domenica , 23 settembre 2018
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Užupis
© Luca De Poli

Užupis, la Repubblica che (non) c’è

La Costituzione americana elenca tra i diritti inalienabili la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. Un’altra costituzione, similmente, cita che “Tutti hanno il diritto di essere felici” (art. 16), ma poi nell’articolo successivo specifica anche che “Tutti hanno il diritto di essere infelici”. Se poi si continua, si può leggere che “Tutti hanno il diritto di morire ma non è un obbligo” (art. 3) e che “Tutti sono responsabili della propria libertà” (art. 32).

Ma da dove viene questa Costituzione, tradotta addirittura in 70 lingue? Parrebbe scritta in qualche angolo sperduto dell’Asia, magari nel Bhutan dove ogni anno viene misurata la felicità interna lorda (gross national happiness)…Parrebbe, ma non è così! Questa Costituzione nasce in Europa, nella nostra Europa dei 28, dove non mancano “particolari” emulazioni.

L’indipendenza di Užupis

Esiste infatti un lembo di terra nei Paesi baltici, “posto vicino al fiume”, che ha deciso il 1° aprile 1997 (e non è uno pesce d’aprile) di auto proclamarsi territorio indipendente e che si è dotato di un’autonomia del tutto particolare con tanto di Presidente, di una propria moneta, un piccolo esercito, una bandiera, etc….

Siamo in Lituania, e, per la precisione, in un quartiere (guai a chiamarlo tale) della capitale Vilnius, dove fa bella mostra l’art. 1 che avvisa gli avventori: “Tutti hanno diritto di vivere vicino al fiume Vilnia e il fiume ha diritto di scorrere”.
Leggere tutti gli articoli è come affrontare una nuova pagina di un compendio di filosofia politica, è come trovare la rotta per l’Isola che (non) c’è: si viene invitati irrimediabilmente a spogliarsi di tutto ciò che è banale e relativo.

Alcuni la definiscono un’ottima trovata di marketing applicata al turismo, tantoché la Repubblica di Užupis è tra le mete più visitate di tutta la Lituania e viene subito dopo un altro posto mistico, la collina delle croci, dove migliaia di crocefissi vengono lasciati dai devoti creando nel tempo, dal e nel nulla, un luogo di pellegrinaggio di religiosi e curiosi.

Il recupero di una periferia perduta

Ma questo posto in realtà nasconde un altro tipo di miracolo, quello del recupero di una delle aree più malfamate di Vilnius, restituendola alla comunità locale e ora anche a quella internazionale. Užupis era uno dei quartieri periferici lasciati a se stessi, dove ladri, prostitute, vagabondi, bambini abbandonati e squattrinati, contribuivano ad alimentare la cattiva fama della zona.

Con l’occupazione sovietica le cose peggiorarono e la gente della capitale stentava a superare uno dei 7 ponti, isolando ulteriormente l’intera area. Ma ecco che nel momento peggiore della sua storia, con i prezzi delle case, diroccate o abbandonate, in picchiata, un eclettico artista, Roman Lileikis, insieme ad altri amanti della cultura in tutte le sue forme diedero vita alla Repubblica indipendente di Užupis.

Oggi l’intera “Repubblica” conta circa 7.000 abitanti e rientra, col centro di Vilnius, nel patrimonio protetto dall’Unesco. Ha un’anima e un carattere proprio: spesso viene paragonata alla più nota e turistica Montmartre a Parigi o alla più politicizzata Christiania a Copenaghen, ma in realtà è lontana da entrambe o se vogliamo un loro concentrato.

L’amore per i gatti e il diritto a non capire

La forza dei loro abitanti è quella di non lasciare limiti alla creatività: incubatori lanciano progetti artistici che stanno coinvolgendo figure da tutto il mondo, tanto da annoverare fra i suoi cittadini onorari anche il Dalai Lama, qui in visita nel 2001. Insomma in questa Repubblica “Tutti hanno il diritto di amare un gatto e prendersi cura di lui” (art. 10) ma “Il gatto non è obbligato ad amare il suo padrone, anche se deve essere di aiuto nei momenti di necessità” (art. 13).

Qualunque sia la finalità primaria di Užupis, sempre che ne abbia o ne voglia avere una, possiamo affermare che per noi europei lo scopo principale è stato raggiunto: scrivere una bella storia di successo dove si è rivitalizzata un’area depressa e si sono rilanciati luoghi e culture nel nome della tolleranza e della pace.

Un esempio per tutta l’Europa, e una rivincita contro coloro che definiscono estrosi questi articoli senza andare oltre ai forti contenuti che ciascuno porta con sé (“Tutti hanno il diritto di appartenere a qualunque nazionalità” – art. 25).

Come scrive Claudio Magris nel suo “Infinito Viaggiare”: “Del resto è proprio nei momenti di trasformazione globale, quando la realtà viene smontata e rifatta come le quinte di un teatro per un nuovo spettacolo, che rinascono, nel polverio del trasloco, i grandi interrogativi sul senso e l’insensatezza del vivere…” Questa Repubblica, con la sua Costituzione, forse vuole o cerca di dare qualche risposta in merito, anche se ci ricorda che “Tutti hanno il diritto di non capire” (art. 24) e che “Nessuno ha il diritto di dichiarare colpevole il prossimo” (art. 35).

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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