovi ad introdurre una web tax, con un disegno di legge modificato. In questo caso sarà fondamentale l’opinione delle società di telecomunicazioni, che prima del cambio di rotta si erano già dichiarate contrarie al progetto di legge.

Viktor Orban, nazionalista ed euroscettico, è al secondo mandato come Primo Ministro. Il Parlamento è dominato dal suo partito, Fidesz (membro del PPE), uscito molto rafforzato dalle elezioni parlamentari di aprile. L’esecutivo di Orban è stato molto criticato dall’UE, soprattutto in seguito ad alcune riforme autoritarie e non democratiche introdotte negli ultimi anni. Le critiche internazionali però vengono sfruttate dal premier per presentarsi come difensore della sovranità e della dignità nazionali. Nonostante questo, è molto popolare in Ungheria: Orban domina la scena con la sua retorica nazionalista, grazie all’economia in crescita ed aiutato anche dalla debolezza dell’opposizione, divisa e orfana di leader credibili.

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L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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