mercoledì , 20 giugno 2018
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Photo @ PASCAL.VANDON, 2016, www.flickr.com

Turchia: stop definitivo all’adesione all’UE?

La seduta plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo di giovedì 24 novembre, rimarrà nella storia delle relazioni UE-Turchia. Il Parlamento ha infatti approvato una risoluzione che condanna “con fermezza le sproporzionate misure repressive attuate in Turchia dopo il tentativo fallito di colpo di Stato militare del luglio 2016” e invita “la Commissione e gli Stati membri a procedere a una sospensione temporanea dei negoziati di adesione in corso con la Turchia”. È un unicum nella storia dell’allargamento dell’UE.

Le discussioni

La proposta di risoluzione era stata discussa martedì 22, in un dibattito al Parlamento che aveva visto dialogare i gruppi politici con l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini. La grande maggioranza degli europarlamentari si era trasversalmente espressa a favore della sospensione dei negoziati con la Turchia, posizione che poi è stata rispecchiata dal voto di giovedì, con 479 voti a favore, 37 contro e 107 astensioni.

L’Alto Rappresentante aveva invece sottolineato come il modo migliore e più efficace per sostenere la democrazia in Turchia fosse mantenere aperti i canali di comunicazione. Con il Paese che si sta avviando ad un riforma costituzionale, Mogherini aveva rilevato l’importanza e la necessità di un dialogo costante e reciproco, per non perdere l’influenza dell’Unione su questo processo e sulla società turca.

Il punto dell’Alto Rappresentante e il voto

L’Alto Rappresentante aveva poi dichiarato che nel caso la Turchia fosse passata dalla retorica alla pratica per quanto riguarda la reintroduzione della pena di morte, questo sarebbe segno della rinuncia all’obiettivo di adesione: “l’appartenenza all’UE significa condividerne i valori, e la pena capitale non è certamente uno di essi”.

Mogherini aveva anche sottolineato quanto alla Turchia non dovesse essere chiesto di scegliere fra l’Est e l’Ovest, quanto piuttosto di rimanere fedele alla propria natura di ponte fra due mondi e due culture e come voltare le spalle all’UE e alla democrazia significherebbe per la Turchia perdere parte della propria cultura, identità e potere. Questo non sarebbe nell’interesse di nessuno, in primis non del popolo turco.

Il voto del Parlamento ha tuttavia indicato la ferma convinzione della necessità di prendere provvedimenti concreti nei confronti di una “violazione grave e persistente da parte della Turchia dei principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto su cui si fonda l’Unione”. In questo caso, il paragrafo 5 del quadro negoziale stabilisce che la Commissione possa raccomandare di sospendere i negoziati; la risoluzione del Parlamento Europeo altro non è che un invito alla Commissione a procedere in tal senso.

Se la Commissione seguirà il suggerimento, non vincolante, del Parlamento, spetterà poi agli Stati Membri prendere una decisione in merito. La risoluzione del Parlamento rimane un forte atto simbolico, sebbene privo di dirette conseguenze sui negoziati con la Turchia, ufficialmente iniziati nel 2005, momento culmine di quello che viene spesso definito il processo di europeizzazione delle istituzioni turche.

Reazioni

Le conseguenze indirette non sono invece tardate ad arrivare, con risposte indignate da parte di Ankara, che può ora vantare una scusa in più per biasimare e colpevolizzare l’Unione Europea per lo stallo nelle relazioni. Il Presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva dichiarato non valido il voto addirittura il giorno prima che venisse effettuato, e aveva colto l’occasione per accusare nuovamente l’UE di sostenere i gruppi terroristici. Il maggiore partito di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), ha invece espresso forte preoccupazione che questa decisione possa spianare il cammino alla trasformazione della Turchia in un regime personale.

Il prossimo Consiglio Europeo si terrà il 15 e 16 dicembre e la questione delle relazioni con la Turchia rivestirà molto probabilmente un ruolo centrale. In gioco c’è anche l’accordo sui rifugiati, tema che per molti Paesi dell’UE risulta strategicamente rilevante anche in termini di politica interna. Erdoğan ha infatti rinnovato la minaccia di aprire i confini della Turchia nel caso l’UE “si spinga oltre”. Difficile prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro e se l’UE troverà il modo più efficace per rispondere all’impellente necessità di sostenere la democrazia in Turchia.

L' Autore - Francesca Capoluongo

Curiosa del mondo e dei suoi abitanti, dedico il mio tempo a comprenderne dinamiche ed emozioni. Amo conoscere lingue straniere, il teatro e camminare. Dopo una doppia laurea italo-tedesca, il Master in European and International Studies dell’Università di Trento mi ha portata a studiare in Turchia, paese a cui sono dedicate le mie attuali attenzioni di ricerca.

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