mercoledì , 19 dicembre 2018
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Photo © U.S. Army Europe, 2017, www.flickr.com

Putin e Netanyahu, prove di disgelo

Lo scorso settembre, i rapporti tra Mosca e Tel-Aviv erano peggiorati a seguito dell’abbattimento di un velivolo russo da parte della contraerea siriana. Quest’ultima, responsabile materiale del fatto, avrebbe però attaccato l’Il-20 per errore, nel tentativo di colpire le forze israeliane. Pur avendo cercato di svincolarsi, Israele non è riuscita a sfuggire all’ira di Putin

Russia e Israele in Siria

La guerra siriana, scoccata in seguito alle agitazioni popolari e pro-democratiche del 2011, ha da tempo visto la compresenza di velivoli israeliani e russi all’interno dello spazio aereo siriano. Mosca, infatti, è uno dei principali sponsor del volto ufficiale del potere, incarnato da Assad, insieme all’Iran. Tel-Aviv è subentrata non per fortificare le ragioni dell’una o l’altra fazione (Assad e i ribelli), bensì per evitare l’asserragliamento degli iraniani nel territorio di Damasco. Si parla, al riguardo, di “military entrenchment”.

Lo scontro tra gli interessi di Putin e Netanyahu non è mai stato quindi diretto, ma conseguenza obbligata delle rispettive mire in Medioriente. La Russia sostiene il lato istituzionale del potere siriano, Israele vuole impedire ad uno degli alleati russi (almeno nella zona) di aumentare la sua influenza. Tra le due parti esiste un patto di mutua non-aggressione, o “deconfliction”, che si temeva sarebbe stato messo a dura prova proprio dall’incidente.

Il culmine, la moderazione

La situazione ha raggiunto il culmine con la decisione del Cremlino di inviare in supporto agli alleati schierati in Siria i sistemi di difesa aerea “S-300”, in grado di rendere particolarmente temibile la contro-offensiva siriana. In questo quadro, l’incontro dei giorni scorsi, il primo dopo la caduta dell’Il-20, sembra introdurre una ventata di moderazione. Un affievolirsi delle tensioni che non deve sorprendere: né Putin né Netanyahu trarrebbero giovamento da un aumento della tensione, che anzi contribuirebbe a complicare ulteriormente le rispettive azioni sul suolo e nei cieli siriani.

A margine dell’incontro, svoltosi a Parigi l’11 novembre, in occasione dell’anniversario della fine della Grande Guerra, Netanyahu ha definito l’inatteso vertice “very good”, “to the point” e “very important”. Pur non avendo descritto con più precisione il contenuto della conversazione con Putin, il commento consente di sperare in un disgelo. Se però questo disgelo sarà reale o resterà un buon proposito per l’anno nuovo, lo si potrà scoprire solo con l’evolversi delle rispettive condotte in Siria.

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L' Autore - Roberta Bendinelli

Laureata con lode in giurisprudenza all'Università di Sassari, ho conseguito un LL.M. in diritto dell'Unione europea all'Université Libre de Bruxelles, con "grande distinction", specializzandomi in diritto europeo dell'immigrazione. Ho lavorato a Madrid, in Lussemburgo e a Bruxelles.

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