martedì , 18 dicembre 2018
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L’UE rilancia EUPOL COPPS nei Territori Palestinesi

Proprio nei giorni in cui il vortice di violenza tra palestinesi e israeliani ha iniziato a superare il punto di non ritorno, tanto da invocare lo spettro di una ‘terza intifada’, il Consiglio dell’Unione Europea ha stabilito di prolungare per un altro anno, fino al 30 giugno 2015, la missione di polizia denominata EUPOL COPPS operante nei Territori Palestinesi Occupati (OPT). Mercoledì 9 luglio, mentre il bollettino proveniente dagli OPT riportava un numero di 41 vittime al termine del primo giorno dell’operazione lanciata da Tel Aviv battezzata col nome di “Protective Edge”(al momento il conto è salito ad un numero superiore alle 200 unità), l’UE stabiliva di rinnovare il proprio impegno a Gaza e in Cisgiordania nel quadro di un’operazione di polizia stabilita nel novembre 2005 e avviata nel gennaio 2006.

Terminato l’ultimo mandato il 30 giugno 2014, EUPOL COPPS è un’operazione civile inserita nel quadro della PESC, che opera da 9 anni al fine di assistere le autorità locali nello sviluppo di un corpo di polizia civile, formare e coadiuvare tale corpo, fornire consulenza nel settore del diritto penale e coordinare l’assistenza fornita dai singoli Paesi membri e, se richiesto, da altri attori internazionali.

Dopo la prima intifada conclusasi con gli Accordi di Oslo del 1993, nei Territori Palestinesi Occupati sono accorse diverse forze internazionali per ripristinare le condizioni minime di sicurezza e permettere il controllo dell’Autorità Palestinese (PA) nell’area. Lo scoppio della seconda intifada con gli scontri tra i palestinesi ed israeliani e tra i palestinesi stessi ha interrotto questo processo e ha distrutto le nascenti istituzioni di sicurezza. Per risolvere il conflitto israelo-palestinese, il Quartetto per il Medio Oriente composto da USA, UE, Russia e ONU ha così imposto una roadmap da seguire che, come gli attuali avvenimenti dimostrano, non ha comunque sortito alcun effetto.

Ad EUPOL COPPS è stata affiancata anche la missione EUBAM Rafah (anch’essa prolungata fino al 30 giugno 2015), che è volta a fornire la presenza di una parte terza al Valico di Rafah, una frontiera delicata, che coinvolge direttamente anche l’Egitto nello sforzo internazionale finalizzato alla risoluzione delle ostilità. Uno sforzo, quello egiziano, confermato anche dal tentativo di stabilire una tregua ai nuovi scontri proprio di questi giorni. EUBAM Rafah si occupa inoltre di monitorare, verificare e valutare le performance dell’Autorità Palestinese nel rispetto degli accordi conclusi con Israele in merito al controllo del Valico di Rafah e fornire assistenza all’Autorità Palestinese al fine di farle sviluppare competenze doganali per la gestione amministrativa della frontiera. Una problematica comune alle diverse missioni internazionali presenti nell’area consiste nella difficoltà di operare in un ambiente dove persiste lo scontro tra le autorità israeliane, l’Autorità Palestinese e le diverse fazioni estremiste dislocate soprattutto all’interno della Striscia di Gaza.

EUPOL COPPS è stata avviata con un mandato della durata iniziale di tre anni, che è stato più volte esteso. Per l’avvio della missione è stato importante il consenso di Israele, seppur non vi sia stato alcun accordo formale tra l’UE e Tel Aviv. La missione si compone di circa 40 uomini e ad oggi è costata circa 40 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 9,8 milioni stanziati con quest’ultimo rinnovo. Nonostante il rinnovo di EUPOL COPPS ed EUBAM Rafah, la situazione nell’area resta critica: la tregua cercata dall’Egitto e avviata martedì 15 luglio è saltata poche ore dopo il suo inizio e in Israele si è registrata la prima vittima civile, quindi Tel Aviv ha avvertito 100.000 palestinesi della Striscia di Gaza di lasciare le proprie abitazioni.

La strada è tutta in salita e perchè si possa giungere ad una de-escalation occorrerà lo sforzo politico non solo delle parti coinvolte, bensì dell’intera comunità internazionale. A cominciare proprio dall’UE che, con la nomina del nuovo Alto Rappresentante (rimandata tuttavia dopo il Consiglio Europeo di mercoledì), avrà tutte le opportunità per compiere un salto di qualità come security-provider e superare quantomeno la propria incoerenza per quanto riguarda la propria posizione nel delicato contesto del conflitto israelo-palestinese.

In foto scene di distruzione a Rafah (Foto: rafahkid – www.flickr.com, 2008)

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L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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