mercoledì , 12 dicembre 2018
18comix

29 luglio 1914: la mobilitazione della Russia

“Il futuro appartiene alla Russia, che cresce e cresce e cresce, che ci sta sopra come un incubo sempre più orribile.”

Diceva così Theobald von Bethmann-Hollweg, Cancelliere del Reich, cento anni fa, ossessionato dalla potenza della Russia. Cento anni prima, aveva sconfitto Napoleone raggiungendo la massima estensione territoriale. Ma non era abbastanza, la Russia puntava da secoli a ottenere uno sbocco sui mari caldi. L’Impero zarista iniziò così a stringere l’Impero Ottomano in una morsa a tenaglia, dal Caucaso e dai Balcani.

Sul fronte caucasico, la Russia sfruttava l’irredentismo armeno per cercare di espandersi verso l’Anatolia. Sull’altra sponda del Mar Nero, invece, la situazione era più complessa. L’espansionismo russo si scontrava con quello che Tomáš Masaryk, futuro Presidente cecoslovacco, definì “il piano pangermanista per il dominio del mondo: Berlino-Baghdad”. Questa rivalità fece entrare in rotta di collisione Berlino e San Pietroburgo (che proprio per prendere le distanze dalla cultura tedesca verrà rinominata Pietrogrado), dopo secoli di buoni rapporti scanditi anche dalla comune avversione per l’idea di democrazia liberale.

A fine Ottocento la Penisola Balcanica era costituita da piccoli Stati desiderosi di espandersi a spese dei vicini con l’aiuto di una grande potenza. Inizialmente la Serbia degli Obrenović era più filo-asburgica, mentre la Bulgaria più filorussa. Nei primi del Novecento però la situazione cambiò. Nel 1903, dopo il regicidio degli Obrenović, venne restaurata la dinastia dei Karađorđević, decisamente filorussa. Nel 1908, inoltre, la Bosnia venne annessa dall’Impero Austro-Ungarico, irritando molto la Serbia. Allo stesso tempo la Grecia e la Serbia ottennero l’appoggio dell’Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia) durante la Seconda Guerra Balcanica contro la Bulgaria, cui venne inflitta una sconfitta umiliante. Quest’ultima si sentì tradita dalla Russia. A spingere Sofia verso gli Imperi Centrali contribuì anche il fatto che in quel momento regnava l’austriaco Ferdinando I.

E proprio nella Penisola balcanica iniziò la Prima Guerra Mondiale. Il 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia. La Russia reagì mobilitando sei milioni di soldati nella parte occidentale dell’Impero. Il giorno successivo, le truppe asburgiche iniziarono a bombardare Belgrado dalla cittadina di Semlin (oggi Zemun), sull’altra sponda della Sava, in territorio asburgico. Il 12 agosto la fanteria asburgica attraversò il fiume e conquistò rapidamente la città-fortezza di Šabac. I serbi, però lanciarono una controffensiva e riuscirono a creare un arco difensivo che andava da Šabac a Krupanj. La battaglia di Cer ebbe un costo umano enorme. La storiografia serba in genere definisce coloro che invasero la Serbia “Tedeschi” o “Crucchi”. In realtà il 40% delle truppe era composto da slavi meridionali. La Serbia riuscì a bloccare un impero dieci volte più grande. Fu anche la prima vittoria dell’Intesa. L’aggressione asburgica provocò un effetto domino. La Francia e la Russia entrarono in guerra contro la Germania e ben presto la guerra divenne mondiale.

A cento anni di distanza è rimasto qualcosa di questo sistema di alleanze? Moltissimo. Grecia e Bulgaria sono tra i membri UE più vicini a Mosca. Molti nazionalisti greci tendono a dare tutte le colpe della crisi che ha colpito il loro Paese alla Germania e guardano con favore alla Russia di Putin. La Bulgaria, come è emerso dalla recente visita di Lavrov a Sofia, vuole riprendere al più presto i lavori per il South Stream. Lo stesso vale per la Serbia, che sembra intenzionata a mantenere un buon rapporto con Mosca, pur volendo aderire all’UE.

Stupisce il fatto che mentre la Russia abbia cercato di impedire in tutti i modi la firma dell’Accordo di Associazione dei vicini comuni con l’UE, si dichiari favorevole all’adesione della Serbia. In una recente intervista a Radio Free Europe, il politologo bulgaro Dimitar Bechev ha dichiarato che l’intento di Mosca potrebbe essere proprio far entrare un altro “cavallo di Troia” nell’UE. Ad essere cambiata maggiormente è semmai la relazione tra Russia e Germania. Quest’ultima ha preso le distanze dal periodo più buio della propria storia e dagli anni ’90 è diventata uno stabile partner di Mosca. Questo malgrado l’attitudine aggressiva di Putin stia contribuendo a raffreddare nuovamente i rapporti.

Nell’immagine, fanteria serba durante la battaglia di Kolubara (Photo © Babaroga, 2006, Wikimedia Commons)

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

Check Also

25 Dicembre 1914: è Natale, tacciono le armi

25 dicembre 1914. Quella che era iniziata come una guerra lampo si era ormai arenata …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *