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Giappone
L'incontro fra Renzi e Abe a Palazzo Vecchio, Firenze © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2016

Abe in Europa, il Giappone si muove in vista del G7

Difficile non trovare similitudini fra il caso europeo e quello giapponese. Entrambe le realtà pagano il contingente ritirarsi degli Stati Uniti e la progressiva fine post Guerra Fredda delle garanzie militari assicurate dal vicino d’Oltreoceano. Come l’Italia, in particolare, il Giappone ha posto limiti costituzionali all’uso della guerra come strumento di politica attiva internazionale, come l’Italia esso sconta dagli anni Novanta una lunga crisi d’identità che si riflette non solo a livello economico, ma anche sullo scacchiere internazionale. É dunque proprio alla capacità di far frontea tale situazione che gli attuali Primi Ministri dei due Paesi, Shinzo Abe per il Giappone e Matteo Renzi per l’Italia, devono molto della loro legittimità politica.

Anche per tale motivo, nell’incontro svoltosi il 2 maggio a Firenze a Palazzo Vecchio, fra i due premier vi è stata una certa intesa.  Tale colloquio può poi essere inquadrato considerandolo come tappa in un tour che il Primo Ministro giapponese ha compiuto in questi giorni nelle principali città europee, in vista soprattutto del prossimo incontro del G7, che si terrà il 26 e 27 maggio a Ise-Shima.

Le Frecce scarseggiano

Argomento principale è la politica fiscale, freccia, tra le tre inserite nella faretra della cosiddetta Abenomics, su cui Abe sembra voler puntare di più negli ultimi mesi. D’altra parte la politica monetaria sembra essere in via di esaurimento e la politica strutturale stenta a colpire il bersaglio o, addirittura, ad essere lanciata. In particolare il Primo Ministro sarebbe deciso a rinunciare a un ulteriore aumento dell’IVA dall’8% al 10%, in ragione del fatto che la crescita giapponese sta tendendo nuovamente allo zero, a causa degli scarsi consumi, che lo yen si sta apprezzando rispetto al dollaro e che lo spettro della deflazione è presente più che mai.

Nuova è forse la premura con cui il Giappone vuole attuare queste politiche come attore economico consapevole del proprio ruolo e peso nell’economia internazionale. Abe si inserirebbe, quindi, nel dibattito teorico riguardante la necessità di politiche fiscali espansive in un contesto di trappola di liquidità. In tal senso ha invitato nei mesi precedenti Stiglitz e Krugman, economisti, nobel e paladini anti austerity. Parallelamente sembrerebbe prendere posizione nel dibattito politico interno all’Eurozona promuovendo, in vista del G7, ua clima di apertura generale verso tali politiche espansive, in controtendenza rispetto alla Germania. L’abbassamento del prezzo del petrolio e il rallentamento del dragone cinese imporrebbero infatti di far fronte a livello internazionale al raffreddamento dell’economia globale.

Un ritrovato attivismo del Giappone?

In un contesto più generale tale incontro confermerebbe il ritrovato slancio giapponese verso la dimensione internazionale e la volontà di proiettarsi politicamente in proporzione al proprio peso economico. Questo avverrebbe attraverso la responsabilità di una potenza matura, consapevole portavoce di un liberalismo internazionale sul piano economico e di un modello di sviluppo sostenibile in ambito ambientale, energetico e, pure, geopolitico. Per fare ciò, Tokyo ha rafforzato le proprie posizioni diplomatiche con gran parte delle nazioni che si affacciano sul Pacifico, dalla Corea del Sud e Taiwan al Sud Est Asiatico, cercando di costruire un vero e proprio sistema o disegno diplomatico nella regione Storica rivale rimarrebbe la Cina, altra grande potenza economica e culturale dell’area, in una sfida che si misura nel rispettivo alternarsi di successi economici e diplomatici nel contendersi i rapporti con l’Occidente, ma che ora rischia di sfociare in tensione armata.

Successo o no dell’Abenomics, così come dell’attivismo in Asia, il Giappone rimane un interlocutore fondamentale per il prossimo G7, data anche la rilevanza del suo PIL, terzo al mondo, e del debito pubblico, che, pur contenuto entro i confini nazionali, mantiene il suo primato mondiale. A livello internazionale, infine, la corsa al Pacifico fra un’America, in testa con il Partenariato Traspacifico, e un’Europa che la insegue, rende il Giappone una potenza centrale nel gestire rapporti  e rivalità fra Asia e America e la distribuzione del potere fra gli attori dell’area.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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