martedì , 20 novembre 2018
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Photo © cchana, 2016, www.flickr.com

Speciale Europei: gli hooligan e la Brexit

“Fuck off Europe, we are all voting out”: se il coro che ha accompagnato la devastazione degli hooligan a Marsiglia in questi giorni rappresentasse veramente la voce dell’intero popolo britannico, allora la vittoria degli euroscettici al referendum per la Brexit del prossimo 23 giugno apparirebbe scontata. In realtà l’esito è tutt’altro che scontato: i dubbi riguardano ovviamente le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e le modalità con cui affrontare gli eventuali effetti negativi sui mercati finanziari, le normative in tema di immigrazione e libera circolazione delle persone.

4 squadre nazionali

La vittoria degli anti-UE avrebbe delle ripercussioni anche sul mondo del calcio. Il calcio britannico è già particolare di per sé: conta infatti ben quattro squadre nazionali, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Definiti come gli inventori del calcio internazionale per aver disputato la prima partita tra due squadre nazionali (Inghilterra vs Scozia) nel lontano 1872, i quattro team già esistevano quando nacque la FIFA nel 1904 e hanno sempre giocato per conto loro.

I tre Paesi più piccoli, infatti, hanno sempre temuto di perdere l’autonomia, anche calcistica, e tale timore si confonde oggi con le istanze anti-europee che potrebbero convincere Galles e Scozia a spingere per la via dell’indipendenza. Tutte le squadre, tranne la Scozia, si sono qualificate quest’anno per gli Euro 2016.

Il referendum e il calcio

Il referendum potrebbe avere effetti devastanti anche in ambito calcistico, anche se perlopiù a livello di Premier League: l’attuale regolamento distingue infatti tra giocatori extra comunitari (che possono giocare in Gran Bretagna solo se fa stabilmente parte della nazionale del proprio Paese d’origine, secondo un sistema di selezione del miglior talento straniero), e giocatori comunitari, cui invece non è applicata alcuna restrizione. Il divorzio da Bruxelles determinerebbe la perdita della cittadinanza comunitaria per quasi 400 giocatori e la necessità, per loro, di chiedere il permesso di soggiorno. All’impoverimento delle squadre si affiancherebbe la diminuzione delle entrate provenienti da diritti televisivi e sponsor, nonché una perdita di interesse per gli investitori stranieri.

Argomenti che dovrebbero far leva sugli elettori-tifosi, screditati invece da una previsione di lungo periodo che vede nell’uscita del Regno Unito dall’UE un’opportunità per incentivare la selezione dei giocatori locali e quindi le compagini nazionali. D’altro canto il calcio è un fattore talmente rilevante in termini di produzione di reddito da rendere irrazionale il mantenimento delle attuali regole anche in caso di vittoria della Brexit.

La quinta Nazionale, Gibilterra

Le quattro nazionali britanniche diventeranno tra l’altro, presto, cinque. Lo scorso 13 maggio, infatti, è stata riconosciuta come membro della FIFA un’altra nazionale britannica, la Nazionale di calcio di Gibilterra, sotto intimazione del Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna che nel 2007 ne aveva anche ordinato l’affiliazione nella UEFA, conseguita però solo nel 2013. Nella minuscola penisola, un eventuale Brexit potrebbe determinare invece effetti maggiormente negativi poiché l’economia si regge sul turismo e su un regime fiscale vantaggioso per gli investitori del mercato unico europeo.

La storia calcistica di Gibilterra è però diversa da quella di tante altre federazioni, come quella della Crimea, del Nagorno Karabakh o dell’Isola di Man. In assenza di una chiara indicazione di quali siano i requisiti per entrare in FIFA, quest’ultima, seppur maggiormente indipendente dalla Gran Bretagna, non può concorrere nelle gare internazionali, pur avendo partecipato anche quest’anno (in Abkhazia, repubblica separatista della Georgia) ad una coppa del mondo che nessuno conosce, quella dei Paesi non riconosciuti.

Alla ConIFA World Cup partecipano le squadre degli Stati sovrani non affiliati FIFA ma soprattutto quelle di Paesi non riconosciuti dalle Nazioni Unite o dei territori contesi o delle repubbliche separatiste. Le finalità del torneo sono molteplici: al di là dell’aspetto goliardico, ConIFA si propone di mantenere sempre viva l’attenzione sulle ben più rilevanti vicende politiche e di integrazione dei popoli che vi partecipano, cercando di non scalfire quel senso di appartenenza che nella realtà manca di un riconoscimento ufficiale.

Quello stesso senso di identità nazionale che gli hooligan inglesi hanno preteso di imporre agli altri tifosi durante i bagordi marsigliesi ed il match di sabato scorso contro la Russia con lanci di bottiglie, sassaiole, risse ed invocazioni agli affiliati dell’ISIS. Eventi che fortunatamente si sono solo parzialmente ripetuti nei giorni che hanno preceduto il derby Inghilterra-Galles. Una sconfitta per l’Inghilterra e per l’intero mondo del calcio, anche questa volta ferito dalla comune delinquenza da stadio.

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L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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