giovedì , 16 agosto 2018
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Multilinguismo, arma di seduzione dell’UE

Una devastante onda di pessimismo ha sommerso l’Europa e le sue istituzioni e alterato l’imperturbabilità dei cittadini, i quali, di conseguenza, si sono organizzati in due fazioni, quella degli scettici e quella dei sostenitori incalliti di un progetto che, nonostante le défaillance, continua ad esercitare il suo fascino originario. L’Unione Europea è al tempo stesso seducente e indisponente. Le sue armi di seduzione sono i principi e i valori su cui si fonda, la sua arma di distruzione è il reticolato complesso ed intricato formato dalle istituzioni, il cui operato resta il più delle volte appannaggio di chi vive e lavora in quel di Bruxelles. Ma è finito il tempo delle decisioni prese “da Bruxelles”, così come viene definito l’insieme degli organi europei nei lontani sobborghi della capitale. La politica europea deve diventare pane quotidiano per i suoi cittadini, i quali hanno costituito, costituiscono e sempre costituiranno la fonte d’ispirazione della politica e dei valori dettati dal multilinguismo.

L’Unione Europea, contrariamente a quanto avviene all’interno di altre istituzioni internazionali, non lavora soltanto in due o tre lingue o nelle sei lingue delle Nazioni Unite (inglese, arabo, cinese, spagnolo, francese e russo), forse ancora ignare dell’entità dei suoi membri. Per l’Unione, il rispetto della diversità linguistica è un valore fondamentale, come lo è il rispetto e l’accettazione dell’altro, e i suoi cittadini hanno quindi il diritto di comunicare con le istituzioni nella loro lingua. La ragione del multilinguismo risiede nella natura stessa dell’Unione e nel sistema giuridico adottato che prevede la trasposizione del diritto comunitario in diritto nazionale. Per una questione di trasparenza e di democrazia, i cittadini e le giurisdizioni nazionali devono poter accedere ad informazioni corrette e affidabili nella propria lingua in merito alle proposte legislative discusse.

Sin dall’inizio del progetto europeo, è stato deciso che le lingue ufficiali degli Stati membri dovessero anche ricoprire il ruolo di lingue ufficiali dell’organizzazione. Secondo quanto è scritto nel regolamento n° 1 del 1958 del Consiglio, modificato ad ogni adesione per inserire le lingue dei nuovi Paesi, si considerano lingue ufficiali quelle che le istituzioni utilizzano per comunicare con gli Stati membri, i cittadini e le lobby, mentre le lingue di lavoro designano quelle che le istituzioni impiegano per le comunicazioni interne o tra di loro. L’articolo 1 del regolamento specifica che le lingue ufficiali (ad oggi 24) sono anche le lingue di lavoro dell’Unione.

Ma per ragioni pratiche e di costo, queste ultime non vengono utilizzate tutte sistematicamente: l’articolo 6 dello stesso regolamento sottolinea che le istituzioni possono determinare le modalità d’applicazione del regime linguistico nei loro regolamenti interni, utilizzando lingue specifiche, dette procedurali. Ad esempio, nel caso della Commissione, le lingue procedurali sono l’inglese, il francese e il tedesco, lingue nelle quali i documenti devono essere disponibili quando i Commissari si riuniscono per discutere e prendere decisioni. Si tratta, inoltre, di lingue utilizzate dalla Commissione per redigere i progetti di documenti interni che non verranno né pubblicati né trasmessi ad altre istituzioni europee.

I maggiori protagonisti di questo regime linguistico – unico al mondo per la sua capacità di accordare uno statuto identico a 24 lingue – sono i servizi di traduzione e d’interpretazione dell’Unione Europea. Fondandosi sui principi di trasparenza, legittimità e efficacia, la schiera di traduttori e interpreti ha il compito di sostenere e consolidare il multilinguismo e di contribuire all’avvicinamento tra le istituzioni e i cittadini dell’Unione, informandoli sui loro diritti e doveri.

La relazione instaurata si deve fondare su una comunicazione che vada dritta al cuore e che resti impressa nella mente, una comunicazione che non abbia il suono duro e ostile di una lingua sconosciuta o poco “masticata”, ma che riproduca la dolce melodia delle parole che ci hanno cullato per tutta l’infanzia e accompagnato nel faticoso cammino verso la vita adulta, educandoci al senso di appartenenza ad una “mamma lingua”.

In foto il Commissario per il multilinguismo Androulla Vassiliou partecipa a un dibattito con i giovani europei (Foto: Connect Euranet – www.flickr.com)

L' Autore - Marta Minotti

Laureata al corso magistrale in Lingue e Traduzione presso l’Università di Roma, La Sapienza, vive attualmente a Bruxelles, dove è iscritta al Master in Traduzione multidisciplinare dell’ISTI, Istituto superiore per interpreti e traduttori. Appassionata di lingue, traduzione, scrittura e lettura e affascinata dal mondo variegato delle Istituzioni europee, decide di collaborare con Europae per mettere in luce il tema del multilinguismo.

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3 comments

  1. Ho trovato sintetico ed efficace l’articolo della giovane Marta Minotti. Sarei grato se mi mettete in contatto con Lei per un eventuale articolo sulla rivista Europa Vicina, che io dirigo.
    Un ringraziamento e cordiali saluti.
    Silvio Pontani
    (Mobile 0039 3333995154)

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