martedì , 19 giugno 2018
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Photo © Franz Johann Morgenbesser, 2013, www.flickr.com

Vienna: la sinistra batte lo spauracchio Strache

Dal 1919 Vienna è una roccaforte socialista. 96 anni di dominio continuo, con punte elettorali superiori al 60%, una maggioranza assoluta goduta pressoché ininterrottamente fino al 2005, quando anche il Partito Socialista Austriaco (SPÖ) viennese ha dovuto stringersi in coalizione con il partito dei Verdi, storicamente forte in Austria e nella sua capitale. Dal 1994 Micheal Häupl è sindaco della città, 3 mandati consecutivi. Stando a quasi tutti gli indici di vivibilità e qualità della vita, Vienna è regolarmente tra le prime città al mondo, arrivando in alcuni casi a scavalcare eccellenze come Vancouver o Ginevra.

Dopo una tale premessa, non stupisce che, alle elezioni di domenica, il Partito Socialista abbia mantenuto la maggioranza relativa, e che Häupl stia per iniziare il suo quarto mandato alla guida della città, quasi sicuramente mantenendo la coalizione con i Grünen. Nel quartiere generale socialista si festeggia pero’ un misero 39,5%, ben 5 punti percentuali sotto il risultato registrato nel 2010, e si tirano grossi sospiri di sollievo. Titola bene il Neue Zürcher Zeitung, quotidiano di Zurigo: «Un trionfo nella sconfitta».

Il FPÖ e il fattore Strache

Chi ha seriamente rischiato di mettere fine a questa egemonia, è il Partito Liberale Austriaco dell’indiscusso leader Heinz-Christian Strache. 46 anni, sguardo glaciale e sorriso telegenico e rassicurante, Strache è stato a lungo considerato il delfino di Jörg Haider, il politico austriaco che, agli albori del secolo, aveva spaventato il mondo rispetto a una (improbabile) recrudescenza nazista. Nel 2005 poi la rottura, con Strache a prendere la guida del FPÖ e il vecchio leader a fondare un nuovo partito, il BZÖ (Alleanza per il Futuro dell’Austria), partito che ha sofferto enormemente della carambola mortale della Volkswagen guidata da Haider, nel 2008.

Heinz-Christian Strache ha deciso quest’anno di candidarsi a sindaco di Vienna, convinto che una vittoria nella capitale potesse fungere da trampolino per le prossime elezioni politiche nazionali. La scommessa è stata persa, e il Partito Liberale non riesce neanche a godersi il balzo in avanti di 5 punti percentuali rispetto al 2010, e la conquista di 2 Bezirk, entità amministrative paragonabili ai Municipi romani, come Florisdorf e Simmering, popolatissimi quartieri della periferia viennese.

Gli slogan di Strache

Heinz-Chirstian Strache è un politico pragmatico e estremamente bravo a parlare alla pancia della gente, capace di trovare slogan in grado di catalizzare le attenzioni (e a volte i voti) delle persone. È estremamente attraente tra i giovani, che in Austria possono votare già a 16 anni, e ha contratto i suoi nomi in un ammiccante “HC” da rapper di strada. Ha enfatizzato il significato delle elezioni viennesi, parlando di “Rivoluzione d’Ottobre” qualora il suo partito avesse vinto (e il quotidiano tedesco der Spiegel ha infatti titolato: «Disdetta la Rivoluzione d’Ottobre»). Il programma elettorale è un miscuglio di slogan nazionalistici vagamente xenofobi, di richiami alla precedenza del “vero viennese” ed alla difesa della famiglia tradizionale contro la “follia del gender”.  Naturalmente presenti anche le critiche sulla gestione della questione migranti, argomento risultato decisivo per più del 60% degli elettori di Strache.

Il futuro di una città (quasi) perfetta

Ora Vienna si appresta a vivere altri 5 anni di coalizione Rosso-Verde, con una maggioranza però alquanto stringata. I Verdi sono al 10%, e hanno risentito non poco della polarizzazione della campagna, con il partito socialista a puntare molto sul “voto utile” per fermare Strache. Dal canto suo il FPÖ promette opposizione dura, sapendo di poter essere decisivo per qualsiasi modifica costituzionale (la città di Vienna, in quanto Bundesland, ha una sua costituzione), e c’è da scommettere che cio’ che rimane del ÖVP, il partito cristiano democratico austriaco (9% e minimo storico nella capitale), cercherà di inseguirlo su posizioni di destra.

Guardando le statistiche di voto, quello che stupisce è l’enorme differenza tra i quartieri del centro e le periferie viennesi, soprattutto quelle storiche, nelle quali la percentuale di popolazione immigrata è inferiore alla media: nei quartieri centrali il partito di Strache difficilmente supera il 20%, mentre Verdi e SPÖ sono stabilmente maggioranza. Allontanandosi dal centro la forbice si assottiglia, fino ad arrivare a Simmering e Florisdorf, dove il FPÖ è il primo partito: Simmering e Florisdorf sono tra i quartieri più giovani della città, e anche quelli nei quali la disoccupazione si fa più sentire (con la crisi il tasso di disoccupazione si è avvicinato all’11%): anche per questo una probabile ulteriore crescita del partito di Strache non è da escludere.

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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