mercoledì , 20 giugno 2018
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Macedonia
Il premier macedone Nicola Gruevski © European People'Party - www.flickr.com, 2013

Elezioni in Macedonia fra effetto Trump e incertezza

A Skopje sembra essere ormai giunta l’ora delle elezioni politiche. Finalmente, perché erano state già fissate per aprile, poi per giugno, fino ad essere rimandate all’11 dicembre. Il clima che si respira nel Paese è di tensione e grande incertezza. Tensione fra i partiti politici, ma anche fra le “anime” della Macedonia: quella albanese e quella macedone. Incertezza perché, nonostante i molti sondaggi, nessun risultato elettorale precedente è mai stato così dubbio. Da una parte, il partito dominante attaccato dai recenti scandali, dall’altra un’opposizione incapace di parlare di progetti reali ad un Paese in crisi.

Da giugno ad oggi, cosa è cambiato?

Il giorno prima dell’inizio della campagna elettorale, il 20 novembre, tutti i partiti politici si sono impegnati a firmare un codice per una campagna leale e democratica, fatto che sembrava impossibile a giugno, e tanto meno ad aprile. Inoltre, da agosto ad oggi la Macedonia è stata guidata da un governo di transizione, grazie alla faticosa collaborazione fra il partito dell’ex premier Nikola Gruevski, VMRO, e il principale partito dell’opposizione di Zoran Zaev, SDSM.

Anche il problema delle liste elettorali fittizie è stato in parte risolto: infatti la Commissione elettorale ha controllato i nominativi eliminando i falsi e segnalandone 39.000 come sospetti. Nel caso una persona risulti erroneamente tra i sospetti, potrà votare solo dopo aver confermato la propria identità.

Informazione e campagna elettorale in Macedonia

Nonostante il clima politico sia leggermente migliorato, non tutti i problemi che avevano impedito le elezioni di giugno sono stati risolti: primo fra tutti quello dell’informazione. I media macedoni sono purtroppo economicamente dipendenti dai partiti politici e di conseguenza ne sono notevolmente influenzati. Sono totalmente assenti mezzi d’informazione indipendenti e autorevoli, e quindi anche la campagna elettorale ne risentirà.

In verità il governo di transizione ha tentato di porre rimedio al problema, nominando la giornalista e scrittrice Santa Argirova come direttrice del servizio pubblico fino al termine delle votazioni. Argirova da anni sostiene la necessità di un’informazione libera ed autonoma e, anche se ha dichiarato che durante questo breve incarico non potrà cambiare quanto vorrebbe il servizio pubblico, si impegnerà affinché tutte le fasce della popolazione, anche le più svantaggiate, abbiano spazio e siano ascoltate.

Nel frattempo, VMRO ha presentato Johan Tarculovski come uno dei candidati per le elezioni di dicembre, creando non poche discussioni. Tarculovski è infatti stato condannato per crimini di guerra contro macedoni-albanesi e ha scontato otto anni in prigione. Nel 2013, quando è stato rilasciato, Nikola Gruevski lo ha accolto come un eroe, dichiarando pubblicamente che lo considerava come “un grande patriota”. Sicuramente è una scelta che rischia di far scoppiare nuove tensioni fra la minoranza albanese e il resto della popolazione, tensione che già preoccupa Unione Europea e Stati Uniti.

L’effetto Trump in Macedonia

In Macedonia Trump e la sua campagna elettorale hanno avuto particolari effetti nel Paese. Mentre in Europa si teme che Trump crei una nuova ondata di movimenti populisti, in Macedonia gli effetti sono stati ben diversi e originali. La politica locale non ha subito influenze, ma altri hanno pensato di trarre vantaggio dall’accesa campagna elettorale americana: i giovani. Numerosi hanno aperto siti d’informazione in lingua inglese in cui pubblicare notizie su Clinton e Trump, notizie false. Il meccanismo è semplice: più il sito viene visitato e più gli articoli vengono condivisi, più si guadagna. Ecco allora il fiorire di notizie false, create ad hoc solo per attirare l’attenzione: la maggioranza attaccavano ingiustamente la Clinton. Nonostante alcuni siano convinti che i siti macedoni siano stati in grado di influenzare profondamente il voto americano, non c’è alcuna evidenza a riguardo. È comunque interessante notare in che modo i ragazzi di un Paese politicamente in crisi siano stati in grado di sfruttare la politica di un Paese straniero a proprio vantaggio.

Un nuovo rinvio delle elezioni?

Anche se l’11 dicembre è ormai vicino, c’è ancora una remota possibilità che le elezioni vengano rinviate: il giudizio della corte costituzionale. Un partito albanese privo attualmente di seggi al Parlamento contesta la legalità delle elezioni a causa dei distretti elettorali. Infatti, uno dei sei distretti in cui è diviso il Paese supera il numero medio degli elettori per distretto. Si tratta di una questione che era già stata sollevata nelle precedenti elezioni, ma mai risolta e, potenzialmente in grado di invalidare o bloccare le prossime votazioni.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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