mercoledì , 26 settembre 2018
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Serbia
Il premier serbo Vucic con l'Alto Rappresentante Mogherini © European Commission, 2016

Serbia e UE: la Croazia blocca il processo di adesione

Continua il cammino verso l’adesione europea della Serbia, che martedì 13 dicembre ha aperto due nuovi capitoli negoziali con l’Unione Europea: il capitolo 5 sugli appalti pubblici e il 25 su scienza e ricerca. Il capitolo 26, riguardante cultura ed istruzione, non è invece stato aperto a causa del veto croato. Il fatto che un solo Paese, per di più dei Balcani, abbia bloccato l’apertura di un capitolo negoziale ha provocato diverse reazioni a Belgrado.

Le ragioni del veto croato e la reazione della Serbia

Da quando la Serbia ha intrapreso il percorso di adesione all’UE, i rapporti con la Croazia sembrano quasi peggiorati. Ogni volta che la Serbia viene giudicata pronta per l’apertura di nuovi capitoli negoziali, Zagabria non si dice concorde e pone nuove condizioni. In questo caso, ponendo il veto, ha bloccato l’apertura del capitolo 26. Se da una parte questo comportamento può sembrare capriccioso o peggio vendicativo, dall’altra è il segnale che il meccanismo europeo funziona. Infatti, il processo di adesione è stato pensato non solo per armonizzare l’apparato legislativo del Paese candidato con quello europeo, ma anche per risolvere ogni controversia esistente fra il candidato e uno o più membri prima dell’adesione. Purtroppo, spesso le dispute fra Stati non sono semplici da risolvere, soprattutto nel caso dei Balcani, in cui la storia recente degli anni ’90 ha lasciato numerose ferite aperte.

Le ragioni del veto

Le ragioni del veto croato devono quindi essere interpretate in un’ottica diversa: non una scaramuccia, ma un tentativo di risolvere questioni irrisolte. Infatti, l’elemento che ha bloccato l’apertura del capitolo 26 e aveva già creato problemi con i capitoli 23 e 24 è la questione delle minoranze.

In Serbia vivono numerose minoranze, fra le quali anche alcune comunità croate. La Croazia accusa la Serbia di non tutelare adeguatamente questa minoranza, soprattutto per quanto riguarda l’insegnamento della lingua croata, criticando la validità di alcuni libri di testo. La maggiore differenza fra il serbo e il croato emerge nella scrittura: mentre la prima lingua usa anche l’alfabeto cirillico, la seconda utilizza solo quello latino. Per quanto riguarda la grammatica, le diversità sono minime, come quelle che si possono incontrare fra due dialetti.

Il problema della tutela delle minoranze e della loro integrazione nel tessuto sociale è un tema caldo non solo per la minoranza croata che vive in Serbia, soprattutto in Vojvodina, ma anche viceversa, cioè per la minoranza serba che vive in Croazia. Solo l’anno scorso l’ONU aveva espresso preoccupazione per le numerose discriminazioni subite da serbi, rom e omosessuali, ai quali non venivano riconosciuti alcuni diritti sanciti proprio dalla Costituzione croata.

Un difficile equilibrio

Per molti, la Serbia è un piccolo stato difficilmente individuabile nell’area dell’ex Jugoslavia, strategicamente e politicamente parlando a valore zero. Invece, non è proprio così semplice. Belgrado si trova oggi a gestire una difficile rete di relazioni che la lega saldamente sia a Mosca che a Bruxelles, nel tentativo di mantenersi in un difficile equilibrio. Proprio mentre a Bruxelles non veniva aperto il capitolo 26, a Belgrado era in visita il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha potuto sfruttare il malcontento serbo a suo favore. La Serbia è infatti il più importante partner nei Balcani e Lavrov non ha mancato di farlo notare, affermando anche che Mosca non ricatta Belgrado su questioni di politica interna.

Il governo serbo, in particolare Aleksandr Vučić, ha cercato anche dopo la mancata apertura del capitolo, di mantenere l’equilibrio scaricando tutte le accuse non su Bruxelles, bensì su Zagabria. Infatti, se è risaputo che il premier è filoeuropeo, il Ministro degli Esteri Dačić è invece incline ad avvicinarsi sempre più alla Russia, alla quale la Serbia sarebbe sia culturalmente che storicamente legata. Un equilibrio, appunto, difficile da mantenere, soprattutto considerando il clima di tensione e la notizia del rinnovo delle sanzioni contro la Russia da parte dell’Unione Europea di pochi giorni fa.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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