mercoledì , 21 novembre 2018
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Baia del Pirano
La Baia del Pirano © Fabio Omero - www.flickr.com, 2013

Baia del Pirano: nuovo stallo fra Slovenia e Croazia

L’estate ha riportato in primo piano una questione spinosa legata ad antiche dispute territoriali, ormai arcaiche, ma spesso decisive per i pacifici rapporti tra gli Stati. È questo il caso della Baia del Pirano situata dinanzi al Golfo di Triste e rivendicata dalla Slovenia, che si appella alla necessità di uno sbocco diretto in acque internazionali considerati i soli 47 km di costa, e dalla Croazia, che, forte dei suoi 5.800 km costieri e di un affaccio diretto nella Baia, ritiene che questa le appartenga o che al massimo possa essere divisa in maniera impari con la vicina Slovenia.

Il diritto internazionale marittimo, attualmente regolato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (UNCLOS) entrata in vigore il 16 novembre 1994, prevede, secondo l’interpretazione croata, che la disputa vada risolta tracciando una c.d. linea mediana svantaggiosa per la Slovenia,che garantirebbe un accesso al mare internazionale a Lubiana e il mantenimento del controllo su buona parte della Baia a Zagabria.

Una disputa ultra ventennale

Punto di partenza decisivo nella lunga storia della contesa ancora in atto è il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 tra Italia ed ex Jugoslavia sulla sistemazione delle questioni pendenti tra i due Paesi. Il Trattato, riconosciuto valido nel 1992 dalla Slovenia, in quanto Stato successore della ex Jugoslavia, disciplina lo status giuridico antistante le coste italiane del Golfo di Trieste. Esclusa l’Italia dalla contesa, non si sono per nulla risolti, però, i problemi tra le due nazioni balcaniche.

Nel 2001 la situazione parve migliorare grazie ad un accordo siglato a luglio, dai premier dei due Paesi, secondo cui la Slovenia poteva godere di un ampio accesso al mare nella Baia, stante la predominanza croata nella zona. L’accordo apparentemente compromissorio e risolutivo non venne, però, ratificato dalla Croazia, che nel 2005, probabilmente come ritorsione, subì l’unilaterale istituzione di zone di protezione della pesca da parte della Slovenia, decisa più che mai a rivendicare il proprio accesso diretto alle acque internazionali anche in ottemperanza alla succitata Convenzione sul diritto del mare. Questa prevede infatti, per i Paesi senza o con limitato sbocco sul mare, la possibilità di stipulare accordi con i vicini della regione geografica d’appartenenza per eliminare tale limitazione secondo canoni di equità.

L’arbitrato internazionale sulla Baia del Pirano

Dopo anni di tentennamenti e netti rifiuti, finalmente nel 2010 la Slovenia ha sottoposto a referendum popolare la proposta di arbitrato presentata dalla Croazia. Domenica 6 giugno 2010, infatti, il 51,7 % degli sloveni ha votato per il sì, legittimando le politiche dell’allora premier Phaor intenzionato a risolvere la questione durata decenni. La decisione di arbitrato sottoposta a referendum, frutto di un accordo siglato a Stoccolma il 4 novembre 2009, è stata il risultato di una complicata trattativa politico-parlamentare interna ai due Paesi. Dato importante di analisi è però anche quello dell’affluenza alle urne: solo il 57% degli sloveni ha partecipato alla decisione, dimostrando così il netto disinteresse rispetto ad una questione sempre meno vicina alle esigenze reali della popolazione, probabilmente portata avanti più per inerzia che per reale esigenza politica e territoriale.

Il documento prevede l’istituzione di un collegio arbitrale di cinque giudici, con il compito di dirimere la storica controversia partendo, appunto, da quanto definito a Stoccolma nel 2009. Nel giugno 2014, finalmente, si era proceduto ad esaminare gli argomenti orali, riguardanti le posizioni di Slovenia e Croazia nella disputa territoriale e la situazione pareva pertanto volgere al termine.

Un nuovo e inaspettato stallo

Terminata la fase processuale dell’arbitrato però, uno scandalo si è abbattuto sulla Corte. A luglio 2015, infatti, intercettazioni telefoniche hanno rivelato un sistema di pressioni politiche su alcuni componenti del collegio arbitrale da parte del rappresentante sloveno Jernej Sekolec in favore di una soluzione favorevole alla Slovenia. La Croazia, reagendo duramente alla notizia, diffusa da un quotidiano con sede proprio a Zagabria, ha riunito il Parlamento in seduta straordinaria votando all’unanimità per l’immediata recessione del Paese dall’arbitrato in corso.

Mentre le popolazioni coinvolte, ormai, dimostrano di guardare ad altri obiettivi, la partita sempre più politica e meno diplomatica tra Zagabria e Lubiana prosegue, con l’Unione Europea come spettatore e la Baia del Pirano, immutabile, in attesa di essere assegnata.

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L' Autore - Francesco E. Celentano

Classe 89', dottorando di ricerca in diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università di Bari. Mi occupo di disastri naturali e regioni polari dal punto di vista giuridico. Già tirocinante presso il Consolato statunitense a Napoli prima e presso l'Organizzazione marittima internazionale poi. Laureato in Giurisprudenza, ho scritto la mia tesi su Consiglio di sicurezza ONU e proliferazione nucleare nel corso di un periodo di ricerca presso l'Ufficio ONU di Ginevra. Appassionato, fin da piccolo, di geopolitica, mi sto specializzando nello studio delle relazioni esterne dell'Unione europea e dell'attività delle Nazioni Unite, con un'attenzione particolare all'area dell'Asia Pacifico. Orgogliosamente ex rappresentante degli studenti ed attuale segretario dell'Associazione dei laureati del mio Ateneo. Twitter: @cesco_cele

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