mercoledì , 21 novembre 2018
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Photo @ watchsmart, 2007, www.flickr.com

Cecenia: lo scontato trionfo di Kadyrov

Lo scorso 18 settembre il popolo ceceno è stato chiamato alle urne per eleggere sia il proprio Presidente che i propri rappresentanti presso la Duma in VII convocazione, ovvero per la settima legislatura dalla caduta dell’URSS. Nel 2007 era stato Putin a nominare Ramzan Kadyrov Presidente della Repubblica di Cecenia. Adesso, invece, è stato eletto con il 97.94% dei voti.

Vittoria indiscussa?

Una vittoria schiacciante, ma sicuramente non inaspettata. ONG come Human Rights Watch hanno da subito messo in discussione la regolarità del voto condannato la repressione dell’opposizione. Le elezioni sono state anche monitorate da una missione dell’OSCE, il cui capo missione ha espresso forti perplessità circa i risultati, sottolineando che i media si trovano sotto il controllo quasi totale di Kadyrov.

Incurante delle critiche, invece, Kadyrov ha briosamente festeggiato la preannunciata vittoria nel suo villaggio natale, Tsentarov, presentandosi con un’armatura medievale composta da scudo, spada e lancia. Non è la prima volta che il leader ceceno fa parlare di sé per il suo operato politico, scandito sia da abusi macroscopici dei diritti umani che dai suoi atteggiamenti bizzarri in pubblico.

Kadyrov e Putin

La figura di Kadyrov rappresenta uno dei punti più controversi della politica di Putin, visto anche il rafforzamento della posizione del plenipotenziario ceceno dal 2004 ad oggi. Dopo la morte del padre, Akhmad Khaji Kadyrov, avvenuta il 9 maggio 2004, Kadyrov divenne vice Primo Ministro, poi reggente, fino ad essere nominato Presidente della Repubblica Cecena dallo stesso Putin.

In questo periodo, Grozny e la Cecenia tutta sembrerebbero cambiate rispetto ai cumuli di macerie lasciati dalla Seconda guerra cecena. Il Cremlino ha infatti riservato a Kadyrov e alle sue forze di sicurezza una forte autonomia decisionale. Kadyrov si serve infatti, tra gli altri strumenti, di un vero e proprio esercito personale che risponde solo ai suoi ordini, la cosiddetta Kadyrovtsy, formata da circa 3000 uomini, per mantenere l’ordine interno.

Repressione

Negli anni questa milizia è stata accusata di aver compiuto azioni repressive di grande violenza e crudeltà. Varie sono le associazioni per la tutela dei diritti umani che sostengono che circa il 70% degli abusi sulla popolazione cecena siano compiuti da queste squadre armate. Molti infine casi sono finiti all’attenzione della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Alcune fonti sostengono che da tale milizia provengano gli esecutori materiali di alcuni illustri delitti politici attribuiti sia a Putin che al suo braccio destro Kadyrov. Si tratterebbe, tra i vari, degli assassini della nota giornalista di Novaya Gazeta, Anna Politkovskaya, e del rappresentante del Partito SRS, Boris Nemtsov.

Più di recente la stessa sorte sembra essere toccata a Ruslan Martagov, voce critica del giornalismo ceceno. Autore di numerose inchieste e noto politologo, è sparito nel nulla qualche giorno prima delle elezioni. Per ricostruire un giallo che fa presagire un nuovo luttuoso episodio della strage di giornalisti in Cecenia, si può prendere in considerazione la sua attività professionale: il 66enne criticava senza riserva la politica del leader ceceno.

Forse Kadyrov in armatura medievale, rappresenta appieno i “costumi” del suo operato politico: ancora per qualche anno torture, sparizioni, uccisioni indiscriminate e processi farsa continueranno a rappresentare la quotidianità a Grozny e dintorni. Dopo due conflitti per l’indipendenza, queste violazioni dei diritti umani altro non sono che un’altra guerra, che si combatte però a riflettori spenti e tra l’indifferenza di molti.

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L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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