domenica , 25 febbraio 2018
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Libia: ribelli della Cirenaica riaprono terminal ma non fermano la lotta

Che in Libia la situazione sia lontana dalla normalità è ormai risaputo. Meno noto è invece ciò che accade in Cirenaica, territorio da cui ancora una volta provengono le minacce alla stabilità ed allo status quo libico del post-Gheddafi. Questo malgrado la situazione relativa ai terminal petroliferi sembri sul punto di sbloccarsi. L’8 aprile infatti la Farnesina ha rilasciato, con i governi di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, una dichiarazione congiunta in cui si complimenta con il governo libico per l’accordo raggiunto con alcune milizie ribelli in merito ad alcuni impianti petroliferi della Cirenaica ancora tenuti sotto sequestro.

Voci vicine alle milizie ribelli hanno infatti già fatto trapelare alcune indiscrezioni in merito alla riapertura dei terminal petroliferi di Zueitina e Hariga, non facendo alcun riferimento però a quelli di Es Sider e di Ras Lanuf probabilmente al centro di una trattativa parallela ancora in corso. L’accordo sui terminal di Zueitina e Hariga aiuterà il governo libico ad aumentare di circa 100.000 barili al giorno la produzione complessiva di greggio. Qualora dovesse essere raggiunto un compromesso anche su Es Sider e di Ras Lanuf, terminal più grandi, la produzione potrebbe avvicinarsi nuovamente agli standard dell’epoca del Raìs, dando nuova linfa alle casse del governo di Tripoli.

In numeri, la produzione prima dell’accordo raggiungeva i 250.000 barili al giorno. Con la riapertura di Zueitina e Hariga dovrebbe raggiungere i 350.000 ed attestarsi intorno al milione e mezzo di barili, una volta conclusa anche la trattativa per Es Sider e Ras Lanuf. La riapertura dei pozzi avrà un’evidente ricaduta positiva non solo per le entrate della Libia, ma anche per l’Italia e gli altri Paesi europei che potranno così ravvivare i rapporti commerciali con Tripoli.

A sbloccare la situazione relativa ai pozzi petroliferi sembra sia stata la cattura da parte dei marines statunitensi di una petroliera battente bandiera nordcoreana che trasportava greggio illegalmente venduto dalle milizie ribelli. Proprio della vendita del petrolio all’estero le milizie avevano fatto il mezzo ideale per finanziare la lotta per l’indipendenza della Cirenaica. La cattura della “Morning Glory” potrebbe invece aver abbattuto le speranze dei ribelli, spingendoli a trattare con il governo. Il governo stesso, dal canto suo, per dimostrare la propria volontà di raggiungere un accordo, ha rilasciato i tre miliziani catturati a bordo della petroliera.

Non mancano però le informazioni in controtendenza. Il quotidiano libico Quryna ha infatti di recente affermato che “la città di Derna è ormai in mano alle milizie islamiche di Ansar al Sharia, che venerdì 4 aprile hanno dato vita ad una parata militare. La popolazione locale ha paura, ma le istituzioni sono assenti ed il governo tace”. Ansar al Sharia (letteralmente “sostenitori della legge islamica”), a differenza di Al-Qaeda a cui è affiliata, non sembra essere un network che condivide un’unità di comando centralizzata, bensì un insieme di cellule locali accomunate dalla volontà di imporre localmente la sharia. La fazione di Derna non sembrerebbe quindi in grado di mantenere il controllo sulla città, in caso di intervento armato delle forze governative.

Dalla caduta di Muammar Gheddafi (2011) ad oggi tuttavia, per ben tre volte i miliziani hanno organizzato una parata militare a Derna, senza che il governo libico si sia dimostrato in grado di reagire. Il precedente governo guidato da Ali Zeidan aveva più volte minacciato l’invio di forze di sicurezza a Derna per riprendere il controllo del territorio. Proclami rimasti però, senza un’evidente ragione, lettera morta. E Derna, insieme alla vicina Bengasi, continua ad essere da mesi teatro di numerosi omicidi di ufficiali governativi, stranieri, avversari politici e dissidenti.

La situazione sembra quindi essere lontana dalla normalità. Gli avvenimenti di Derna gettano ancora ombre sulle reali capacità libiche di dare attuazione ai programmi di disarmo, smobilitazione e reintegro delle milizie che hanno preso parte al regime-change (programmi DDR) ed avviare una riforma del settore sicurezza (SSR). L’ipotesi di un nuovo intervento della comunità internazionale, magari a guida UE con una missione PSDC, sembra ancora una volta essere l’unica soluzione per dare attuazione ai programmi DDR e SSR e riportare la Libia verso una situazione di normalità.

Photo ©  Antony Stanley, Wikimedia Commons

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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