lunedì , 24 settembre 2018
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Siria
Propaganda di Assad prima della guerra © watchsmart - www.flickr.com, 2007

Siria, Commissione ONU cerca i criminali di guerra

Alcuni giorni fa la Commissione d’inchiesta istituita delle Nazioni Unite sulla Siria ha pubblicato l’ultimo aggiornamento circa l’emergenza umanitaria che ormai da 5 anni ha colpito il Paese di Bashar al-Assad. La Commissione, istituita nel 2011, ha il compito di indagare le numerosi violazioni dei diritti umani e soprattutto i casi che potrebbero rappresentare crimini contro l’umanità. Stando al recente aggiornamento, nonché ai precedenti 9 rapporti elaborati nell’arco di 5 anni di attività, la situazione in Siria non sembra migliorare e la guerra non dà alcun segno di indebolimento.

È oramai divenuto un conflitto dove tutti i belligeranti subiscono vittorie e sconfitte allo stesso momento, dando la falsa impressione che un imminente evento possa far cambiare l’equilibrio a favore di una delle parti in guerra.

La situazione militare in Siria

Da un punto di vista puramente militare, sono iniziati nuovamente gli scontri nei governatorati di Idlib, Homs e Hasakan, e in particolar modo nelle città di Iblid e Palmira. Quest’ultima, in particolare, si sta rivelando di grande interesse strategico, poiché il pieno controllo da parte delle forze dell’ISIS potrebbe rompere l’asse di Assad con le forze militari posizionate ad est della Siria.

In un tale contesto, il governo siriano, oltre a consolidare le posizioni difensive attorno a Damasco, Homs e alle zone costiere, stenta ad estendere in modo massiccio le proprie operazioni oltre tale area: verrebbe da chiedersi se il governo di Assad non stia gradualmente puntando ad una soluzione a due Stati, esito che potrebbe trovare una qualche sistemazione diplomatica, ma certamente non il benestare dello Stato Islamico.

Al nord, invece, le ultime notizie sembrano confermare un rafforzamento delle posizioni curde: i combattenti curdi sono riusciti a riprendere la quasi totalità di Kobane e stanno estendendo il loro controllo anche sull’area attorno al monte Abdulaziz, con l’obiettivo finale di escludere gradualmente le forze dello Stato Islamico dai valichi di frontiera con la Turchia.

La situazione umanitaria

Per quanto concerne la “situazione umanitaria”, tutte le forze in campo non hanno il benché minimo rispetto per le regole basiche di diritto internazionale dei conflitti armati. Da un lato proseguono i bombardamenti indiscriminati da parte delle forze di Assad le quali colpiscono – anche con l’uso delle note barrel bomb – anche obiettivi civili come zone residenziali, mercati e stazioni degli autobus. Inoltre, le forze governative attaccano sistematicamente ospedali, ambulanze ed unità mediche.

Secondo quanto riportato dalla Commissione d’inchiesta, tali bombardamenti rientrano in una generale strategia militare volta a rendere impossibile la vita dei civili nei territori occupati, così da costringerli a muoversi verso le zone controllate dal governo e svuotare la legittimazione delle forze ribelli. Tale strategia, sottolinea ancora la Commissione, ha oramai raggiunto livelli di violenza e assenza di scrupoli tali da poter facilmente etichettare questi atti come crimini di guerra.

D’altra parte, le forze ribelli, tra cui Al-Nusra, ISIS e altri gruppi armati, continuano a colpire i civili che abitano nell’area controllata dal governo (compresi alcuni siti del centro di Damasco e Latakia), usando mortai, proiettili di artiglieria e razzi artigianali costruiti con le bombole domestiche del gas. 

La lista dei responsabili

In una tale situazione parlare di “accountability” ha ben poco senso. Tuttavia, alcuni mesi fa, la Commissione d’inchiesta aveva diffuso la notizia di stare predisponnendo una lista dei possibili responsabili dei crimini internazionali commessi in Siria. Le maggiori ONG di tutto il mondo attendono impazienti la pubblicazione di questo documento, che ancora rimane nelle mani dei funzionari delle Nazioni Unite (NU).

Tuttavia, non è da escludere che la lista sia stata condivisa con la Corte Penale Internazionale (CPI) o altre istituzioni o governi che potrebbero cominciare a lavorarci sopra in vista di quello che accadrà quando il conflitto finirà: sì, perché anche questa guerra – come tutte quelle che l’hanno preceduta – prima o poi finirà e inizierà un processo lungo e complesso che avrà l’obiettivo di individuare e giudicare coloro che si sono resi responsabili dei gravi crimini commessi in Siria.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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