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Africa
Matteo Renzi durante la Conferenza Italia-Africa © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2016

L’Africa, una priorità di politica estera per l’Italia

L’Italia ha una nuova priorità in politica estera: l’Africa. Il governo guidato da Matteo Renzi è stato molto chiaro a proposito, facendo delle relazioni con il Continente africano una delle principali direttrici della politica estera italiana. Questa decisa sterzata è culminata, per ora, nell’organizzazione della Conferenza Ministeriale Italia – Africa, svoltasi a Roma lo scorso 18 maggio, alla presenza di rappresentanti di livello ministeriale da oltre 50 Paesi africani.

Si è trattato di un’occasione unica per l’Italia per ribadire questa nuova direzione di politica estera e conquistare l’appoggio degli Stati dell’Africa nella corsa a un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: avvicinare l’Africa infatti, dal punto di vista italiano, non significa solo sostenere un Continente in via di sviluppo, ma rispondere anche a interessi nazionali concreti. Una caratteristica che spesso è mancata in una politica estera italiana troppo sotto traccia.

La svolta verso l’Africa

Il premier Renzi ha fatto dell’Africa la meta di ben tre viaggi negli ultimi due anni, fatto mai accaduto in 70 anni di storia repubblicana. Nel 2014, il Presidente del Consiglio aveva infatti visitato Angola, Mozambico e Congo-Brazzaville: i primi due Paesi sono importanti attori in Africa Meridionale e se le riserve petrolifere in Angola sono ben note, il Mozambico è entrato recentemente nel mercato del gas naturale. Non a caso, l’ENI è una presenza costante al fianco del governo in questo approfondimento delle relazioni con il Continente.

Il 2015 ha visto invece Renzi dare priorità all’Africa Orientale, una delle aree economicamente più dinamiche del Continente, con una visita in Etiopia e Kenya, i principali mercati regionali. Infine, pochi mesi fa, il governo ha scelto di approfondire i legami con alcuni Paesi dell’Africa Occidentale: il tour di Renzi prevedeva tappe in Nigeria, Ghana e Senegal. La Nigeria è oggi la prima economia africana (almeno per quanto riguarda la misura del PIL) e con il nuovo Presidente Muhammadu Buhari si sta impegnando concretamente nella lotta contro Boko Haram. Il Ghana ha conosciuto alcune difficoltà economiche, ma rimane uno dei Paesi più attrattivi della regione, mentre il Senegal è uno degli Stati con le relazioni più consolidate con Roma, grazie anche alla folta comunità senegalese in Italia.

Le visite di Renzi, e gli accordi stretti, coprono le principali regioni dell’Africa (Meridionale, Orientale, Occidentale) rendendo evidente sia la volontà di instaurare legami comprensivi con il Continente (si veda anche la presenza dell’Unione Africana alla Conferenza di Roma), sia quella di superare una consolidata politica di relazioni con il Nord Africa, che però metteva in secondo piano le aree a sud del Sahara. Questo quadro comprensivo è stato completato anche dalla visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Etiopia e Camerun.

Convincere l’Europa sulle migrazioni

Sebbene il governo rivendichi prontamente la necessità di valorizzare i fondi per lo sviluppo, anche in virtù dell’approvazione lo scorso agosto di una nuova legge sulla cooperazione che prevede una più stretta collaborazione con il settore privato e la diaspora, la svolta verso l’Africa prevede anche interessi nazionali nemmeno troppo celati.

Innanzitutto, il governo è convinto che un fenomeno strutturale come quello migratorio che sta investendo l’Italia e l’Europa non possa essere affrontato senza un’effettiva collaborazione con i Paesi africani di origine e transito di molti flussi. Va in questa direzione la decisa presenza italiana al vertice de La Valletta e la proposta del Migration Compact, che intende proporre una soluzione strutturale alla crisi, rispetto a soluzioni estemporanee e discutibili come l’accordo con la Turchia (appoggiato comunque dal governo Renzi).

Il rafforzamento della presenza diplomatica in Africa però giova anche alla posizione europea dell’Italia, che si attende un maggior riconoscimento dai partner proprio grazie a contributi come il Compact. Convincere i Paesi africani della bontà di queste proposte non basterà però a portare dalla propria parte la Germania e altri Stati europei, a dir poco scettici su molti aspetti, a partire dagli eurobond per finanziarie le politiche migratorie.

Crescita economica, sostenibilità e sviluppo, lotta al terrorismo, regolazione dei flussi migratori: l’Africa è una nuova priorità italiana, ma fin dal Consiglio Europeo di giugno sarà necessario convincere l’UE a fare propria questa nuova prospettiva.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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