mercoledì , 19 dicembre 2018
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FYROM: castrazione chimica e gogna mediatica per combattere la pedofilia

Su proposta del governo conservatore del premier Nikola Gruevski, il parlamento di Skopje ha approvato nelle settimane scorse nuove drastiche misure nella lotta contro i reati sessuali nei confronti dei minori. La FYROM (Former Yugoslavia Republic of Macedonia) è il primo Paese dei Balcani ad aver introdotto un provvedimento di questa portata. Nel mondo invece, ed anche in Europa, sono tanti i precursori: Corea del Sud, Danimarca, Repubblica Ceca, Polonia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Moldavia.

Pene molto più pesanti per i pedofili condannati in prima istanza, ed introduzione della castrazione chimica per i recidivi. Le nuove condanne prevedono un minimo di 20 anni di reclusione per chi abusa di minori di 14 anni, ma nei casi più gravi si arriva fino a 40 anni di carcere. Nel caso di recidiva viene introdotta per i condannati la castrazione chimica obbligatoria, discusso trattamento ormonale che attraverso l’uso di farmaci ad hoc, inibisce la libido. E’ previsto, inoltre, che le forze dell’ordine sorveglino più da vicino i sospettati di pedofilia, soprattutto i loro movimenti nei pressi di scuole, parchi e in tutti i luoghi tradizionali in cui si riuniscono i bambini.

Il provvedimento è scaturito dopo lunghi dibattiti istituzionali durante i quali sono emersi dei dati allarmanti in merito all’elevato numero di episodi di pedofilia: dal 2004 al 2009 sono stati 235 i casi denunciati ed accertati dalle forze dell’ordine. Un altro provvedimento, di natura mediatica, riguarda la pubblicazione dei nomi, cognomi, indirizzi e persino dettagli della pena delle persone accusate di pedofilia all’interno di una lista, pubblicamente consultabile tramite un indirizzo web (registarnapedofili.mk).

Un atto discutibile, dal momento che viola su più fronti quella che dovrebbe essere la privacy dei cittadini, ancorché si parli di cittadini per cui è stato accertato un crimine infamante. Le parole del Ministro macedone per le Politiche Sociali, Dime Spasov, non accennano a preoccupazioni di tal genere: ”Il nostro scopo è quello di proteggere i bambini, stigmatizzando questi mostri”. Ciò non toglie che l’anno scorso, la Corte Costituzionale macedone aveva bocciato questo provvedimento.

L’impunità per un reato di tal portata non è ammissibile. Lo dimostra il durissimo colpo di scure inferto ai pedofili dal Parlamento macedone. Rimane tuttavia aperta per molti la questione del mancato rispetto di alcuni dei diritti dei rei. La decisione di introdurre la castrazione chimica ha suscitato aspre reazioni soprattutto da parte di alcune NGOs, che pur condividendo il sostegno alla lotta contro la pedofilia, hanno manifestato il loro scetticismo, dovuto anche al fatto che le nuove sanzioni penali siano state approvate senza il benché minino dibattito pubblico.

Nell’immagine, il Parlamento macedone, a Skopije (photo: Wikimedia Commons).

Inoltre, parlando dei diritti dei condannati, senza tener conto dei danni permanenti provocati dalla castrazione chimica. In altri Paesi il trattamento avviene solo con il consenso del condannato, in Macedonia la castrazione avverrebbe in modo automatico e forzato, violando così alcuni principi generali del diritto penale. A respingere queste polemiche è ancora una volta il Ministro Spasov che, senza esitazione, ha affermato: “se questa mossa salverà la vita anche di un solo bambino, avrà centrato l’obiettivo”.

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L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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