mercoledì , 21 novembre 2018
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Böhrenmann
Photo © U.S. Department of Commerce - www.flickr.com, 2014

Böhmemann, come un comico ha messo in difficoltà Merkel

Tutto è iniziato qualche settimana fa con un’innocua canzoncina messa in onda dalla radio NDR, ironica sul Presidente turco Erdogan, che, non trovandola per nulla divertente, convocava l’ambasciatore tedesco per mostrare il proprio disappunto. La vicenda sembrava chiusa, con un’alzata di scudi tedesca a difesa della libertà di stampa e una moderata indignazione turca. Ci ha pensato il comico Böhmemann a far riesplodere il caso.

È bastata una provocatoria e volutamente esagerata poesia di autodenuncia, dedicata a Erdogan, nella quale il comico tedesco ironizzava pesantemente su alcune molto improbabili (ma anche su alcune probabili) malefatte del sultano turco: dalle misure dei suoi organi genitali alla soppressione delle minoranze, dalle sue perversioni sessuali al suo vizio di incarcerare giornalisti. Böhmemann sottolineava spesso la rilevanza penale di quella sua infantile poesia, ammonendo i telespettatori con il tipico don’t try this at home di quando le cose si fanno pericolose.

Già, perché secondo il paragrafo 103 del Codice Penale tedesco “chiunque offenda un capo di Stato estero è punibile con una pena che va dai tre mesi ai cinque anni di carcere.” Una norma ottocentesca, fino al 1999 presente anche in Italia, che mirava a proteggere reciprocamente la reputazione dei governanti. Nella Bundesrepublik, procedimenti simili devono essere autorizzati dal governo, trattandosi sostanzialmente di politica estera.

La reazione di Erdogan

Erdogan, che non brilla per autoironia, ha reagito subito alla provocazione, richiedendo un’azione penale contro il comico a norma del paragrafo 103 e denunciando personalmente Böhmemann per diffamazione. Angela Merkel, vista la delicatezza della questione, se ne è occupata in prima persona (la competenza sarebbe stata del Ministro degli Esteri). Dopo una concitata discussione con i partner di coalizione della SPD e con vari Ministri (Esteri, Giustizia, Interni) è giunta alla difficile conclusione: il governo di Berlino autorizzerà la procura a perseguire penalmente Böhmemann.

Nei cinque minuti di conferenza stampa tenuta dalla Kanzlerin per spiegare la decisione, la tensione e la difficoltà della decisione era palpabile: “In uno Stato di diritto – si difendeva Merkel – non spetta al potere politico, ma alle procure e ai tribunali, ponderare il diritto privato e altre questioni rispetto alla libertà di stampa e espressione”.

Quali possibilità aveva Angela Merkel

La discussione all’interno del governo tedesco è stata accesa, con il Partito Socialdemocratico contrario e contrariato dall’esito. Giuridicamente la posizione del governo è ragionevole: se nel codice penale tedesco vige una norma, sta alle procure e non al governo valutare la sussistenza o meno della fattispecie di reato (che, ha dichiarato Merkel, verrà presto abolito). Giuridicamente, il governo avrebbe potuto negare l’autorizzazione, sfruttando l’ingordigia del sultano nel presentare anche una denuncia per diffamazione contro il comico tedesco: avrebbe così da un lato assicurato che la poesia di Böhmemann, nel caso costituisca reato, non sarebbe passata impunita, dall’altro sconfessato quella norma del codice penale.

Politicamente, le posizione è molto più complicata e coinvolge sia la politica interna  che la politica estera tedesca (ipse dixit europea). Perché Böhmemann non ha solo irritato Erdogan, ma anche molti suoi sostenitori in Turchia e in Germania, dove è noto vivono molti cittadini turchi (non per nulla il comico, dopo la messa in onda della trasmissione, è stato posto sotto scorta). Ma certo è la politica estera quella che maggiormente ha influenzato la decisione del governo tedesco. La Kanzlerin sa bene che il criticatissimo accordo sui migranti che l’UE ha siglato con la Turchia, già di per sé complicato, dipende anche dagli umori di Erdogan. Il sultano non è nuovo a scherzetti (si veda l’improvvisa richiesta di raddoppiare i fondi europei per gestire l’emergenza), e sa che una buona percentuale di migranti sogna di raggiungere la Germania.

Un voltafaccia graverebbe soprattutto sui quei governi che riconoscono l’importanza umanitaria dell’accoglienza. Il governo tedesco è in prima linea e Angela Merkel ha spesso dichiarato di volere rimanere coerente a questo principio, trovandosi in difficoltà rispetto non solo alle manifestazioni di xenofobia di alcuni tedeschi, ma anche alle critiche interne alla CDU e a una buona fetta di elettorato. L’autorizzazione a procedere contro Böhmemann è quindi una mossa politicamente e giuridicamente difendibile, anche se di difficile condivisione.

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L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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2 comments

  1. Buono l’articolo che spiega ancora una volta quanto l’ironia e la satira non sia tollerata dai potenti dittatori e metta in difficoltà anche i così detti democratici che per questioni politiche-affaristiche poi la subiscono.

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